"Va' per le vie del vasto mondo
Senza seguire stelle o sentieri
E ti sia serpe la strada sinuosa
E lingua di fiamma la spada 
Sinch non si sveli il tuo nome." 
	dalla Regola dei Padri dei Sentieri, Capo IV, versi 1-5

1.
Ser Irulio d'Entraves era un ricco commerciante di Redos, il porto pi importante del continente di Estriana. A dire il vero, era uno dei pi ricchi della citt. Il suo talento negli affari non era combinato, per, ad una pari arguzia politica: la sua intelligenza sembrava rivolta unicamente a fini di lucro, incapace di qualsiasi azione diplomatica. Da anni tentava inutilmente di entrare a far parte della ristretta oligarchia che, di fatto, governava Redos. Senza alcun successo.
Pi che altro si trattava di una questione di modi, perch ad un capitale come il suo, intelligenza o no, si sarebbero dovute aprire tutte le porte. Ser Irulio, per, riusciva a rendersi semplicemente troppo antipatico: tutti i possidenti ostentavano le loro ricchezze, ma niente era pi esasperante della boria con la quale lui faceva pesare i suoi successi. Tutti erano pi o meno "smaliziati" in affari, ma nel suo caso si affacciava il dubbio che sotto sotto covasse della pura malvagit.
Inutile dire come un tale stato di cose avesse tendenza a riflettersi negativamente sull'andamento dei suoi traffici. Se il Consiglio era in dubbio su una qualche misura, il fatto che potesse tornargli utile la faceva automaticamente cassare. Se si doveva imporre qualche nuovo balzello si esaminavano accuratamente i generi nei quali pi commerciava e si selezionava immancabilmente la soluzione che gli avrebbe arrecato il maggior danno. Se si doveva scegliere tra i partecipanti ad un qualsiasi appalto, non ci si orientava mai su qualcuno del suo entourage.
Nonostante tutto questo, i suoi affari andavano a gonfie vele.
Se ser Irulio si rovinava il fegato per gli insuccessi politici, i suoi avversari se lo rovinavano per i suoi successi economici e per la loro incapacit di mettergli i bastoni tra le ruote. Non riuscivano a capire come potesse mettere a segno colpi tanto ghiotti come l'affare della polvere di perle dell'anno prima; non sapevano nulla dei suoi corrispondenti; sospettavano soltanto che gran parte dei suoi proventi venisse dal contrabbando, ma ne non avevano mai trovato la minima prova.
Tra i maggiorenti di Redos e Irulio d'Entraves la partita si era sempre risolta in uno stallo.

Ser Irulio, per quanto negato per la politica, possedeva un notevole intuito: si aspettava che presto o tardi i suoi avversari abbandonassero la legalit e l'affrontassero su un altro terreno. Si meravigliava, anzi, del fatto che nessuno avesse ancora incendiato i suoi magazzini o affondato i suoi kadvel. Attribuiva questa grande fortuna al fatto che tutti i Consiglieri facessero parte della vecchia guardia e rispettassero, a modo loro, un certo codice d'onore: nessuno trovava nulla da ridire nel tentare di rovinare un concorrente con sotterfugi e tiri mancini, n nell'utilizzare il potere ai propri fini. Ma nessuno concepiva la possibilit di misure direttamente illegali contro un avversario capace di eludere trappole di altro genere.
Probabilmente non sarebbe durato. Le sue spie gli riferivano sovente di come i vari stretti collaboratori di ser Elmer o di ser Margano caldeggiassero vivacemente incursioni o spedizioni punitive contro i suoi uomini. Ma quei vecchi sciacalli non ne volevano sapere. Continuavano a tartassare le sue merci e le sue navi, a farsi beffe di regolamenti e codici per rubargli appalti e gare, ma non passavano all'azione. Non volevano rendersi conto che era l'unico modo per piegarlo e lui approfittava in grande stile della loro ottusit.
Sospettava da tempo che coll'avvicendarsi alla guida delle varie casate degli eredi degli anziani Consiglieri il gioco si sarebbe fatto pi duro. Era certo che i giovani non sarebbero stati ligi come i genitori a quella strana etica cos antieconomica e stava prendendo le sue misure. Ma non era facile senza gli agganci giusti. E in quel campo, se non si aveva potere, gli agganci costavano cari. E non erano mai troppo affidabili.
Stranamente i rampolli che per il momento si erano affacciati alla ribalta non sembravano intenzionati a cambiare le regole del gioco. Ser Hyan e ser Garant, per esempio, avevano perseguito la politica dei propri padri senza dimostrare alcun dubbio o incertezza. Anzi, dai rapporti che gli arrivavano sembravano del tutto disinteressati a qualsiasi innovazione. Avevano studiato, si occupavano di lettere e musica, non avevano tempo da perdere con gli affari ed i concorrenti: Hyan suonava l'arpa, Garant era irretito nelle grazie misteriose della sua sposina... E lui continuava ad eludere dazi e balzelli con false imbarcazioni della Flottiglia e a riversare sul mercato di Redos merci di contrabbando a prezzi impossibili; continuava ad arricchire e a rodersi l'anima perch non si apprezzavano il suo acume e la sua intelligenza. Se avesse potuto dire la sua, avrebbe cambiato molte cose nella politica di Redos. Ma nessuno chiedeva mai il suo parere.

Redos era una grande citt. Si andava sviluppando da secoli intorno al porto, il pi importante del continente, cuore dei traffici con gli arcipelaghi del Sud e le grandi capitali del Nord e soprattutto con i paesi d'Oltreoceano. Naturalmente un simile volume di commerci richiedeva attrezzature ed opifici in grande quantit e numerossisimi lavoratori di ogni genere, cos che Redos si era ingrandita a dismisura col passare del tempo: officine, capannoni, quartieri dove ospitare carovanieri e viaggiatori d'ogni sorta, abitazioni, empori, Case pubbliche, templi; l'abitato penetrava sempre pi nel cuore della breve piana che separava il fiordo dai contrafforti dell'Arco di Costa.
Pur essendo stata costruita con intelligenza, perlomeno fino a non molto tempo addietro, la citt era afflitta da molti problemi. Le sue stesse dimensioni rendevano vano qualsiasi tentativo di controllo e regolazione ed il flusso ininterrotto di visitatori e merci non faceva che aggravare le gi difficili condizioni di igiene e traffico. C'erano ore in cui le ampie strade che univano le Dogane ai Moli erano tanto affollate da impedire qualsiasi movimento ed era inevitabile che in quelle condizioni gli animi eccitati si surriscaldassero e scoppiassero brutte risse; c'erano giorni di canicola in cui il lezzo che saliva da certi canali di scolo era intollerabile e c'erano volte in cui le nuove costruzioni di legno avvampavano come torce ed interi rioni venivano rasi al suolo.
Vivere a Redos non era facile.
C'erano per zone della citt dove questi inconvenienti non erano cos sentiti ed il tempo sembrava essersi fermato ad un lontano passato quasi bucolico. La costa settentrionale del fiordo era formata da una breve fascia ondulata di colli che si tramutavano all'improvviso in montagne selvagge e scoscese a neanche tre miglia dalla riva. Fin dalla nascita di Redos si era deciso che quello fosse il cuore della citt. Tutti gli edifici pubblici di rilievo vi erano stati concentrati, i templi pi ricchi ed importanti, le botteghe dei migliori mastri artigiani ed i negozi di lusso: i Monti Sileni erano il fiore all'occhiello di Redos e tra loro spiccava Monte Alliano.
A Monte Alliano abitavano solo coloro che giocavano un ruolo importante nella vita cittadina. Riuscire a possedere una villa a Monte Alliano era il traguardo degli ambiziosi, era il segno per tutti evidente del successo in una qualsiasi attivit: armatori, politici, commercianti facevano a gara ad acquistare le poche propriet che si rendevano disponibili sulle pendici del colle. Il fior fiore dell'alta societ vi si ritrovava e riconosceva.
Il bosco che originariamente aveva ammantato tutti i Sileni vi era stato gelosamente conservato e le magioni erano state accortamente edificate nel suo seno, avendo cura di non interromperne in alcun modo l'equilibrio e l'armonia. I viali d'accesso e le strade si snodavano all'ombra di fronde di querce centenarie, fra tigli e roveri imponenti. I rumori del traffico non vi giungevano, n i miasmi o il fumo degli incendi.
Naturalmente ser Irulio d'Entraves aveva la sua residenza a Monte Alliano.
Era una villa in pietra costruita su tre livelli su un pendio digradante verso il mare, annidata in una radura in un macchione di castagni. Il sole, quando penetrava le brume e la caligine cos comuni nel cielo di quelle regioni, vi batteva da mattina a sera, assicurandole una temperatura piacevole per la gran parte dell'anno. L'opera dell'uomo si era incaricata di perfezionare le caratteristiche gi di per s tanto favorevoli del sito e il frutto del connubio tra natura ed arte era, inutile dirlo, una delle pi belle case di Redos. Ser Irulio, a sottolinearne le rare qualit, l'aveva chiamata Villa Diamante.
Il commerciante, inoltre, possedeva una magnifica tenuta, detta "La Quiete", sulla costa meridionale del fiordo, circondata da ettari ed ettari di terreni della pi varia natura, dove amava ritirarsi per brevi, ma frequenti periodi di riposo dalle amarezze della vita cittadina.
Era una bella mattinata settembrina, con l'aria gi frizzante che sconfessava le tinte ancora estive del bosco, quando sotto i castagni del viale d'accesso a villa Diamante risuon all'improvviso rumore di zoccoli, un cavallo lanciato al galoppo. Alcuni dei domestici, incuriositi dall'insolita circostanza, lasciarono le loro occupazioni e si affacciarono da finestre e verande per vedere chi fosse quel visitatore in preda a tanta urgenza. Quando scoprirono che si trattava di Tyren, il factotum di ser Irulio, tornarono rapidamente alle proprie faccende. Se andava cos di fretta, non era certo un buon segno.
Tyren avrebbe pagato oro per essere da qualche altra parte, in quella chiara mattina di settembre. O perlomeno per avere altre notizie da dare al suo padrone.
Invece era l, le notizie erano quelle e lo aspettava una delle peggiori giornate della sua carriera. Gi il fatto di dover svegliare ser Irulio a quell'ora antelucana era di per s quasi imperdonabile, specialmente quando era appena tornato da una vacanza alla Quiete. Svegliarlo per parlargli della scomparsa di una carovana era decisamente troppo.
Per prima cosa si rec in cucina e ordin al cuoco di preparare immediatamente la colazione per ser Irulio. Quella mattina avrebbe provveduto a portargliela di persona. Il pover'uomo farfugli qualcosa circa l'ora inconsueta, ma Tyren lo zitt con un grugnito molto poco amichevole e mand uno sguattero a cercare Silys, il maggiordomo. Anche a lui comunic che era sua intenzione servire personalmente ser Irulio, e glielo disse con un'espressione che tronc ogni obiezione sul nascere. D'altronde non aveva mai potuto sopportare quel pinguino imbellettato.
Questi piccoli e, in altri momenti, piacevoli diversivi non lo rimisero affatto di buon umore e si avvi verso la stanza da letto del padrone, che occupava l'intero terzo piano della villa,come chi si appressa al patibolo.
Non si preoccup di bussare: a quell'ora ser Irulio era nei luoghi del sonno pi profondo. Si avvicin alle grandi vetrate che si affacciavano sul fiordo e scost energicamente i pesanti tendaggi che fino ad allora avevano tenuto lontana la luce della nuova giornata. Rivoli di sole inondarono la stanza, avvolsero il letto dove ser Irulio giaceva tra rosse lenzuola di seta sconvolte da una notte agitata. Era solo: gi un passo avanti, pens Tyren. Tossicchi. Poi accenn un timido "...ser Irulio..?" che non sort alcun effetto visibile. Si sporse verso la figura prona ed immobile e gli diede qualche colpetto su una spalla: era dalla sera prima che odiava quel momento. Pian piano, con grande difficolt, col sommarsi dei colpi e dei richiami, ser Irulio torn in s. Apr gli occhi e fulmin Tyren con uno sguardo di puro odio. Rimase cos, per qualche minuto, mentre il suo braccio destro lo fissava in silenzio. Poi chiese: "Che diavol..."
Tyren lo interruppe subito. Quasi incespicando nelle parole gli raccont il motivo che lo aveva portato l quella mattina; voleva riuscire a dirgli tutto prima che cominciassero gli insulti. Si era preparato bene a quell'incontro.
"E` presto detto, padrone. La carovana, quella che doveva arrivare nei giorni scorsi da Cathaeth... beh,  sparita. Non ce n' traccia per tutta la Piccola Piana e alle Dogane non  mai arrivata. Ho mandato degli uomini a raccogliere informazioni e pare che l'abbiano vista in ultimo alla Porta delle Piane: da l in poi, buio. Evaporata. Quando me l'hanno riferito ho subito provveduto a mandare gente in gamba, perch ci dev'essere sotto qualcosa, no? Una carovana non sparisce mica cos, di punto in bianco. Avrei voluto evitare di svegliarvi a quest'ora, ma l'affare  grave, ho bisogno di direttive eppoi pensavo fosse mio dovere informarvi senza indugio perch..."
"Basta!" tuon ser Irulio, tirandosi su tra le lenzuola battagliate, "ti sembra questo il modo di fare rapporto? Ti sei rimbecillito tutto insieme? Taci e fammi prendere fiato: una tale gragnuola di cattive notizie rovinerebbe la giornata a chiunque, chiunque non potrebbe che prendere decisioni impopolari, dopo un inizio del genere... E` inutile che tu prenda quell'espressione contrita, adesso. Il danno e` fatto e bisogner rimediarvi. Passami quel fazzoletto, si`, quello che mi e` caduto dal capezzale, Dei, o Dei, sono attorniato da una massa di incapaci. Anche tu, anche tu come tutti quegli altri scalzacani..."
"Ser Irulio, era necessario svegliarvi. Quella carovana  troppo importante per..."
"Idiota! So perfettamente quanto sia importante quella carovana. Visto che lo sai anche tu, vuoi per cortesia spiegarmi cosa fai qui invece di essere l a scoprire che fine ha fatto?" Quando ser Irulio diventava ironico in mezzo a una sfuriata c'era da aspettarsi il peggio. Tyren lo sapeva. Ma non poteva far nulla. Rimase l impalato, mentre il commerciante, d'un tratto schiumante di rabbia, gli si avvicinava carponi sul letto.
"Non parler neanche della partita di spezie rarissime che, a quanto mi dici,  anch'essa svanita, n di quel che mi  costato assicurarmene il monopolio.
Passi.
Ma sono anni che cerchiamo di entrare in contatto con i contrabbandieri di Kandia e una volta che ce l'abbiamo fatta, ci facciamo soffiare tutto il carico di diamanti sotto il naso?  Cosa fai QUI?" url.
Gli afferr il bavero e gli diede una violenta testata sul setto nasale. Sfere multicolori esplosero negli occhi di Tyren, sent distintamente lo scricchiolio di ossa che si rompevano. Ser Irulio lo spinse via con disgusto e si alz, mentre il malcapitato crollava pesantemente su una poltrona. Il mercante usc sul patio e respir a fondo l'aria fresca e pungente. Scroll il capo, si pass le mani fra i radi capelli grigiastri, sospir e rientr.
"Non sei piu` quello di un tempo, Tyren, mi duole dirlo, ma ti comporti come se non avessi piu` a cuore i miei interessi. E si` che i miei interessi sono anche i tuoi, non capisco..."
Tyren cercava di snebbiarsi la mente dal dolore lancinante che gli pulsava in mezzo alla fronte. Cercava di riordinare le idee. Quando riusc a vedere di nuovo, ser Irulio era in piedi davanti a lui. Aveva uno strano sguardo negli occhi, tristezza ed odio. Tyren sentiva il pericolo quasi palpabile.
"Vogliono mettermi fuori gioco. Rovinarmi. E tu sei qui. Potrebbe essere l'inizio della fine. E tu sei qui."
"Ho mandato Shai, e Adrian, e Edo. Sono i migliori. Io... io volevo restarle vicino, padrone. Sapevo che sarebbe stato un brutto colpo." Non sapeva se le lacrime erano per il mercante o per il suo naso rotto.
"Non dire stupidaggini. Sono anni che mi preparo a una simile eventualit." Il tono era brusco, ma quella luce gli era scomparsa dagli occhi. Adesso sembravano lucidi. "Hai scelto bene, sono i migliori. Dopo di te.
Scusa."
Si avvi verso lo spogliatoio e la stanza da bagno, chiamando a gran voce il suo maggiordomo. Arrivato sulla soglia si volt e si rivolse di nuovo a Tyren: "Fatti dare del ghiaccio e fatti vedere da ser Madiano. Sii pronto a riferirmi qualunque novit e prepara una ventina di buoni elementi, stavolta bisogner giocare duro."

2.
La regione nella quale si perdevano le tracce della carovana scomparsa sembrava, a tutta prima, non offrire possibilit alcuna per un'impresa del genere. Era una terra di colline dolcemente digradanti, dove la gran parte delle zone adatte era stata da lungo tempo coltivata e gli insediamenti umani erano pi che frequenti. Piccoli villaggi, fattorie isolate, locande che fiorivano dei traffici con l'interno e le montagne costellavano le sue valli e pianure, rendendo difficile a chiunque lo spostarsi inosservato. Problemi quasi insormontabili avrebbero dovuto porsi a chi avesse dirottato un'intera carovana.
Invece no.
Del convoglio non c'era traccia. I rapporti di chi li aveva preceduti avevano chiarito ad Adrian e agli altri che bisognava pensare a qualcosa di insolito per risolvere l'enigma, dal momento che, stando alle prove, gli uomini e i carri erano semplicemente evaporati senza lasciare traccia.
Cosa che tutti e tre ritenevano naturalmente impossibile.
Lungo la strada avevano controllato attentamente le osservazioni e gli appunti lasciati loro dagli altri ed avevano dovuto convenire che non c'erano luoghi dove poter tendere un'imboscata con buone garanzie di successo. Avevano rinnovato le domande in pi d'un ostello e le risposte erano in perfetto accordo con quanto gi noto. Si trovavano ora accampati a un paio di miglia dall'ultima locanda dove la carovana si era fermata e cercavano di individuare, in mezzo a tutto quello che avevano saputo, la nota stonata che li potesse mettere sulla pista giusta. Cosa, disgraziatamente, pi facile a dirsi che a farsi.
Adrian non era affatto soddisfatto. N delle informazioni, n della compagnia. Gli pareva infatti assurdo negare una realt a favore di un'ipotesi. Cosa c'era di pi certo della scomparsa della carovana? Eppure Shai arrivava a sostenere che doveva esserci un errore di fondo in tutta la faccenda, che il convoglio - pi di trenta carri! - evitando ogni contatto con chicchessia, doveva essere arrivato a Redos dove, l s!, era stato fatto sparire e venduto a un cliente migliore. Ma a prescindere dal fatto che era incomprensibile il perch di un tale voltafaccia - la carovana non si era affatto nascosta fino a quel punto - restava la mancata registrazione alla Dogana. Si potevano far miracoli, ma una carovana non poteva entrare a Redos di soppiatto. Non poteva neanche arrivare in vista della citt senza che qualcuno non la notasse, se  per questo; ma Shai liquidava tali argomentazioni come sottigliezze da damerino e proponeva vigorosamente di rientrare e cercare al porto, prima che sparissero anche le ultime tracce.
Shai non gli era mai piaciuto. Lo aveva sempre ritenuto un vile opportunista pronto a tutto pur di ottenere il suo tornaconto ed in pi di un'occasione lo aveva visto scaricare la colpa dei suoi errori su altri, pi deboli. Una o due volte aveva cercato di far lo stesso con lui, ma lui era un osso un p pi duro. E poi era amico di Tyren.
Era stato lui a contattarlo tramite il buon Ira, quando era appena sbarcato a Redos e gi aveva seri problemi con la giustizia. Dopo averlo conosciuto all'Ancora e l'Edera aveva cominciato a lavorare per Irulio d'Entraves, pi per non perdere di vista Tyren che per interesse economico. Si era subito accorto che quell'uomo sarebbe stato importante per la sua vita, come se n'era accorto anni prima per Gwayris, il suo maestro d'armi e di cose arcane. In fin dei conti era tutta la vita che si affidava al suo intuito e non si era mai sbagliato. Con Tyren erano subito andati d'accordo, ed era per questo che era rimasto al servizio del mercante, sebbene la prima impressione negativa da lui ricevuta si fosse poi precisata e definita con la collaborazione. Tyren gli aveva dato molto, amicizia ed insegnamenti e occasioni per arricchire.
Lo stesso istinto che lo aveva sempre guidato gli diceva adesso che Shai aveva torto, che di lui non ci si poteva fidare  e che nella storia della carovana c'era qualcosa che non andava.
Inutile sperare in Edo per un aiuto. Edo parlava raramente e mai per dire qualcosa di importante. Chiedeva informazioni inutili, puntualizzava, iniziava frasi che lasciava poi cadere se appena minacciavano di assumere un senso troppo definito ed autonomo. Era un gregario perfetto, un abile spadaccino, ma come investigatore non valeva un accidente. Adesso stava l, con la sua lunga faccia del tutto priva d'espressione rivolta verso Shai e non diceva niente perch qualunque cosa sarebbe stata troppo sensata. Il fiato che Shai stava sprecando da mezz'ora era ad esclusivo uso e consumo di Adrian, che non apprezzava affatto l'interessamento. 
"Piantala di pensare ai cavoli tuoi e d qualcosa," si stizz Shai a un certo punto.    "Stai dicendo delle fesserie tali da annoiarmi mortalmente. Non si rientra senza aver cercato meglio."

"E che vorresti cercare, tu che sei cos intelligente?"
"Cercare di capire cosa ci sfugge. Sono convinto che la carovana non  mai arrivata a Redos. Dev'essere successo qui intorno."
"Sono stufo delle tue arie, hai capito? Ho troppa esperienza per dare ascolto a un moccioso come te. Torneremo e ser Irulio decider chi ha avuto torto. Se troveremo il convoglio al porto ne vedr delle belle."
"E senn vedrai i sorci verdi, razza di idiota. Andarsene senza aver neanche perlustrato la zona sarebbe imperdonabile per Irulio e lo sai benissimo. Senti, domani all'alba andremo alla locanda che c' a quattro ore da qui a chiedere se, quando sono arrivati l, i carovanieri si comportavano normalmente o se erano circospetti, se cercavano di non dare nell'occhio oppure andavano in giro tranquilli. Se gi sembravano sospetti laggi, vorr dire che hai ragione tu e torneremo di corsa a Redos, senn torneremo a parlare con l'oste della Falce Stellata... Eppure questo nome mi ricorda qualcosa... Beh, torneremo a parlare con l'oste della Falce Stellata e studieremo meglio il tragitto tra i due punti. Che ne pensi?"
"Una volta tanto parli col cervello, Adrian. Mi sembra una proposta sensata. Che ne pensi, Edo?"
"Che se dobbiamo alzarci all'alba  ora di andare a dormire."
"Giusto, dannazione! Io monter l'ultimo turno di guardia; tu, Adrian?"
"Coricatevi pure. Io per il momento non ho sonno."
Era una notte splendida. Luna nuova di settembre, una lieve brezza dai monti e miriadi di stelle. Adrian lasci che il fuoco si riducesse a un pugno di tizzoni e, appoggiato a una giovane quercia, alz gli occhi allo Zodiaco per seguire i lenti sentieri delle costellazioni. Quella notte il Carro troneggiava a colmo del cielo, le sue stelle una falce scintillante nelle profondit dello spazio...

Il giorno dopo dense nuvole temporalesche correvano da orizzonte a orizzonte. L'alba non era stata pi di un sospetto di luce grigia da qualche parte a oriente e i tre avevano percorso in silenzio le miglia che li dividevano dalla locanda proposta da Adrian, ognuno chiuso nei propri pensieri. Spesso Adrian si era chiesto quali potessero essere i pensieri di Edo, ma era un altro interrogativo al quale non aveva trovato risposta. A parte questo, Adrian, che visitava la regione per la prima volta, si era stupito del repentino cambiamento della conformazione del terreno. Dopo la Falce Stellata la via si inoltrava in mezzo a colline dai fianchi assai ripidi  che sembravano sorgere improvvise ad ogni nuova svolta, che formavano strette gole e valloncini invasi da un groviglio di vegetazione selvaggia ed apparentemente impenetrabile: era, non poteva fare a meno di pensare, una zona ideale per gli agguati ed i sequestri.
Il tempo era sempre ugualmente opprimente quando arrivarono in vista della Porta delle Piane, come si chiamava la locanda, e le informazioni che ottennero non fecero nulla per sollevar loro il morale. L'oste si ricordava perfettamente del convoglio, aveva chiacchierato a lungo con i carrieri e se non andava errato questi gli avevano detto di essere sulla via di Redos per recarsi dal signore d'Entraves. Gente molto simpatica, riferiva, e giurava essere un vero peccato il non avere pi loro notizie da cos tanto tempo. Mentre l'uomo parlava Adrian lanciava eloquenti occhiate a Shai, il quale tuttavia faceva finta di non accorgersene.
Dopo aver bevuto con l'oste una pinta di sidro i tre uomini ripresero la via del ritorno; erano sempre silenziosi, ma Adrian stavolta osservava il percorso con maggiore attenzione, perch gli era venuta un'idea: una realt si pu creare, andava argomentando, nel qual caso importa studiarne i creatori per scoprire le sue vere fattezze. Presentemente gli artefici della realt cui si aggrappava Shai erano i vari osti e locandieri che avevano ospitato la carovana. Era sufficiente che uno di loro mentisse perch la realt cos solida di Shai crollasse in mille pezzi... Viste le circostanze, Adrian era propenso a credere che il bugiardo fosse l'oste della Falce Stellata. Quello che avevano appena lasciato non avrebbe certo saputo a chi era diretta la merce se i carovanieri stessi non glielo avessero detto e poi le gole e gli strapiombi che stavano ora attraversando sembravano studiati appositamente per scopi di rapina; ragion per cui la carovana era stata dirottata in questi anfratti e l'oste della Falce mentiva.
Perch mentiva? Per paura o per interesse? Se si trattava di paura farlo parlare sarebbe stato molto difficile; se si trattava di interesse un modo di farlo collaborare si sarebbe potuto trovare, ne era quasi sicuro. Certo per che era strano che un oste fosse in combutta con dei briganti di strada, almeno in quelle regioni... Pensandoci meglio, erano addirittura i briganti di strada a essere fuori posto da quelle parti. Da quando era a Redos non aveva mai sentito parlare di incursioni contro carovane o accampamenti, cosa invece assai comune verso le montagne o pi a Nord. Vuoi vedere che aveva ragione Shai? Assurdo, doveva esserci un'altra risposta.
Intanto erano di nuovo in vista della Falce Stellata. L'insegna oscillava alla stenta brezza di pioggia e per un attimo tutta l'attenzione di Adrian vi si focalizz, come se quel pezzo di legno dipinto fosse l'unico oggetto del suo universo. E Adrian vide con gli occhi della mente un'altra falce stellata dipinta su legno, pi precisamente sullo sportello della carrozza di citt di un certo ser Garant, erede di una delle fortune pi cospicue di Redos, ma fino a quel momento apparentemente inoffensivo. Il resto venne da s, facile in una mente gi pronta al massimo delle sue capacit: qualcuno aveva avvisato Garant della spedizione dei diamanti e questi aveva sequestrato la carovana a monte della Falce Stellata, affidando all'oste suo sgherro il compito di sviare eventuali indagini. Mentre smontavano da cavallo e Shai ritornava alla carica con la storia del porto, Adrian si chiese brevemente se la sua fosse solo stupidit oppure qualcosa di peggio; ma non credeva che Shai fosse al corrente della coincidenza di Kandia, perci si concentr sull'incontro con l'oste.
Il maltempo doveva aver scoraggiato i viaggiatori, perch la locanda era deserta. Solo l'oste e sua moglie sedevano davanti al camino acceso nella sala comune, consumando una cena silenziosa. L'uomo, quando li vide, si alz e si invent un sorriso di circostanza, venendo loro incontro per farli accomodare e prendere le ordinazioni. Mentre Shai ed Edo si sedevano, Adrian si diresse verso di lui sorridendo a sua volta  e fece in modo di raggiungerlo vicino al muro che divideva in due la sala, lasciandola comunicare attraverso un arco dallo stipite di legno lavorato.  Pi rapido di un baleno, lo afferr per il bavero e spintolo all'angolo gli punt il coltello alla gola, sibilandogli all'orecchio: "Vuoi portare tu i miei saluti a ser Garant o ci penseranno i tuoi eredi, verme?"
Era stato talmente rapido che gli altri si erano a malapena accorti dell'accaduto quando l'oste aveva gi capito di essere in trappola. Adrian glielo lesse negli occhi, ma l'ometto cerc nonostante tutto di prendere tempo. Balbettava, lo scongiurava di non far torto a sua moglie, la quale, dal canto suo, era rimasta impietrita accanto al focolare. Non c'erano rumori nella locanda. Una parte della mente di Adrian registr questo fatto con una certa inquietudine, ma l'oste era piu` importante. Affond un poco la lama e sent l'oste cedere di schianto contro di lui. Stava per parlare e Adrian si stava gi rilassando quando un ultimo sguardo ai suoi occhi lo rimise di colpo in allarme: vi stava affiorando un'espressione mista di sorpresa e terrore, come se al sollievo per la salvezza improvvisa si associasse di colpo la coscienza di un pericolo peggiore. Un'ombra sottrasse luce ad Adrian che ag d'istinto, affidandosi ai nervi: scagli di lato l'oste e salt dall'altra parte sfruttando la spinta. Sent un coltello sibilare dov'era stata la sua schiena pochi attimi prima e si volse di scatto per vedere l'aggressore.
Era Shai.

Era lui il traditore. Gli lanci il pugnale che aveva in mano, ma lo manc. Il pugnale si conficc nello schienale di una sedia con uno schiocco sordo. Shai, che nel tentativo di prendere Adrian alle spalle si era sbilanciato, aveva perso il suo; sguain la spada e gli si avvent contro. Adrian cerc di schivarlo, ma inciamp in un tavolo e cadde pesantemente a terra. Rotol via velocissimo e la spada lo sfior lacerandogli i vestiti. Mentre a sua volta estraeva l'arma, chiam a raccolta tutte le sue energie e men un fendente rasoterra sperando di colpire l'avversario alle gambe, ma quello lo evit saltando in tempo. Perse per a sua volta l'equilibrio e Adrian ebbe modo di rialzarsi... e di rendersi conto che la spada gli vibrava in pugno. Era la vecchia spada di Gwayris che egli stesso gli aveva regalato al momento della separazione, dicendogli che sarebbe cresciuta con lui; ma fino ad allora nulla era accaduto che lo avesse fatto sospettare di qualche suo potere soprannaturale. Era passato del tempo, questo  vero, ma lui non si sarebbe mai aspettato niente del genere. Rimase un buon momento stupito a fissare la lama, e gli sembrava di vederla emettere bagliori soffusi. Il suo atteggiamento era cosi` fuori dalla norma che anche Shai si ferm per un attimo interdetto a guardarlo; poi si convinse che Adrian doveva essere atterrito dal suo attacco improvviso e, reso pi baldanzoso da questa scoperta, si fece di nuovo sotto.
Con la coda dell'occhio Adrian not il movimento di Shai. Stava per spostarsi quando una parola si form chiara nella sua mente, come se qualcuno accanto a lui l'avesse pronunciata a voce alta. Sent l'energia scorrere dall'elsa lungo tutto il suo corpo. Non si mosse. Ruot sul posto per fronteggiare l'avversario e grid quella parola che gli risuonava nella testa sempre pi forte.
"Krishdar!" grid e la lama esplose di fiamme accecanti e sembr guizzare viva nelle sue mani. Shai rimase pietrificato nel riflesso baluginante del fuoco, la sua mente del tutto allo sbando davanti a un tale prodigio.
Mor quasi senza accorgersene, quando la luce bianca gli precipit addosso di schianto.
Trascorsero lunghi momenti prima che nella sala comune qualcosa si muovesse. Adrian rimase fisso nella contemplazione della sua arma, godendo dell'energia e della potenza che se ne sprigionavano. Poi conobbe all'improvviso la parola di magia capace di porre fine a quel prodigio.
"Shanti," sussurr e le fiamme si estinsero. Le ombre smisero la loro danza impazzita e ci fu di nuovo soltanto la luce soffusa del focolare e delle poche lanterne. L'oste era in ginocchio, ancora atterrito, mentre la moglie gli si stava avvicinando per confortarlo. Per Edo era tutto normale, era ancora seduto al tavolo e guardava Adrian senza alcuna espressione. A vederlo pareva che non fosse accaduto niente di strano.
Adrian si sent immensamente stanco, come dopo un orgasmo. Rinfoder la spada e fece cenno all'oste di sedersi. Poi and verso Edo.
"Sapevi che era un traditore?" gli chiese con un filo di voce. Quello lo guard fisso: "No," rispose.
"Potevi aiutarmi," osserv Adrian.
"Non avresti voluto," comment secco Edo, "nessuno vuole essere aiutato per non dover nutrire dubbi in se stesso."
Adrian si sedette pesantemente: "Va` a prendere l'oste. Dobbiamo interrogarlo."
Il pover'uomo non aveva neanche tentato di fuggire. Prima l'aggressione, poi quell'incredibile duello l'avevano lasciato senza forza. Era terrorizzato. Edo lo butt su una sedia accanto a Adrian e si rimise al suo posto, impassibile.
Raccont loro tutto, per filo e per segno, singhiozzando e implorando piet per s e per la famiglia. Non era un uomo d'azione, era solo un oste che si trovava intrappolato in qualcosa di troppo grande per lui. Adrian si fece spiegare dove aveva avuto luogo l'imboscata e dove avevano dirottato la carovana. Poi disse all'oste di chiamare le sue due figlie.
La moglie scoppi in lacrime.
"Preferisci che vi uccida tutti, stupida? Le ragazze verranno con noi per assicurarci che non ci tradiate e se saprete tacere le rivedrete sane e salve. Altrimenti...
E adesso portaci da mangiare, subito!"
La donna rimase immobile, lo fissava con occhi sbarrati scuotendo la testa. Adrian trasse il pugnale e lo accost alla gola del marito, dove un livido testimoniava dell'aggressione precedente: "Forse non mi sono spiegato... Manda le tue figlie a servirci la cena o sei vedova. Per poco."
Con un grido strozzato l'ostessa corse in cucina. La sentirono chiamare a gran voce le ragazze. Intanto Adrian chiese all'uomo se avesse dei servi, ma quello fece cenno di no. Era una locanda povera. Dopo pochi minuti arrivarono due giovani con dei vassoi, avevano le guance striate di pianto e li guardavano come se fossero demoni. Li servirono senza storie, comunque; erano due ragazze piacevoli, anche se non belle. Sicuramente sprecate in quel buco.
Si era fatta notte. Dopo cena Adrian ed Edo rinchiusero tutta la famiglia in una stanza, seppellirono Shai in una macchia d'alberi poco distante e poi riposarono per qualche ora a turno.
L'indomani partirono all'alba.
Strada facendo, Adrian spieg alle figlie, Agata e Irene, perch le stessero portando con loro e quanto avrebbero sbagliato ad opporre resistenza o a ritardare la loro marcia. Annuirono entrambe ad occhi bassi e non dissero una parola. Avevano paura, ma sembravano intelligenti. Senz'altro pi di Edo, anche se Adrian sospettava di dover rivedere il suo giudizio.
Le sorelle cavalcavano bene, cos dopo un paio d'ore arrivarono al punto indicato dall'oste, una stretta gola dalle pareti strapiombanti sulla loro destra. Mentre Edo le sorvegliava, Adrian smont e si avventur nel macchione di rovi ed arbusti che pareva rendere del tutto impraticabile il fondo del vallone. Dopo pochi passi ogni ulteriore progresso divenne impossibile: un muro compatto di spine e gramigna si levava in tutte le direzioni. Adrian dubitava che un uomo nelle condizioni dell'oste si sarebbe divertito a mentire per depistarli e prese ad esaminare con pi attenzione l'ostacolo. Aveva ragione: si accorse quasi subito che i rovi e le erbacce erano fissati a graticci di canne, praticamente invisibili, che ruotavano su perni come i cancelli dei recinti. Liber i lacci che li tenevano a posto e con uno spintone ne spost uno.
Poco oltre mani esperte avevano tagliato un largo sentiero nel folto, che serpeggiava verso nord seguendo il disegno della valle. I rami dei faggi e delle querce si intrecciavano in alto creando una specie di navata che lo rendeva invisibile anche dal colmo delle scarpate che vi si affacciavano. Tracce chiarissime di molti carri e cavalli erano solo l'ultima conferma che Adrian aveva trovato quel che cercava.
Torn indietro e chiam gli altri a seguirlo. Quando Agata e Irene videro il sentiero, non riuscirono a trattenere un grido di meraviglia, tanta era la bellezza dello spettacolo e la sorpresa di scoprirlo in quell'intrico. Edo non giunse a tanto, ma, lanciata un'occhiata ai graticci, osserv: "Lavoro da maestri. Non ce ne saremmo mai accorti, senza la soffiata dell'oste."
Adrian gli diede una pacca amichevole, rimont a cavallo e li guid verso la tenuta di ser Garant. Secondo il racconto dell'ometto, questa doveva trovarsi un paio di leghe pi a nord, alle pendici dei colli Saertili che dividevano le Piane dall'Arco di Costa. Dopo mezza lega dalla gola, il sentiero doveva confluire in una strada pi importante, che era la via canonica per i possedimenti del mercante.
Infatti, qualche tempo dopo, i quattro giunsero a un cancello simile a quello scoperto da Adrian all'inizio del cammino. Dopo aver controllato che nessuno giungesse sulla strada, uscirono dall'anfratto segreto e presero un'andatura pi veloce. Finch non arrivarono in vista di una magnifica cancellata in ferro battuto sormontata dalla familiare falce stellata di Garant, che si apriva in un muro perimetrale alto circa nove piedi, irto di punte di ferro.
"Bene, eccoci qua!" esclam allegramente Adrian, "ora l'unico problema  entrare a dare un'occhiata per fare un buon rapporto a ser Irulio. Ti viene in mente qualcosa, Edo?"
"E` rischioso. Li potremmo mettere in guardia." Lapidario come sempre.
"Hai ragione, vecchio mio. Tanto per cominciare, converr togliersi da qui davanti." Indic la strada appena percorsa: "Quel boschetto laggi fa al caso nostro." Voltarono le cavalcature con l'aria pi naturale del mondo e si diressero verso un ciuffo d'alberi che ricopriva il versante meridionale di una collinetta poco lontana.
Smontarono al riparo da occhi indiscreti e Adrian ed Edo si acquattarono dietro un masso coperto di muschio per spiare il movimento da e per la villa e decidere sul da farsi. Agata venne verso di loro carponi: "Scusate..."
"Non ora," la liquid bruscamente Edo. Adrian le sorrise e le fece cenno di aspettare: gli era sembrato che la ragazza gli lanciasse degli sguardi che gli facevano sospettare di piacerle e non voleva trattarla male. Non gli interessava, ma non c'era motivo di essere scortesi. In fin dei conti lei e la sorella si stavano comportando benissimo.
"Veramente..."
"Dopo!" sbuff Edo e le lanci un'occhiataccia. Adrian riprese ostentatamente a spiare il cancello. La ragazza ritorn tristemente vicino ai cavalli.
I due cominciarono a discutere sottovoce dei vari modi possibili di ottenere qualche informazione sulla propriet. Edo voleva spacciarsi per un messaggero da Redos con notizie urgenti relative alla carovana. Ma abbandon il disegno quando Adrian gli fece notare che, se anche fosse riuscito a imbrogliarli e a filarsela dopo aver dato un'occhiata agli edifici e alle difese, era impossibile che non scoprissero la verit prima del loro ritorno in forze, da l a quattro giorni come minimo. Quando se ne fossero accorti, avrebbero saputo che il segreto era tradito e avrebbero perfino potuto tender loro una trappola. Magari se la sarebbero presa con il povero oste, che dopo tutto aveva collaborato quasi spontaneamente. O comunque avrebbero portato via le merci, in modo da annullare in tutti i casi i loro sforzi: "Non vorremo mica sprecare tutto questo bel lavoro, no?"
"Saremmo idioti a sprecare tutto questo bel lavoro. Dobbiamo elaborare qualcos'altro," annu Edo cogitabondo. Adrian propose allora di fingere di essere dei viandanti smarriti con le proprie mogli e di chiedere alloggio per quella notte. Ma Edo gli fece notare che se fosse stato lui il capitano di guardia, non avrebbe dato ospitalit a nessuno. Pazienza per la cortesia, disse Edo, ma trenta carri non si nascondono in cucina! Un capo sano di mente non avrebbe rischiato. Anzi, probabilmente, esagerando con i sospetti, avrebbe fatto catturare gli incauti e poi chiss... Si pass eloquentemente l'indice sulla gola.
"Gi," acconsent Adrian, "bisogner scavalcare il muro col favore delle tenebre e cercare di non farsi beccare dalle sentinelle." Mentre stava parlando, Agata torn verso di loro. Si era ormai quasi al crepuscolo. L'ombra tra le foglie si stava tingendo di viola, mentre all'orizzonte il sole stava per scomparire tra veli di cirri incendiati. Era il tramonto di una magnifica giornata. Adrian sussurr alla ragazza di avere pazienza, che a momenti avrebbero cenato e poi avrebbero potuto coricarsi. Lei lo guard quasi implorante: "Se..."
"Non-ci-devi-interrompere," scand Edo glaciale, "chiaro?"
Agata torn ad accucciarsi accanto a Irene. Aspettarono che i due uomini finissero di confabulare.
Infine Adrian ed Edo si accordarono per un piano da attuare quella notte: erano costretti a legare le ragazze per non rischiare che fuggissero nel buio. Poi si sarebbero spinti ai piedi del muro, avrebbero aspettato il passaggio della pattuglia - l'avevano gi scorta un paio di volte, dal loro appostamento - e Edo avrebbe aiutato Adrian a scavalcare. L'avrebbe aiutato poi con una corda a incursione finita.
"Cosa volevi?" chiese sorridendo Adrian a Agata, mentre Edo e Irene tiravano fuori dalle bisacce pane e carne secca e formaggio per una cena fredda. Lei esit per qualche momento: "Stavate cercando un modo per penetrare nella tenuta di ser Garant, vero?"
"S. Andr stanotte. Perch?"
Lo guard in modo strano: "Perch io ci sono stata e me la ricordo benissimo. Volevo dirvelo prima che perdeste ore a discutere, ma eravate cos impegnati!"
"E ce lo dici cos?" esplose Edo, "abbiamo perso ore a pianificare un'incursione inutile e tu..." Si interruppe. Adrian gli aveva lanciato un'occhiata piuttosto eloquente. Prese la mano di Agata e la baci: "Scusaci. Eravamo troppo concentrati sul problema e... Fa nulla, adesso ceniamo. Domani si parte alle prime luci. D'accordo, Edo?"
"L'unico modo per rimediare  riposarci ora e partire domani prima dell'alba." Era sempre il buon vecchio Edo.


3.
"Ho discusso con la ragazza per quasi tutto il viaggio di ritorno e penso di avere un'idea abbastanza chiara della disposizione degli edifici della tenuta di Garant." Sin da quando aveva iniziato a mettere Ser Irulio al corrente degli ultimi avvenimenti, Adrian aveva notato che al suo menzionare l'avversario gli occhi del mercante si accendevano di una strana luce. Non l'avrebbe definito solo e semplicemente odio, anche se in quella inquietante miscela l'odio era certamente una componente essenziale; c'era una specie di gioia selvaggia che sembrava aver permeato ogni parola e movimento dell'uomo col risultato di farlo apparire pi giovane ed energico. Da qualche tempo ser Irulio non dava pi quell'impressione di poter tenere testa ad ogni avversit che era stata la sua grande forza. Era stanco, forse annoiato. Forse si sentiva prigioniero di un meccanismo dove il suo ruolo era gi stabilito, dove della libert di agire che era la sua vita non restava quasi pi nulla.
Ma adesso, pensava Adrian guardando quegli occhi da sparviero scintillanti, tutta la debolezza e la noia erano cancellate. Adesso il nemico aveva un nome ed era sceso sul terreno preferito di Irulio: poteva essere colpito e annientato, mentre fino ad allora il mercante si era dovuto limitare a rivincite di seconda  mano che umiliassero i suoi avversari soltanto di riflesso. Ora il fatto stesso che fosse accaduto ci che lui aveva previsto da molto tempo lo metteva in quella posizione di superiorit ambita fino allo spasimo e mai raggiunta. Era una conferma a posteriori di tutte le sue deduzioni sull'inevitabile evoluzione dello scontro con i potentati di Redos.
Era qualcosa che sapeva perfettamente come affrontare.
Adrian sarebbe stato il suo strumento.
"Gi da tre giorni ho ordinato a Tyren di selezionare un gruppo di elementi scelti per questa spedizione, cosa che ha fatto con la consueta solerzia." Rivolse un cenno di apprezzamento al suo luogotenente che ostentava una vistosa medicazione sul naso. Tyren stava guardando il sole tramontare dietro l'alta vetta del monte di Havan e, se si accorse del riconoscimento, non lo diede a vedere.
"Non poteva essere che  cos, finalmente la prova della verit delle mie intuizioni! Devo ammettere, comunque, che il ragazzo ha stile: il suo atteggiamento  stato impeccabile, tutte quelle storie della moglie mi hanno del tutto tratto in inganno. Ed anche la sua scelta di Shai come spia non poteva essere migliore. Avevamo sottovalutato anche lui, in verit: ancora mi domando come abbia fatto a sapere dell'affare dei diamanti di Kandia.
Una cosa non capisco, per: come ha fatto Garant a comprarlo. Mi sembrava di trattarlo gi troppo bene per il suo reale valore. Avrebbe dovuto essermi grato per tutta la vita, gli davo una paga magnifica, pi responsabilit di quante potesse assumerne, eppure..."
"Deve aver giocato sull'invidia, se mi permette un'osservazione, signore. Shai, nella sua boria, era convinto di non venir giustamente apprezzato, n tanto meno ricompensato. Prima solo Tyren, poi anch'io: si  sentito scavalcato. Era convinto che i miei progressi nella vostra considerazione fossero dovuti esclusivamente alla mia amicizia con Tyren."
Irulio lo guard pensoso: "Probabilmente hai ragione. Sei in gamba, Adrian, molto in gamba. Ringrazio gli dei che hanno illuminato Tyren nel soccorrerti, quella volta di Elgo." Rimase in silenzio per un buon momento. Ogni volta che si parlava di avvenimenti trascorsi, Irulio sembrava rievocarli nel ricordo con estrema intensit. Adrian era convinto che il mercante sentisse il peso di ogni nuovo giorno come una piccola morte e cercasse in quei tuffi nel passato l'energia per continuare a combattere. Ci riusciva, ma a un duro prezzo: perch a dargli forza erano pur sempre soltanto delle memorie, che portavano inscritta in filigrana la morte che si avvicinava.
Irulio si scosse: "Bando ai ricordi! Abbiamo ben altri impegni futuri. Ci servono ancora un paio di giorni di preparativi: li sfrutteremo per raccogliere tutte le informazioni possibili dai nostri uomini. Intanto mandate delle spie a tenere d'occhio la tenuta. Non voglio correre il rischio che Garant trasferisca il bottino da un'altra parte a nostra insaputa. Tu, Adrian, tira fuori da questa ragazza ogni minimo ricordo della casa, della servit, delle abitudini della villa.
Tu, Tyren, continua ad addestrare gli uomini nelle tecniche notturne e studia il loro equipaggiamento: voglio che abbiano tutto quel che pu servire in una situazione del genere. Non devono fallire.
E ora andate. Voglio restare solo."

La gente che Irulio aveva fatto preparare per l'impresa era decisamente all'altezza delle esigenze. Giunti nei pressi delle Pietre Nobili, la tenuta di Garant, gli uomini si divisero in piccoli gruppi che attesero la notte nascosti nei boschi e nei valloni di cui la regione abbondava. Poi col favore delle tenebre - non si era neanche a mezza luna - tutti si ritrovarono nel punto da cui Edo ed Adrian avevano spiato i movimenti delle pattuglie pochi giorni prima.
Cinque tra i pi agili si allontanarono nella notte appena il drappello di turno fu passato. Avrebbero predisposto corde per facilitare il passaggio degli altri, al pi tardi entro mezz'ora. Poi, al ritorno del drappello, gli avrebbero teso un'imboscata. Sarebbero piombati sul resto dei difensori, prima le false sentinelle, poi gli altri: non ci sarebbe stato molto da combattere.
A Redos avevano mobilitato tutte le spie infiltrate tra gli uomini di Garant e avevano rapito un messaggero che arrivava dalla tenuta, sostituendolo con un loro uomo. Il malcapitato aveva raccontato loro tutto sui turni di guardia e sugli effettivi della difesa delle Pietre. Si erano stupiti allo scoprire quanto Garant fosse tranquillo e prendesse sottogamba il compito di proteggere la refurtiva. Evidentemente era convinto di aver messo a segno il colpo perfetto e non riteneva di correre alcun rischio. Era tanto sicuro di s da mandare la sua giovane moglie a trascorrere un periodo di vacanza alla tenuta. Forse l'aveva intesa come una copertura geniale per gli insolitamente frequenti scambi di messaggi con Redos; oppure gli era sembrata soltanto un'idea originale.
Quando Irulio aveva saputo di questa coincidenza ne era quasi rimasto deluso: "Un dilettante si riconosce sulla distanza," aveva sbuffato, "chiunque pu avere un'idea geniale, la classe sta nel saperla amministrare." Ma subito il bagliore predatorio gli si era risvegliato negli occhi: "Voglio quella donna, Adrian. La voglio qui, legata, e voglio divertirmi con lei. E` chiaro?" D'un tratto l'eccitazione nella sua voce era febbrile: "Tutto passa in secondo piano, le spezie, le merci, i diamanti... Se ne occuper Edo. Tu trovala e portamela."
Adrian aveva dovuto annuire. L'idea di consegnare una vittima innocente alla fredda furia che bruciava Irulio non lo attraeva affatto. Avrebbe cercato di "fallire" quell'incarico con stile. Come, l'avrebbe deciso una volta tornato alla tenuta.
Adrian si allontan dal resto della spedizione dieci minuti dopo i primi incursori. Aveva deciso di agire da solo, sia perch non riteneva di aver bisogno di chiedere aiuto per rapire una donna, sia perch non voleva testimoni che riferissero avvenimenti diversi dalla sua futura versione dei fatti. Salt il muro alla prima delle corde e sprofond nel buio verso gli edifici padronali. Aveva trascorso pi di un pomeriggio ad interrogare Agata sui suoi ricordi della casa di campagna di Garant e riteneva di avere un'idea abbastanza chiara della magione, anche se la ragazza non era mai salita ai piani superiori, dov'era invece probabile che si trovasse dama Glirys, la sposa di ser Garant. Non era preoccupato, il suo talento si esprimeva meglio nell'improvvisazione che non nella pianificazione meticolosa. Il suo vecchio maestro era solito dire che i piani sono importanti, ma lo  ancora di pi la capacit di trarre partito dal loro fallimento.
Mentre si avvicinava alla residenza nell'immenso silenzio di quella notte autunnale, si accorse di essere curioso. A Redos giravano parecchie voci sull'affascinante consorte di Garant: non si sapeva da dove venisse, n quale fosse il suo lignaggio. Il giovane l'aveva riportata con s in citt da uno dei suoi viaggi nel Sud e l'aveva sposata dopo pochi mesi di fidanzamento. Da allora la coppia aveva condotto una vita molto ritirata, li si era visti raramente in societ se non in occasioni solenni ed anche allora solo per fugaci apparizioni. Di lei si diceva che fosse bellissima e molto giovane: lui ne era innamoratissimo, tanto da trascurare sovente gli affari per restare in sua compagnia.
Adrian, vista la piega degli avvenimenti, era propenso a credere che si fosse trattato di un'elaborata finzione mirata a stornare qualunque sospetto dall'erede di ser Elmer, troppo impegnato ad amoreggiare per dedicarsi a furti di carovane e diamanti. Tanto di cappello. Adrian sapeva apprezzare una bella trovata, anche se ad averla era un suo avversario.
Intanto era giunto nei pressi della villa. Il silenzio notturno era perfetto. Troppo perfetto, ai suoi acuti sensi di ladro. E non vedeva luci alle finestre,  n avvertiva la presenza di sentinelle. Un vago senso di inquietudine prese a formicolargli sulla pelle, come uno spiffero freddo. Si avvicin con circospezione ancora maggiore al muro orientale dove, al chiarore delle stelle, aveva scorto un balcone al primo piano. Si sciolse la corda dalle spalle e vi assicur un rampino con gesti precisi, calibrati. Era teso ad avvertire ogni minimo segno, ogni sensazione che potesse avvertirlo del pericolo.
La notte era immobile. Solo stelle e silenzio.
Mentre bilanciava l'uncino per il lancio, un'improvvisa folata di vento che sconvolse le fronde degli alti tigli che crescevano vicino alla casa lo fece trasalire. Fino a un attimo prima non c'era neanche un sospetto di brezza ed ora le foglie sembravano impazzite. Molte, strappate da un autunno precoce, turbinavano nelle ombre argentate. Quello stormire caotico avrebbe coperto il rumore del ferro sulla pietra, comunque. Adrian non riusciva a essergliene grato.
Mise a segno il primo lancio. Si assicur con tutto il suo peso che la corda reggesse e, dopo un ultimo sguardo all'inutile ricerca di una ronda, si inerpic agilmente fino al balcone. Ritir la fune, nella rassicurante ipotesi che qualcuno potesse passare e notarla, e dedic la sua attenzione alle finestre. Nessuno si era curato di chiudere le persiane. Tir fuori dalle tasche del farsetto lo stilo che portava incastonato all'estremit un piccolo diamante e il tampone imbevuto di resina adesiva destinato a evitare che il vetro tagliato cadesse con gran rumore all'interno della stanza. In pochi istanti era dentro. Si richiuse la porta - finestra alle spalle, per non attirare gli attenti sguardi delle fantomatiche sentinelle e attese un momento per abituare gli occhi all'oscurit.
Si trovava in una sala di rappresentanza, arredata con gusto: bel mobilio  solido di legno scuro, divani e poltrone dall'aspetto confortevole, adatti ad una casa di campagna, per quanto raffinata. C'era una porta a due ante di fronte a lui. Chiudendo la finestra aveva cancellato dalla sua percezione il mormorio fantasma dei tigli. Li vedeva agitarsi di fuori, in balia di raffiche spietate, ma il silenzio di quella stanza non ne era scalfito. Prov a bussare con le nocche sull'anta di una credenza, ma inutilmente. Poi si scorse in uno specchio, vide che Krishdar, che portava a tracolla, riluceva di un bagliore quasi impercettibile.
Seppe che c'era della magia in atto.
Qualcuno attentava alla vita della moglie di Garant con ben altri mezzi che non Irulio. Doveva scoprire di chi (o di cosa) si trattasse.
Usc su un corridoio che davanti a lui si allargava in un ampio ballatoio per le scale dal pianterreno. A sinistra continuava per meno di venti passi prima di arrivare alla terrazza principale, sulla facciata settentrionale; a destra oltrepassava un arco e si arrestava in una saletta dove c'era uno scrittoio con un lume da notte spento ed una sedia. Da l un altro corridoio si dipartiva ad angolo retto dal primo e vi si aprivano altre due porte. Nell'aria aleggiava un fumo azzurrastro e profumatissimo, tanto da risultare quasi insopportabile da respirare. Adrian procedeva con la spada sguainata e ad ogni passo il riflesso fosforescente si faceva pi intenso. Giunto al quadrivio si ferm, indeciso sulla direzione da prendere. Gli venne un'idea: spost l'arma in un lento arco davanti alle porte ed al corridoio. Alla seconda porta il bagliore aument.
La apr e venne investito da morbide volute di quell'incenso potente. Trattenne il respiro giusto in tempo. Richiuse la porta e, inumidito un fazzoletto con l'acqua della borraccia, se lo leg davanti al naso e alla bocca. Poi entr.
Era una bella anticamera riccamente arredata che dava negli appartamenti di Glyris, a giudicare dal gusto tipicamente femminile delle decorazioni. N Adrian nutriva alcun dubbio in proposito. Si chiese se avrebbe potuto far qualcosa per salvarla o se si sarebbe dovuto ritirare, insospettato testimone di troppo potenti incantesimi. Deglut. Il fumo speziato pervadeva l'ambiente in una nebbia turbinante. Prosegu. Oltrepass una sala da cucito e si affacci alla stanza da letto. Krishdar ormai scintillava. La stanza era vuota. Vi si aprivano due porte: una, aperta, era quella del guardaroba; l'altra, appena accostata, doveva essere quella della stanza da bagno.
Percep, pi che sentire, un'invocazione cantilenante, sospesa nell'aria con i gorghi di fumo. E rimase di sasso. Era una voce femminile.
Rinfoder la spada. Con morbidi passi di gatto si avvicin alla porta semichiusa e sbirci all'interno.
La sala era ampia, rivestita in marmi dalle tinte pastello. Argenti rilucevano ovunque, ma Adrian non ci fece caso. La sua attenzione era monopolizzata dalle due figure che mettevano in scena un inquietante rituale al suo centro. Spalle alla porta, una donna avvolta in una tunica di seta nera, i lunghi capelli corvini raccolti in una treccia che le scendeva lungo la schiena, tracciava nell'aria segni di magia ripetendo ossessivamente le parole arcaiche dell'incantesimo.
Davanti a lei, su una strana sedia di legno e cuoio, gli occhi di chi  in balia di una forte droga, stava... GARANT!
Il rivale di ser Irulio era nudo, inghirlandato di fiori viola che Adrian non conosceva. Polsi e caviglie erano assicurati ai braccioli e alle gambe della sedia con larghe fasce di cuoio rinforzate da borchie. Glyris gli aveva posto dei bacili d'oro sotto mani e piedi. Gli si avvicin con movenze sinuose che fecero correre un brivido di desiderio per il corpo di Adrian. Sciolse un nastro che le teneva la tunica chiusa al collo e se la fece scivolare di dosso. Sotto ne indossava una identica, ma bianca. Carezz il corpo del marito, lo sfior con le labbra senza smettere di recitare l'incanto. Garant era immobile, come di pietra.
Poi, all'improvviso, un pugnale lucente le comparve nella destra, senza che il fluido rincorrersi dei segni di potere ne venisse interrotto. Lo vibr in un arco perfetto. Recise le vene dei polsi di Garant. Il sangue cominci a correre dopo qualche istante, tanto la lama era affilata. Still viscoso nei bacili destinati a raccoglierlo. La lama ne era ancora monda.
Ai lati della sedia, in due bracieri di bronzo, ardeva l'incenso da cui emanava quel vapore asfissiante. Sul pavimento, pacchi sventrati da cui uscivano erbe essiccate e polveri dall'aspetto inconfondibile... LE SPEZIE!
Gran Cielo, le spezie di Cathaeth. Avevano sbagliato tutto. Garant era il romantico poeta che tutti conoscevano e Shai non sapeva niente dei diamanti di Kandia. Era Glyris la responsabile di tutto, la giovane sposa timida che stava sacrificando il marito per un rito che Adrian non conosceva, ma i cui scopi sospettava sempre pi chiaramente. Glyris lev di nuovo il pugnale e con un inchino gli fece lambire le caviglie di Garant, come la lingua di un serpe. Il sangue non lo sporc neanche questa volta. Affior in due linee vermiglie sulla pelle dell'uomo, dopo qualche momento, e corse a raccogliersi nei bacili, una pioggia purpurea e inarrestabile.
Adrian non riusciva a staccare gli occhi da Glyris. Il suo corpo emanava un magnetismo imperioso, una corrente di passione cui era difficile resistere, pur conoscendo il prezzo del suo amore. Proprio allora lei sciolse il nastro della tunica e rimase in piedi, le braccia aperte nell'invocazione, appena coperta da un velo rosso che non faceva che modellare le sue grazie. Si inginocchi ed immerse le dita nel sangue. Poi se le port alle labbra.
Adrian si strapp all'ipnosi malvagia di quella scena con le ultime energie. Respirava a stento, per il fumo e per la tensione del desiderio. Solo una piccola voce, lontano nel suo spirito, lo spronava a fuggire da quella strega e dalla lussuria del suo corpo, mantenuto giovane nei secoli dalla morte di chiss quante vittime. Garant era spacciato e Irulio non avrebbe avuto fanciulle con cui gingillarsi. Ogni passo che lo allontanava dal rituale infernale gli pesava come una condanna, ma doveva salvarsi, anche se quella morte non era un prezzo troppo alto per avere Glyris.
Travers la stanza da letto quasi in trance ed inciamp nella toilette della donna. Si riprese appena in tempo per non rovesciare tutto in terra, specchi, cosmetici, gioielli. Era un bottino di tutto rispetto, ma non gli interessava. Doveva solo andar via, salvarsi nonostante tutto.
Raggiunse il corridoio come ubriaco, i polmoni pieni di quel profumo demoniaco. Corse al balcone, all'aria libera e all'urlo delle fronde dei tigli. Corse nella notte finch non sent di nuovo il rumore dei suoi passi, non vide le fiamme e l'esultanza dei suoi compagni.
Edo gli and incontro con un mezzo sorriso sulle labbra: "Tutto recuperato," gli disse, "mancano solo pochi pacchi di spezie. Ma..." Si accorse soltanto allora che era solo: "Sei solo."
Adrian riusc a sorridere. Doveva avere una faccia terribile, comunque, e il sorriso doveva essere estremamente stonato con il resto dell'espressione. Edo sbarr gli occhi: "Problemi?"
Il ricordo di Glyris era ancora troppo pericoloso. Adrian gli disse solo: "Andiamo via."


* Epilogo *

Irulio guardava la nebbia salire dalle acque del porto, mentre Adrian terminava il racconto delle avventure di quella sera.
"Capisce, ser Irulio, Glyris aveva bisogno di ardere quelle spezie per completare il rituale dell'incantesimo di ringiovanimento. Gliene serviva una gran quantit e avrebbe dovuto farla acquistare da voi, l'acerrimo rivale di suo marito. Forse avrebbe potuto ricorrere all'opera di un intermediario, ma le sarebbe costato una fortuna e non so come Garant avrebbe potuto convincere il vecchio Elmer a sborsarla. La sua gestione degli affari di famiglia non  stata molto brillante, come lei sa bene, e il loro patrimonio non  pi quello di una volta."
Irulio pareva nuovamente invecchiato. La sua lungimiranza era stata solo un'illusione, restava prigioniero di un gioco che capiva sempre meno e i diamanti di Kandia non bastavano ad alleviare il suo sconforto. Si volt verso Adrian: "Era bella?" gli chiese.
Adrian abbass gli occhi: "Da far rimpiangere la morte," rispose.
I diamanti di Kandia

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