Rapsodia per un mago ladro - Terza parte

"Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
L'altro inverno, più sordo della mente di un fanciullo,
Io corsi! (...)
La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare.
Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti."
        (A. Rimbaud, Il battello ebbro)


Dal momento in cui Adrian aveva scoperto i poteri nascosti di Krishdar era nata in lui una nuova consapevolezza degli insegnamenti del suo maestro Gwayris. Molti dei suoi detti, che ai tempi dell'apprendistato gli erano sembrati oscuri, gli si presentavano adesso sotto una luce diversa; alcuni si erano chiariti al suo studio. Dal rientro da quella missione Adrian aveva ripreso le vecchie pergamene che Gwayris gli aveva lasciato come oggetto di meditazione e si era gettato nel loro esame con rinnovato vigore. Il seme che il vecchio maestro d'armi aveva piantato in lui era maturato mentre Adrian viveva e raccoglieva esperienza dal mondo, ed ora si schiudeva alla nuova coscienza con le sue nuove abilità. Gli insegnamenti non erano solo mirati alla magia, ma comportavano il perseguimento di una condizione d'esistenza più elevata, di un diverso stato di coscienza del cosmo e dei suoi nessi invisibili: le arti magiche erano solo un portato della crescita interiore, il riflesso esterno della fiamma dell'atanor.
Dalle antiche carte Adrian aveva ricavato i testi celati di alcuni incantesimi e la nuova forza che scorreva in lui l'aveva riempito d'entusiasmo e di volontà di andare avanti. Anche per questo, oltre alla chiara sensazione che con la morte di Tyren era terminato il suo periodo a Redos, aveva deciso di sfruttare l'occasione che vedeva all'orizzonte e di ritirarsi per continuare ad approfondire l'Arte in una relativa sicurezza economica. D'altronde era scritto nei testi che solo chi non avesse preoccupazioni mondane avrebbe potuto dedicarsi alla Ricerca.
Uno degli incantesimi che Adrian aveva appreso a padroneggiare creava a fianco del mago un disco d'aria capace di trasportare carichi molto pesanti, non richiedendo da parte dell'evocatore che una blanda concentrazione. Era questo uno degli elementi fondamentali del piano di Adrian, che sarebbe stato però insufficiente alla bisogna se il Destino non avesse voluto celebrare la nascita del nuovo mago a modo suo.
Quando Adrian aveva scassinato il forziere in cui Ser Garant - come aveva rivelato il suo sventurato maggiordomo - aveva riposto i diamanti di Kandia, vi aveva trovato insieme alle gemme un astuccio da preziosi legato con un nastro rosso ad un rotolo di pergamena. L'astuccio conteneva un anello, all'apparenza affatto meritevole di tante attenzioni. Adrian l'aveva portato con sé per esaminarlo meglio, e non ne aveva fatto parola con nessuno. Aveva scoperto che la pergamena era redatta in simboli runici di magia, e quando ne aveva terminato la traduzione si era reso conto di essere in possesso di un anello magico che dava al possessore la facoltà di camminare sulle acque. Naturalmente chi lo indossasse non doveva portare con sé nulla di più pesante delle proprie vesti e le proprie armi. Era stato a quel punto che il piano si era presentato alla sua mente, netto e preciso come se qualcuno lo avesse stilato per poi sottoporglielo.

* * *


Il fiordo di Redos si apriva sull'Oceano nel cuore di una costa ripida e scoscesa che non offriva altre possibilità d'approdo per miglia e miglia, a Nord e a Sud. A complicarne ancor più i lineamenti, una miriade di scogli ed isolotti creava un gioco intricatissimo di correnti alle falde delle scogliere, rendendo la navigazione un'impresa impegnativa ed offrendo centinaia di baie e calette riparate a chi avesse intenzione di complicare ulteriormente la vita ai capitani che percorrevano le rotte per Redos.
Le basi dei pirati erano naturalmente situate in anfratti ignoti e molto ben protetti, ma seguendo sentieri appena accennati nel labirinto delle catene costiere era possibile arrivare in luoghi da dove piccole imbarcazioni agili potevano prelevarvi e condurvi a colloquio con i capi della Pirateria. Se questi ritenevano di volervi vedere.
Nell'anno di permanenza a Redos, Adrian era entrato a far parte di quel ristretto numero di uomini che era bene conoscere per vivere tranquilli e, dopo il colpo ai danni di Ser Garant, tra gli addetti ai lavori era diventato quasi una celebrità. Ai primi giorni di Novembre aveva chiesto a messer Irulio d'Entraves qualche giorno di congedo in attesa che le acque si calmassero. Grazie al suo amico oste dell'Ancora e l'Edera era riuscito ad entrare in contatto con la Gente della Costa, del cui aiuto aveva bisogno per un progetto che gli era venuto in mente. Si recò quindi ad uno dei punti d'incontro e si imbarcò alla volta di Cala d'Oro, quartier generale di Kohendir, uno dei più influenti signori dei Pirati.
Cala d'Oro era una delle perle della pirateria dell'Oceano, il porto da cui quasi tutte le spedizioni leggendarie erano partite. Cala d'Oro era anche uno di quei luoghi che, una volta visti, ti entrano nell'anima e la infettano come una malattia, attirandoti a sé senza sosta per il resto della vita.
Sorgeva al centro di un intreccio inestricabile di scogli, canali e bracci di mare, la traversata del quale richiedeva sicuramente una grande abilità ed un'altrettanto grande memoria, in fondo ad una baia piuttosto pronunciata, dall'andamento sinuoso e dalle acque di cristallo; sembrava concepita da un pittore, per come si armonizzava con lo scenario naturale per forme e colori. Un'infinità di bandiere e stendardi garriva al vento e anche da lontano si poteva indovinare l'attività pulsare per le vie.
Appena la vide, Adrian ne fu conquistato. Sbarcato, si mosse per le strade come in un sogno, gustando ogni attimo di quell'atmosfera fatta città. Il suo stupore e la sua ammirazione dovevano essere evidenti sul suo viso anche al momento in cui fu finalmente condotto da Kohendir, in una casa appena più bella delle altre, ma intorno alla quale c'era più silenzio. L'uomo, infatti, sorrise nel vederlo, lo salutò calorosamente e lo invitò a bere qualcosa prima di affrontare argomenti più seri. Doveva avere circa quarant'anni, ma i capelli scuri erano già molto brizzolati, come d'altronde la barba che gli incorniciava il viso. Li portava lunghi alle spalle, fermati da un piccolo copricapo di cuoio poco più grande di una papalina. Era vestito in maniera sobria e non assomigliava a nessuna delle descrizioni di cui Adrian era a conoscenza. Emanava una sensazione di potere calmo, di controllo e fiducia.
"Vedo che la nostra piccola capitale ha fatto un'altra vittima. Ne sono felice, perché ho speso molte energie per renderla come l'hai vista. Ho voluto che fosse un posto che spingesse al ritorno e che rendesse più piacevole la vita a chi avesse la fortuna di abitarvi."
"È senz'altro tutto questo, Kohendir. Mi sembra di averla sempre conosciuta e, ciò nonostante, di trovarla più bella di prima. Sarà difficile andar via per sempre, dopo questo incontro."
"Rimani! Quale soluzione è più semplice di questa?"
"Ti ringrazio dell'invito. So quanti vorrebbero che venisse loro rivolto; ma la mia strada porta altrove, verso le montagne. Forse tornerò in futuro; adesso devo lasciare il mare. È per questo che sono qui. Voglio proporti un'azione combinata, in modo che il mio posto a Cala d'Oro sia già pagato, semmai dovessi venirvi ad abitare."
"Ho sentito parlare assai bene di te, Adrian, ed é per questo che ti ho voluto mio ospite. Sentiamo cos'hai di interessante per noi."
"Ti ho detto che voglio lasciare Redos. Siccome non so dove mi porterà il cammino, vorrei andarmene tranquillo, e una serie di circostanze mi spinge a ritenere che questo sia il momento giusto. La mia tranquillità dipende da Ser Irulio d'Entraves, ed appunto per questo vorrei far in modo che lui non sappia nulla delle mie intenzioni. Voglio sparire senza che qualcuno mi insegua, tanto per capirci.
In questi giorni ho la possibilità di indurre Ser Irulio ad effettuare una spedizione di preziosi del tutto straordinaria senza le solite attenzioni. Sarà su un kadvel di quelli che fanno servizio per la Flottiglia Mercantile, ma senza le insegne, e porterà buona parte delle sue ricchezze. Voi intercetterete la nave e nessuno ne saprà mai nulla, perché il messere non correrà certo il rischio di denunciarvi, dato che molto di quello che toglierete a lui, lui l'ha tolto a qualcun'altro in modo poco ortodosso. Voi però, in cambio di questa informazione, dovrete fingere di uccidermi e lasciare poi libero l'equipaggio perché lo riferisca a chi di dovere. Di me non dovrete preoccuparvi: ho un buon piano per sparire."
"La prospettiva è molto interessante, ma come potremmo, per dirti il primo problema che mi viene in mente, fingere di ucciderti facendo in modo che l'equipaggio lo sappia?"
"Bene, lascia che ti spieghi meglio..."

* * *


Quando il vascello pirata abbordò il kadvel, Adrian si era ritirato sottocoperta già da un pò per gli ultimi preparativi. Senza fare il minimo rumore aveva tratto i diamanti dal loro nascondiglio e li aveva portati nella sua cabina, l'unica del lato di babordo dotata di una piccola finestra dalla quale poter sgusciare quando fosse giunto il momento. Era poi passato a tribordo, in un locale vuoto con un piccolo oblò dove aveva già sistemato un pesante sacco. Aveva aperto l'oblò e aveva aspettato. Nel momento in cui la vedetta aveva dato l'allarme ed i pirati stavano arrembando aveva urlato fuori dalla finestrella: "Allarmi! Siamo assaliti. A me, per Ser Irulio!"
Erano proprio le parole che i pirati aspettavano. Adrian aveva sentito gridare nella nebbia: "É una nave del signore d'Entraves. C'è anche il suo braccio destro. Addosso, gente della Cala!"
Poi la voce di Kohendir: "Ho sentito parlare di te, Adrian, ma non ti temo." Uno dei suoi uomini, a questo punto, saltato per primo sul kadvel, stava impersonando Adrian, approfittando della scarsa visibilità.
Adrian pronunciò allora l'ultima battuta: "Lo vedremo. Aaaahhhh!"
Gettò il sacco in mare. Quando si sentì il tonfo nell'acqua, Kohendir gridò: "Adrian è caduto. La nave è nostra. Avanti!"
Adrian era già nella sua cabina, cercando di calmarsi abbastanza per recitare senza errori l'incantesimo di cui aveva bisogno. Ci riuscì quando i pirati già passavano a bordo del kadvel. Depose la bisaccia con i diamanti sul disco invisibile, si mise Krishdar a tracolla, si infilò al dito l'anello di cui Ser Garant gli aveva fatto così opportuno omaggio e si lasciò scivolare giù dalla finestra sulle acque scure e quasi immobili. Stette in piedi per un momento per abituarsi alla nuova sensazione, appoggiato al fianco della nave; diede un'occhiata per assicurarsi che nessuno si stesse prendendo la briga di guardare da quella parte, ma la nebbia già nascondeva il parapetto. Dopo aver tratto un profondo respiro si allontanò verso Nord senza più voltarsi indietro.

* * *


In un casolare nella regione dell'estuario dell'Acquasfranta, dall'altra parte del fiordo, lo attendevano vestiti caldi e un cavallo. Vi sarebbe arrivato all'alba; poi un lungo sonno ristoratore e nella notte la partenza. La strada che seguiva ormai da tanti anni adesso portava verso le montagne.


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