Sebbene viva ormai da lunghi anni ed abbia visto accadere molte cose,  solo ora, al tramonto dei miei giorni, che vengo spinto da un avvenimento di questo mondo ad interrompere il mio testimoniare silenzioso. Come era scritto nelle profezie, doveva venire il momento in cui  i vecchi insegnamenti sarebbero rivissuti in un uomo, un uomo che avrebbe potuto impugnare le antiche armi e cercare il cammino nascosto. Ho visto infine giungere il giorno e l'uomo sulle onde del mare, ed ora,  dopo i segni delle meraviglie, l'ho visto partire verso le lontane montagne. 
 detto che sar l'esempio della sua vita a risvegliare le scintille nei cuori, e che dottrine dimenticate torneranno in onore grazie alle sue gesta. Io, da parte mia, ho sempre mantenuto vivo il fuoco ai piedi dell'altare e non posso che accogliere la sua venuta con la gratitudine del fedele. Ma, affinch gli altri - che non sanno - possano apprezzare pienamente il significato delle sue gesta, ho deciso di compilare una breve raccolta che contenga le prime testimonianze dei prodigi che hanno luogo intorno a lui. 
Mai un messaggio sia affidato ad una forma che non fasci il  suo contenuto come fondina la spada, perch solo un'unit perfetta pu essere tramite di alti concetti. Mi  parso che l'antico modo dei rapsodi fosse la via maestra per dare la possibilit a chi ne ha interesse e facolt di penetrare questo mistero. 

Yaras, del culto di Nadh
 


"Per il giorno e la notte, che strana meraviglia!"  
"E allora come a uno straniero 
 Dalle il benvenuto."
	(Shakespeare, Amleto, I, V, 172-173)


Redos sorgeva in fondo ad uno dei fiordi pi imponenti di cui si avesse notizia. Tutta la costa per miglia e miglia a Nord e a Sud non offriva altre possibilit di approdo di una certa importanza, precipitando in mare da centinaia di metri di altezza con ripide pareti dove popolose colonie di uccelli marini prendevano dimora; miriadi di isolotti e scogli testimoniavano della vittoria dell'Oceano sulle montagne dell'entroterra e numerosi fiordi pi o meno profondi occupavano le valli costiere, continuando l'offensiva delle acque irrequiete.
Alle sue spalle, dopo una breve fascia collinosa, si trovavano  le Grandi Pianure con le loro distese fertili di raccolti e brulicanti di mandrie, delimitate a Sud e ad Ovest dall'Arco di Roccia e cangianti nel lontano Nord nella steppa arida. Pi oltre si aprivano i panorami ondulati delle Graise, i confini del Deserto. Non c'erano altri sbocchi alle loro ricchezze se non Redos. E questo rendeva il porto uno dei centri economici pi importanti del continente, per non dire del mondo. 
Redos era sempre stata il cuore del commercio della regione, fin dai tempi in cui i traffici si svolgevano prevalentemente lungo le coste e non si conoscevano navi pi grandi dei kadvel. In seguito, per, si era avuta notizia di altre terre al di l dell'oceano e le rotte si erano inoltrate nelle sue acque sconfinate. Le navi che correvano quei nuovi itinerari erano molto pi grandi e pesanti dei kadvel, che ora venivano usati solamente per la navigazione sottocosta e nel fiordo. I grandi vascelli transoceanici, infatti, non potevano giungere direttamente alle banchine del porto, poich il fondale non era sufficiente. Essi dovevano cos gettare l'ancora al riparo dell'isola di Havan, vetta superstite di uno dei primi bastioni arresisi alle onde, posta proprio all'imbocco del Fiordo di Redos, ed affidarsi per le operazioni commerciali alle piccole ed efficienti imbarcazioni della Flottiglia Mercantile, che percorrevano incessantemente le acque infide del fiordo lungo canali che zigzagavano tra le isole e i bassifondi fino al porto vero e proprio.
Un tale volume di affari necessitava di innumerevoli attivit di supporto, cosicch Redos non smetteva di estendere i suoi confini nell'entroterra: la breve piana sulla quale era inizialmente nata era stata occupata ormai da secoli ed ora l'espansione continuava inarrestabile, ricoprendo collina dopo collina di abitazioni, magazzini ed ogni altro genere di costruzione utile ai traffici. Migliaia di persone si spostavano  ogni giorno lungo le vie che conducevano in citt, cosicch le autorit non avevano alcuna possibilit di sapere chi giungesse a Redos o chi la lasciasse. Il sottobosco umano caratteristico di ogni grande centro era fiorente e ruotava principalmente intorno alla potente Gilda dei Ladri, sebbene molti fossero coloro che agivano in modo indipendente, non lasciando tracce del proprio passaggio.
Se comunque le occasioni di azione per i malviventi erano pressoch infinite, lo stesso accadeva per le possibilit di impiego per coloro che volevano guadagnarsi da vivere onestamente. Il porto e le sue multiformi attivit offrivano opzioni di tutti i tipi sia a terra che in mare agli uomini di buona volont, mentre per chi non amava l'acqua c'era l'universo dei commerci con l'interno o la caccia sulle catene costiere. Anche qui le Corporazioni e le Case gestivano la maggior parte degli incarichi e dei traffici, ma restava ampio spazio all'iniziativa del singolo intraprendente. 
A Redos le fortune salivano e scendevano allo stesso ritmo delle maree, e molti lo avevano imparato perfettamente.

* * *

" proprio ora di trovare qualcuno che ti aiuti, Tyren! Non puoi continuare ad interessarti di tutti i miei affari da solo, andr a finire che ti esaurisci ed io non sapr pi a che santo votarmi. Perci vedi di darti da fare e rimedia un braccio destro che ti dia una mano (uh, uh, carina questa, eh?) anche nelle transazioni pi spinose... Non so se mi sono spiegato..."
"Ma certo, Eccellenza. Le sono molto grato per il suo interessamento, ma questo non fa che confermare la sua magnanimit e il suo buon cuore. Tutti a Redos dovrebbero riconoscere che non c' Signore pi splendido e altruista di lei e smetterla di rifiutarle il seggio al Consiglio. Soprattutto quando ci mandano gente come Ser Garant o Ser Menesio..."
"Non li nominare, non li nominare, che solo a sentirne parlare mi viene la nausea. Hai ragione, Tyren, la citt non mi apprezza appieno, ma per fortuna io so scegliermi i collaboratori, vero? Prenditi un altro sei per cento sull'affare della polvere di perle, te lo meriti ampiamente."
"La sua generosit  senza limiti, Ser Irulio, come i suoi possedimenti. A proposito del discorso di prima, comunque, le volevo parlare di una scena che ho visto stamane al porto: bene, ero andato ai moli per ispezionare la stiva della Sula  che deve far vela stanotte per Ianua e ero quasi arrivato all'attracco, quando ho sentito dei clamori di quelli che annunciano una bella rissa. Nessuno mi corre dietro, mi sono detto, e sono andato a dare un'occhiata. C'era un sacco di gente proprio dov'era appena arrivato il brigantino postale da Kindar e si erano messi tutti in circolo... Sapristi! Un fracasso, chi urlava di qua, chi bestemmiava di l, e in mezzo due che si azzuffavano. Al primo colpo d'occhio quasi quasi me ne vado: uno dei due era Elgo LamadiVetro, uno dei peggiori elementi del porto, uno alto due metri buoni, con una pancia cos, ma agile da far paura. E poi col coltello  una furia: lo chiamano LamadiVetro perch il suo coltello  talmente veloce che sembra trasparente. L'altro invece era uno giovane, con due bei baffi e la mosca, sul metro e ottanta, il fisico slanciato e molto abbronzato: doveva essere arrivato dalle Isole; per non mi sembrava proprio una sfida per Elgo.
Beh, insomma, faccio per andarmene, pure un p seccato perch Elgo lo reggo poco e mi piacerebbe che gli dessero una bella lezione, quando il ragazzo gli fa una finta col pugnale a sinistra e approfittando della sua reazione gli assesta un calcione sulla gamba che porta il peso e lo manda lungo sul molo. Non pu immaginare la folla, Ser Irulio: il delirio! Applausi, urla, le prime scommesse. A quel punto sono rimasto anch'io: quel ragazzo aveva stoffa, sarebbe stato proprio un peccato se Elgo lo avesse ammazzato. 
Purtroppo per lui aveva sottovalutato Elgo. La sua stazza frega sempre quelli che non lo conoscono. LamadiVetro schizza in piedi prima che il bruno gli sia sopra e girando sui talloni spazza col coltello: lo prende al costato, ma quello  fortunato, le costole deviano la lama e se la cava con un taglio superficiale. Ma se avesse visto i suoi occhi, Ser Irulio: due occhi da belva, freddi come il ghiaccio.  stato allora che ho saputo che l'avrebbe ammazzato. E ho scommesso di conseguenza. Ma comunque Elgo  convinto di averlo in pugno, lo insulta e quando pensa di esserci affonda. Il suo ultimo affondo. Il ragazzo salta. Salta sul posto, raccogliendo le gambe sotto di s e Eldo gli si trova sotto, senza pi bersaglio. Ma non credo che abbia avuto il tempo di capire, perch l'altro ha abbassato il coltello dall'alto in basso, come i macellai, e gliel'ha piantato alla base del collo, netto e pulito. Poi scendendo l'ha spinto via con un calcio e  atterrato in piedi. Un gatto, le dico. S' guardato intorno, ha strappato via il pugnale e si  tuffato gi dal molo, giusto in tempo per evitare le guardie che stavano arrivando. Una cosa incredibile, Ser Irulio, una perla."
"E come si fa a ritrovarlo, questo gioiello, se  sparito?"
"Tyren sa il fatto suo, Eccellenza. Ho fatto qualche domanda in giro e so dove si nasconde. Domani pensavo di andarci a parlare, sempre che lei sia d'accordo."
"Lo sono senz'altro, Tyren. Come al solito un lavoro eccellente. Se riusciremo ad educare questo giovane ad essere efficiente come te saremo a cavallo, caro mio, a cavallo."

* * *

Il bello di essere marinai  che si conosce tanta gente, si hanno tanti amici ed aumentano cos le possibilit di averne in luoghi dove si capita per la prima volta e dove un amico fa comodo. Questo era esattamente quello che era accaduto al giovane protagonista della rissa al porto, il quale, dopo la fuga acrobatica dalla banchina, si era trovato ad avere un estremo bisogno di un rifugio e di qualcuno che si prendesse cura di lui. Fortunatamente, fra le altre cose, era anche marinaio, neanche dei peggiori, e negli anni trascorsi per i mari aveva stretto qualche legame importante con altri nella sua stessa condizione, e ad alcuni era gi stato d'aiuto.
Uno dei suoi pi cari amici si era stabilito a Redos da qualche tempo, coronando il suo sogno di aprire una taverna dove tutti i suoi conoscenti potessero venire a bere in santa pace ed a raccontare le meraviglie incontrate in navigazione. Voleva avere la taverna pi conosciuta dei sette mari, quella di cui tutti si ricordassero con rimpianto sotto i fortunali e con gioia a qualche miglio dal porto, ma per renderla sempre pi accogliente aveva chiesto dell'oro alle persone sbagliate e si era trovato costretto a fare dei lavori poco puliti: nascondere merce di contrabbando, di quella che i pirati sbarcavano a luna nuova negli innumerevoli fiordi ed insenature della costa meridionale del Fiordo di Redos e che arrivava in citt con false carovane; o dare ospitalit a criminali in attesa di un imbarco per lasciare un'ambiente troppo caldo. 
Quest'ultima circostanza, in questa occasione particolare, si rivel assai positiva per l'acrobata fuggiasco che aveva interrotto cos abilmente la carriera di Elgo LamadiVetro. Quando col favore delle tenebre questi abbandon il nascondiglio dove aveva trascorso la giornata e buss all'ingresso posteriore dell'Ancora e l'Edera, non si sarebbe mai immaginato di venir preso di peso e portato in cantina e da l in una stanza nascosta dietro ad un pannello girevole, arredata con gusto e del tutto sicura. 
L'amico, una volta tornato a posto il pannello, gli fece cenno che poteva parlare liberamente e cominci a strappargli di dosso i resti della camicia per medicare la ferita al costato, ultima impresa di Elgo. Era un tipo paziente e non si scomponeva mai: quando gli aveva aperto la porta l'aveva salutato come se l'avesse visto il giorno prima, mentre invece non si vedevano da quattro anni. E lui oltre tutto non aveva neanche avvisato del suo arrivo!
"Ehi dico, Ira, hai messo su una specie di ricovero per diseredati in questa famosa taverna di cui tutti parlano. Sembra quasi che ti aspettassi di vedermi in simili circostanze disgraziate e abbia fatto i preparativi del caso," ridacchi il giovanotto, riso che si trasform in smorfia di dolore quando Ira disinfett il taglio che era s leggero, ma ormai infetto, dopo una giornata passata gettato sotto una barca rovesciata.
"Sei stato fortunato ad avere l'occasione di vederlo, il ricovero. Molti altri non hanno visto pi niente, dopo aver discusso con Elgo."
"Questo  vero. Immagino che ne abbia ingannati tanti con quell'aria goffa e quella pancia. Accidenti, l per l non riuscivo a credere che uno con quel fisico potesse andare in giro ad attaccare briga; meno male che ho notato la velocit con cui ha  estratto il coltello e mi sono regolato di conseguenza, altrimenti non avresti avuto modo di sdebitarti dandomi una mano a uscire da questo impiccio." Pausa di riflessione. "Certo che sei strano, Ira. Non mi vedi da quattro anni e neanche mi chiedi che ho fatto, dove sono finito, neanche ti stupisci a vedermiti piovere in casa in un modo tanto balordo... O ti vengono a trovare tutti cos?"
"Sapevo che avresti parlato a sufficienza per tutti e due, Adrian: non sei cambiato granch negli ultimi tempi. E d'aspetto sei cambiato anche meno, visto che appena ho sentito la descrizione di quello che ha ammazzato Elgo LamadiVetro ti ho riconosciuto. D'altronde ti avrei riconosciuto in tutti i casi, ne conosco pochi capaci di simili giravolte, e cos efficaci poi. Pover'uomo," sospir finendo la fasciatura, "veniva spesso a bere qui e certe volte se ne andava senza aver sfasciato niente. Mi mancher quel suo pancione."
"La prossima volta che qualcuno cerca di accoltellarmi gli chieder se  tuo cliente prima di reagire, cos mi dar una regolata: solo ferite leggere, anzi possibilmente lo stordir soltanto e la sera verr a raccontarti la scena e a berci su.
Roba da matti! Neanche una giornata che sono arrivato e questa citt gi non la sopporto pi."
"Smettila di lamentarti come una vecchia zitella: se non ti conoscessi non riuscirei a sopportarti. Cos'hai in mente di fare adesso, piuttosto?"
"Hai ragione, bando alle ciance. Penserei di aspettare che si calmino un p le acque e poi di reimbarcarmi di corsa: Redos mi va stretta sul serio."
"E piantala! La tua impresa ha smosso gli ambienti giusti e certi contatti si sono gi fatti sentire. C' bella roba in ballo, sempre che tu voglia ballare."
"Che vuoi dire, si sono gi fatti sentire?"
"Stamattina, subito dopo la rissa,  passato il braccio destro di uno dei mercanti pi in vista della citt a chiedermi se avevo modo di rintracciarti e io gli ho detto che gli avrei fatto sapere qualcosa entro domani. Nel pomeriggio poi ne sono passati altri due, ma niente di simile al primo: se entri in quel giro c' da diventare ricchi. E allora spero che ti ricorderai degli amici."
"Senti senti, la faccenda si fa interessante. Tutto considerato, se sarai cos gentile da continuare ad ospitarmi, potrei pensare di restare qualche altro giorno."
"Ora s che sei tu. A questo punto direi che  il caso di brindare ai nostri affari futuri," e Ira vers del vino rosso da una brocca che era in attesa sul tavolo.
"Ai nuovi affari e ai vecchi amici!"

* * *

Alcuni mesi pi tardi...

"Sicch, mio buon Tyren, ti rendi responsabile di un atto cos poco cortese, proprio tu? Venirmi a svegliare con notizie simili! Chiunque ne avrebbe la giornata completamente rovinata, chiunque non potrebbe che prendere decisioni impopolari, dopo un inizio del genere...  inutile che tu prenda quell'espressione contrita, adesso. Il danno  bell'e fatto e dovremo porvi rimedio. Per favore, passami quel fazzoletto, s, quello che mi  caduto dal capezzale, ecco, grazie."
"Ser Irulio, non era veramente nelle mie intenzioni guastarvi il risveglio, anzi me ne sarei ben guardato. Lo stavo proprio dicendo al cuoco pocanzi, che sventura  stata il non avervi potuto incontrare ieri quando siete rientrato dalla villa; ma succedono delle cose tali che mi impediscono di agire senza consultarvi prima. Quella del carico da Cathaeth  solo una, quella che ci colpisce di pi finanziariamente, diciamo..."
"Ecco, bravo, diciamolo. Un carico che aspettavamo da sei mesi delle erbe mediche e delle spezie piu` pregiate del continente sparito, sparito, e` vero?"
"Almeno cos riferiscono i ragazzi che ho mandato quando il ritardo si faceva grave. Mi riservo di essere pi preciso quando saranno tornati quelli che ho mandato dopo, quelli bravi."
"Mi sarei aspettato di vederti partire in persona per una disdetta tanto grave, Tyren. Non sei pi quello di un tempo, mi duole dirlo, ma ti comporti come se non avessi pi a cuore i miei interessi. E s che i miei interessi sono anche i tuoi, non capisco..."
"Ma messere, che dice? Vuol forse farmi credere che non ricorda pi le notti in bianco che ho passato solo il mese scorso con quell'impiccio dei suoi negozi? Che se non avessi avuto quel giovanotto a darmi manforte ci sarei scoppiato, per la rogna che era? Quel giovane che poi oltretutto le ho trovato io, non per dire..."
"S, forse; ma nonostante tutto devi darmi un buon motivo per spiegare come mai non sei andato tu a ispezionare il percorso. Sai che di te ho sempre avuto la massima fiducia e in questo caso mi sarebbe parso essenziale il saperti impegnato a risolvere la questione. Non per altro, per le erbe avrei potuto chiudere un occhio, per le spezie pure, ma c'era quell'altro piccolo aspetto che direi responsabile primario della mia arrabbiatura: Tyren, sono anni che cerchiamo di entrare in contatto con i contrabbandieri di Kandia e una volta che ce l'abbiamo fatta, ci facciamo rubare tutto il carico di diamanti da una banda di volgari banditi di strada? Non  ammissibile, non sta n in cielo n in terra, te ne rendi conto o no? Perch non sei l?"
"Ser Garant ha acquistato la Bella di Frea."
"Cosa?"
" mezz'ora che cerco di dirglielo, capo, ma lei non mi ha mai fatto finire. Sembra che la sua offerta fosse la pi vantaggiosa. Ho cercato di informarmi meglio, ma  stato impossibile, l'equipaggio e il vecchio proprietario si sono volatilizzati e il nostro amico a casa di Ser Garant ha avuto un incidente."
"Che incidente, Tyren? Che altra novit  questa?"
" caduto dalle scale, sembra, e si  rotto l'osso del collo. Morto stecchito. Capisce perch le ho dovuto rovinare la mattinata?"
"Dei! Tyren, scusa. Non credevo fossimo giunti a tanto. Ma allora andiamo con ordine, chi hai mandato sulle tracce del convoglio?"
"Shai, Edo ed Adrian. Mi sembravano i pi adatti."
"S, un'ottima scelta. Dopo di te sono gli stessi che avrei mandato io e devo dartene atto, quell'Adrian  veramente un ragazzo in gamba. Hai avuto fiuto a scovarlo in quella taverna."
"Ira ci deve molti favori, Ser Irulio."
"Parole sante, parole sante... E quando si prevede che rientrino, quei tre?"
"Domani o dopodomani al pi tardi. I primi che sono andati hanno fatto qualche domanda alle locande dove si fermano a pernottare le carovane da Mezza Montagna e hanno avuto notizie della nostra fino a due giorni di cammino da qui. Poi pi niente. Conto molto su Shai ed Edo... e su Adrian in particolare."
"Mi pare che per questa faccenda non ci resti altro da fare che aspettare il loro ritorno, allora. Mah! Adesso raccontami per filo e per segno della Bella di Frea... Dei, Dei, non si finir mai di penare per colpa di questi maledetti filibustieri con cui divido l'onore di essere uno dei cittadini pi in vista di Redos. Che colpa ne ho se non sbaglio mai un affare, eh?  forse colpa mia?"
"Su, Ser Irulio, non si scaldi tanto che lo sa che le fa male. La gotta..."
"Hai ragione, Tyren, hai ragione. Come ho potuto dirti quelle cose orribili? Devi scusarmi, ma non mi rendevo conto... Beh, comunque, passiamo alle dolenti note. Avanti!"
"Lei si  assentato per una settimana, e al momento della partenza sembrava che la nave fosse nostra, si ricorda? Bene, dopo un paio di giorni sono andato a cercare il padrone e non l'ho trovato. Poco male, dico, tanto i patti sono chiari e lui non ha alcun interesse a non rispettarli: accetter le proposte di tutti e quali che siano le offerte dei concorrenti dar la nave a noi. E sar meglio per lui, detto fra parentesi. Ad ogni modo cerco di trovarlo anche nei giorni successivi: niente, scomparso. Alle lunghe cominciavo a sentire puzza di bruciato quando, l'altro ieri, ero in giro gi al porto e sento gli araldi che annunciano alla popolazione l'avvenuta transazione fra Fulgenzio Cliff e Ser Garant e fanno sapere a tutti che la Bella  di Ser Garant. Ci sono rimasto come un fesso, l in mezzo alla piazza del mercato e qualcuno mi c'ha pure sfottuto: sa, era una storia che sapevano in molti. Faccio per andare verso casa per vedere di contattare il nostro confidente e arriva Yano di corsa e mi dice della `disgrazi. Sapristi! Non sapevo pi dove mettere le mani.  stata una giornata d'inferno e poi, in serata, pure la chicca della carovana. Non sono riuscito a fare praticamente nulla. So solo che la ciurma, il capitano e l'armatore non sono pi a Redos."
"Ci ha fregato, scusa il termine poco elegante, ci ha fregato come poveri fessi. E ti dir di pi, Tyren: abbiamo una spia in casa. Non  possibile una simile serie di coincidenze."
"L'avevo pensato anch'io, Ser Irulio, ma chi? Sono due giorni che ci penso e non ne sono ancora venuto a capo; oltretutto sono pochi a conoscere cose tanto delicate, per cui la rosa si restringe. Non vedo chi..."
"Lo troveremo, lo troveremo, non ti preoccupare. L'importante  di elaborare una bella contromossa. Quindi: occhi aperti per il capitano e il proprietario della Bella. Se se ne sa qualcosa, voglio che li prendiate e li portiate qui: devo sapere perch ci hanno tradito. Poi bisogna fare in modo che tutti gli altri sappiano che non ci si pu prender gioco di noi impunemente. Poi: agire non appena Adrian e gli altri ci portano notizie fresche. Andare a trovare la moglie del maggiordomo di Garant e offrirle un bel viaggio che non possa rifiutare. Poi andremo a parlare col brav'uomo e vedremo se stavolta collaborer. Il furbetto credeva che non sapessimo della sua mogliettina, ma si sbagliava, nevvero?" 
   "Vede, Ser Irulio, che avevo bisogno delle sue direttive? Lei ha una capacit di... di..."
"Sintesi, mio caro, sintesi.  per questo che quei maledetti mi odiano e mi boicottano. Sanno che sono il migliore e cercano di mettermi i bastoni fra le ruote. Ma  inutile: ride bene chi ride ultimo. Voglio che tu mi tenga costantemente aggiornato, va bene?"
"Sar fatto, capo, non si preoccupi."



* * *


"Vi sono pi cose in cielo e in terra, Orazio,
Di quante non ne sogni la tua filosofia."
	(Shakespeare, Amleto, I, V, 174-175)


La regione nella quale si perdevano le tracce della carovana scomparsa sembrava, a tutta prima, non offrire possibilit alcuna per un'impresa del genere. Era una terra di colline dolcemente digradanti, dove la gran parte delle zone adatte era stata da lungo tempo coltivata e dove gli insediamenti umani erano pi che frequenti. Piccoli villaggi, fattorie isolate, locande che fiorivano dei traffici con l'interno e le montagne costellavano le sue valli e pianure, rendendo difficile a chiunque lo spostarsi inosservato. Problemi quasi insormontabili avrebbero dovuto porsi a chi avesse dirottato un'intera carovana. 
Invece no. 
Del convoglio non c'era traccia. I rapporti degli inviati che li avevano preceduti avevano chiarito ad Adrian e agli altri che bisognava pensare a qualcosa di insolito per risolvere l'enigma, dal momento che, stando alle prove, gli uomini e i carri erano semplicemente evaporati senza lasciare traccia. Cosa che tutti e tre ritenevano naturalmente impossibile. Lungo la strada avevano controllato attentamente le asserzioni dei rapporti ed avevano dovuto convenire che non c'erano luoghi dove tendere un'imboscata con buone garanzie di successo. Avevano rinnovato le domande in pi d'un ostello e ci che era stato loro risposto era in perfetto accordo con quanto gi noto. Si trovavano ora accampati a un paio di miglia dall'ultima locanda dove la carovana si era fermata e cercavano di individuare, in mezzo a tutto quello che avevano saputo, il particolare sbagliato che li potesse mettere sulla pista giusta. Cosa, disgraziatamente, pi facile a dirsi che a farsi. 
Adrian non era affatto soddisfatto. N delle informazioni, n della compagnia. Gli pareva infatti assurdo negare una realt in nome di un'altra, per di pi meno solida. Cosa c'era di pi certo del fatto che la carovana fosse scomparsa? Eppure Shai arrivava a sostenere che doveva esserci un errore di fondo in tutta la faccenda, che la carovana, evitando ogni contatto con chicchessia, doveva essere arrivata a Redos dove, l s!, era stata fatta sparire o addirittura era stata venduta di soppiatto a un cliente migliore di Ser Irulio. Ma a prescindere dal fatto che era incomprensibile il perch di un tale cambiamento di comportamento - la carovana non si era nascosta per niente fino a quel punto - restava la mancata registrazione alla Dogana. Si potevano far miracoli, ma una carovana non poteva entrare a Redos di soppiatto. Non poteva neanche arrivare in vista della citt senza che qualcuno la notasse, se  per questo; ma Shai liquidava tali argomentazioni come sottigliezze da damerino e proponeva vigorosamente di rientrare e cercare al porto, prima che sparissero anche le ultime tracce.
Shai non gli era mai piaciuto, d'altro canto. Lo aveva sempre ritenuto un viscido opportunista pronto a tutto pur di ottenere il suo tornaconto ed in pi di un'occasione lo aveva visto scaricare la colpa dei suoi errori su altri, pi deboli. Una o due volte aveva cercato di far lo stesso con lui, ma lui era un osso un p pi duro, e poi era amico di Tyren. Gi, di tutta la compagnia l'unico che stimasse veramente e di cui si potesse dire amico era proprio Tyren, praticamente il capo. Ma non era per questo che lo apprezzava o che aveva cercato di accattivarsi la sua simpatia. Dopo il primo incontro all'Ancora e l'Edera aveva cominciato a lavorare per Irulio d'Entraves, pi per non perdere di vista Tyren che per interesse economico. Si era subito accorto che quell'uomo sarebbe stato importante per la sua vita, come se n'era accorto anni prima per Gwayris, il suo maestro d'armi e di cose arcane. In fin dei conti era tutta la vita che si affidava al suo intuito e questo non lo aveva mai tradito. Con Tyren erano subito andati d'accordo. Per questo aveva continuato a lavorare per il mercante nonostante il fatto che la prima impressione negativa da lui ricevuta si fosse poi precisata e definita con la collaborazione, l'uomo gli aveva dato molto, amicizia ed insegnamenti e, perch no?, occasioni per arricchire. Bisognava essere ricchi per potersi dedicare agli studi che interessavano ad Adrian, anche se lui non lo aveva mai detto a nessuno. Quegli studi erano un'eredit di Gwayris, qualcosa a cui aveva aderito d'istinto e che restava la sua meta ultima pur nelle avventure continue della sua vita. E l'istinto gli diceva adesso che Shai aveva torto, che di lui non ci si poteva fidare e che nella storia della carovana c'era qualcosa che non andava. 
Inutile sperare in Edo per un aiuto. Edo parlava raramente e mai per dire qualcosa di importante. Chiedeva informazioni inutili, puntualizzava, iniziava frasi che lasciava poi cadere se appena minacciavano di assumere un senso troppo definito ed autonomo: era un gregario perfetto, un abile spadaccino, ma come investigatore non valeva un accidente. Adesso stava l, con la sua lunga faccia del tutto priva d'espressione rivolta verso Shai come una quinta abbandonata dai teatranti  (Adrian amava il teatro di strada e si divertiva a scovare analogie tra quelli che lo circondavano ed i suoi spettacoli preferiti, ma per Edo non era riuscito a trovare nient'altro che un palcoscenico deserto. Shai, inutile dirlo, era il serpente traditore di tanti e tanti lavori edificanti) e non diceva niente perch qualunque cosa sarebbe stata troppo sensata. Il fiato che Shai stava sprecando da mezz'ora era ad esclusivo uso e consumo di Adrian, che per non sembrava beneficiarne abbastanza.
"Piantala di pensare ai cavoli tuoi e d qualcosa," si stizz Shai a un certo punto. Perch diamine Tyren avesse scelto proprio lui per questa missione era un mistero sul quale Adrian si riservava di investigare pi a fondo una volta tornati a Redos.
"Stai dicendo delle fesserie tali da annoiarmi mortalmente. Non si rientra senza aver cercato meglio."
"E che vorresti cercare, tu che sei cos intelligente?"
"Cercare di capire cosa ci sfugge. Sono convinto che la carovana non  mai arrivata a Redos. Dev'essere successo qui intorno."
"Sono stufo delle tue arie, hai capito? Ho troppa esperienza per dare ascolto a un moccioso come te. Torneremo e Ser Irulio decider chi ha avuto torto. Se troveremo il convoglio al porto ne vedr delle belle."
"E senn vedrai i sorci verdi, razza di idiota. Andarsene senza aver neanche perlustrato la zona sarebbe imperdonabile per Irulio e lo sai benissimo. Senti, domani all'alba andremo alla locanda che c' a sei ore da qui a chiedere se, quando sono arrivati l, i carovanieri si comportavano normalmente o se erano circospetti, se cercavano di non dare nell'occhio oppure andavano in giro tranquilli. Se gi sembravano sospetti laggi, vorr dire che hai ragione tu e torneremo di corsa a Redos, senn torneremo a parlare con l'oste della Falce Stellata... Eppure questo nome mi ricorda qualcosa...
Beh, torneremo a parlare con l'oste della Falce Stellata e perlustreremo anche meglio il tragitto tra i due punti. Che ne pensi?"
"Una volta tanto parli col cervello, Adrian. Mi sembra una proposta sensata. Tu, Edo?"
"Se dobbiamo alzarci all'alba  ora di andare a dormire."
"Giusto, dannazione! Io monter l'ultimo turno di guardia; tu, Adrian?"
"Coricatevi pure. Io per il momento non ho sonno."
Era una notte splendida. Luna nuova di settembre, una lieve brezza dai monti e miriadi di stelle. Adrian lasci che il fuoco si riducesse a un pugno di tizzoni e, appoggiato a una giovane quercia, alz gli occhi allo Zodiaco per seguire i lenti sentieri delle costellazioni. Quella notte il Carro troneggiava al colmo del cielo, le sue stelle una falce scintillante nelle profondit dello spazio...
Il giorno dopo dense nuvole temporalesche correvano da orizzonte a orizzonte. L'alba non era stata pi di un sospetto di luce grigia da qualche parte a oriente e i tre avevano percorso in silenzio le miglia che li dividevano dalla locanda proposta da Adrian, ognuno rinchiuso nei propri pensieri. Spesso Adrian si era chiesto quali potessero essere i pensieri di Edo, ma anche a quest'interrogativo non aveva trovato risposta: il palco restava vuoto. A parte questo, Adrian, che visitava la regione per la prima volta, si era stupito del repentino cambiamento della conformazione del terreno. Dopo la Falce Stellata la via si inoltrava in mezzo a colline dai fianchi assai pi ripidi che sembravano sorgere improvvise ad ogni nuova svolta, che formavano strette gole e valloncini invasi da un groviglio di vegetazione selvaggia ed apparentemente impenetrabile: era, non poteva fare a meno di pensare, una zona ideale per gli agguati ed i sequestri. 
Il tempo era sempre ugualmente opprimente quando arrivarono in vista della Porta delle Piane, come si chiamava la locanda, e le informazioni che ottennero non fecero nulla per sollevar loro il morale. Il convoglio - disse l'oste - lo ricordava bene, aveva chiacchierato a lungo con i carrieri e se non andava errato questi gli avevano detto di essere sulla via di Redos per recarsi dal signore d'Entraves. Gente molto simpatica, riferiva, e giurava che era un vero peccato il non avere pi loro notizie da cos tanto tempo. Mentre l'uomo parlava Adrian lanciava eloquenti occhiate a Shai, il quale tuttavia faceva finta di non accorgersene.
Dopo aver bevuto con l'oste una tazza di sidro i tre uomini ripresero la via del ritorno; erano sempre silenziosi, ma Adrian stavolta osservava il percorso con maggiore attenzione, perch gli era venuta un'idea: una realt si pu creare, andava argomentando, nel qual caso importa studiarne i creatori per scoprirne le vere fattezze. Presentemente gli artefici della realt cui si aggrappava Shai erano i vari osti e locandieri che avevano ospitato la carovana. Era sufficiente che uno di loro mentisse perch la realt cos solida di Shai crollasse in mille pezzi. Viste le circostanze, Adrian era propenso a credere che il bugiardo fosse l'oste della Falce Stellata. Quello che avevano appena lasciato non avrebbe certo saputo da chi era diretta la merce se i carovanieri stessi non glielo avessero detto e poi le gole e gli strapiombi che stavano ora attraversando sembravano fatti apposta per scopi di rapina... Ragion per cui la carovana era stata dirottata in questi anfratti e l'oste della Falce mentiva.
Perch mentiva? Per paura o per interesse? Se si trattava di paura, farlo parlare sarebbe stato molto difficile; se si trattava di interesse un modo di farlo collaborare si sarebbe potuto trovare, ne era quasi sicuro. Certo per che era strano che un oste fosse in combutta con dei briganti di strada, almeno in quelle regioni... Pensandoci meglio, erano addirittura i briganti di strada a essere fuori posto da quelle parti. Da quando era a Redos non aveva mai sentito parlare di incursioni contro carovane o accampamenti, cosa invece assai comune verso le montagne o pi a Nord. Vuoi vedere che aveva ragione Shai? Assurdo, doveva esserci un'altra risposta.
Intanto erano di nuovo in vista della Falce Stellata. L'insegna oscillava alla stenta brezza di pioggia e per un attimo tutta la concentrazione di Adrian vi si focalizz, come se quel pezzo di legno dipinto fosse l'unico oggetto del suo universo. E Adrian vide con gli occhi della mente un'altra falce stellata dipinta su legno, pi precisamente sullo sportello della carrozza di citt di un certo Ser Garant, notabile di Redos e, a quanto ne sapeva, acerrimo concorrente di messer Irulio d'Entraves. Il resto venne da s, facile in una mente gi al massimo delle sue capacit: qualcuno aveva avvisato Garant della spedizione dei diamanti e questi aveva sequestrato la carovana a monte della Falce Stellata, affidando all'oste suo sgherro il compito di sviare eventuali indagini. Mentre smontavano da cavallo e Shai ritornava alla carica con la storia del porto Adrian si chiese brevemente se la sua fosse solo stupidit oppure qualcosa di peggio; ma non credeva che Shai fosse al corrente della coincidenza di Kandia, perci si concentr sull'incontro con l'oste.
Il maltempo doveva aver scoraggiato i viaggiatori, perch la locanda era deserta. Solo l'oste e sua moglie sedevano davanti al camino acceso nella bella sala comune, consumando una cena silenziosa. L'uomo, quando li vide, si alz e si invent un sorriso di circostanza, venendo loro incontro per farli accomodare e prendere le ordinazioni. Mentre Shai ed Edo si sedevano Adrian si diresse a sua volta verso di lui sorridendo e fece in modo di raggiungerlo vicino al muro che divideva in due la sala, lasciandola comunicare attraverso un arco dallo stipite di legno lavorato.  Pi rapido di un baleno, lo afferr per il bavero e spintolo all'angolo gli punt il coltello alla gola, sibilandogli all'orecchio: "Vuoi portare tu i miei saluti a Ser Garant o ci penseranno i tuoi eredi, verme?"
Era stato talmente rapido che gli altri non si erano quasi accorti dell'accaduto mentre l'oste aveva gi capito di essere in trappola. Adrian lo vide dai suoi occhi, ma l'ometto cerc nonostante tutto di prendere tempo. Balbettava, lo scongiurava di non far torto a sua moglie, la quale, dal canto suo, era rimasta impietrita accanto al focolare. Non c'erano rumori nella locanda. Una parte della mente di Adrian registr questo fatto con una certa inquietudine, ma l'oste era pi importante. Affond un poco la lama e sent l'oste cedere di schianto contro di lui. Stava per parlare e Adrian si stava gi rilassando quando un ultimo sguardo ai suoi occhi lo rimise di colpo in allarme: vi stava affiorando un'espressione mista di sorpresa e terrore, come se al sollievo per la salvezza improvvisa si associasse di colpo la coscienza di un pericolo peggiore. Un'ombra sottrasse luce ad Adrian che ag d'istinto , affidandosi ai nervi: scagli di lato l'oste e salt dall'altra parte sfruttando la spinta. Sent un coltello sibilare dov'era stata la sua schiena pochi attimi prima e si volse di scatto per vedere l'aggressore.
Era Shai.
Era lui il traditore. Gli lanci il pugnale che aveva in mano, ma lo manc. Il pugnale si conficc nel legno sopra la testa dell'oste con uno schiocco sordo. Shai, che nel tentativo di prendere Adrian alle spalle si era sbilanciato, aveva perso il suo; sguain la spada e balz contro di lui. In quel momento era un pazzo omicida con la bava alla bocca, estremamente pericoloso. Adrian cerc di schivarlo, ma inciamp in un tavolo e cadde pesantemente a terra. Rotol via velocissimo e la spada lo sfior lacerandogli i vestiti. Mentre a sua volta estraeva l'arma chiam a raccolta tutte le sue energie e men un fendente rasoterra sperando di colpire l'avversario alle gambe, ma quello lo evit saltando in tempo. Perse per a sua volta l'equilibrio e Adrian ebbe modo di rialzarsi... e di rendersi conto che la spada gli vibrava in pugno. Era la vecchia spada che Gwayris gli aveva regalato al momento della separazione, dicendogli che sarebbe cresciuta con lui; ma fino ad allora nulla era accaduto che lo avesse fatto sospettare di qualche suo potere soprannaturale. Era passato del tempo, questo  vero, ma lui non si sarebbe mai aspettato niente del genere. Rimase un buon momento stupito a fissare la lama, e gli sembrava di vederla emettere bagliori soffusi. Il suo atteggiamento era cos fuori dalla norma che anche Shai si ferm per un attimo interdetto a guardarlo; poi si convinse che Adrian dovesse essere atterrito dal suo attacco improvviso e reso pi baldanzoso da questa scoperta si fece di nuovo sotto.
Con la coda dell'occhio Adrian not il movimento di Shai. Stava per spostarsi quando una parola si form chiara nella sua mente, come se qualcuno accanto a lui l'avesse pronunciata a voce alta e sent l'energia scorrere dall'elsa lungo tutto il suo corpo. Non si mosse. Ruot sul posto per fronteggiare l'avversario e grid quella parola che gli risuonava nella testa sempre pi forte. 
"Krishdar!" grid e la lama esplose di fiamme accecanti e sembr guizzare viva nelle sue mani. Shai rimase pietrificato nel riflesso baluginante del fuoco, la sua mente del tutto allo sbando davanti a un tale prodigio. Mor quasi senza accorgersene, quando la luce bianca gli precipit addosso di schianto.

* * * 

"Cos, mio caro Adrian, almeno tu mi porti buone nuove, in questo mesto panorama. Avrai saputo...?"
"Mio signore, non riesco a credere alle notizie che mi vengono riferite. Tyren ed io eravamo amici, veramente amici, e..."
"Il tuo dolore ti fa onore, ragazzo. Ma posso sin d'ora assicurarti che l'assassinio di Tyren non rester impunito. So per certo di chi  la colpa, chi  stato il mandante di un simile barbaro delitto e far in modo che se ne penta. Ma tu..."
"Perdoni l'interruzione, Ser Irulio, ma se la responsabilit della morte di Tyren  di Ser Garant voglio essere tra coloro che si incaricheranno della vendetta."
"Come sai che Garant  coinvolto in questa storia?"
"Shai tradiva. Ed era al soldo di Ser Garant. Ho dovuto ucciderlo l'altro ieri perch ha cercato di accoltellarmi alle spalle."
"Shai? Dei, avrei dovuto saperlo. Era l'unico della cui completa fedelt non ero certo. E l'hai ucciso, dici? Racconta, andiamo,  importante!" 
"Non capivo come la carovana potesse essere sparita nella zona che tutte le tracce sembravano indicare, vista la sua conformazione. Shai sosteneva che non avevamo capito nulla di tutta la faccenda e che il convoglio era stato fatto sparire qui a Redos, ma era una cosa semplicemente assurda. 
Per farla breve, dopo una serie di ragionamenti avevo deciso che l'oste della Falce Stellata mentiva per depistarci. Quando abbiamo smontato davanti alla locanda mi sono accorto che l'insegna era identica allo stemma di Ser Garant. A quel punto ero certo della mia ipotesi. 
Una volta entrati, ho aggredito l'oste per spaventarlo e farlo parlare e mentre lo tenevo spalle al muro Shai ha cercato di prendermi a tradimento. Per fortuna me ne sono accorto in tempo e sono riuscito a batterlo. Ma ho dovuto ucciderlo." 
"Dei, dei, che mala fortuna mi assale! Ma va' avanti, Adrian, va' avanti."
"Dopo tutto questo l'oste era pronto a dirci qualunque cosa. Era uno straccio. Ho messo Edo a controllare che nessuno ci disturbasse e l'ho interrogato. La locanda  di Ser Garant. Quando Shai l'ha avvisato del carico di contrabbando che portava la carovana, il suo nemico ha deciso di sfruttarla come copertura e mezzo per coprire le tracce. La carovana  stata assalita nelle gole che le dicevo, tra le due locande, e dirottata in una tenuta, sempre di Ser Garant, che si trova a poche ore a Nord da quel punto. Ieri siamo andati con Edo a fare un sopralluogo e abbiamo trovato le tracce dei carri abbastanza facilmente; non si aspettavano che qualcuno le andasse a cercare proprio l. Le abbiamo seguite fino ai confini della tenuta e poi siamo tornati indietro.  per questo che arriviamo con tanto ritardo... e troviamo simili notizie."
"Diamine, ma l'oste avr subito avvisato Garant dell'accaduto. Avreste dovuto ucciderlo e inscenare una rapina. Accidenti!"
"Non si preoccupi, Ser Irulio. Abbiamo portato le sue due figlie a fare una gita a cavallo con noi. Finch non le rivede non dir niente a nessuno."
"I miei complimenti. Io stesso non avrei saputo far meglio. Adrian, questo mi conferma in quanto avevo gi in animo di fare. Appena mi hanno informato della sorte di Tyren ho deciso che ti avrei affidato il suo incarico e la sua paga. Anche se sei uno degli ultimi arrivati, sei senz'altro il pi in gamba e adesso soprattutto ho un gran bisogno di gente in gamba. Te la senti?"
"Ser Irulio, non so come esprimerle la mia gratitudine per la sua stima e per la fiducia che mi dimostra. Certo che me la sento. Tanto pi che questo mi permetter di occuparmi in prima persona della vendetta del mio amico."
"Sono felice che tu accetti, Adrian. Insieme riusciremo a far andare in fumo i progetti di Garant. Adesso ascolta: l'ultima cosa di cui si  incaricato Tyren  stata il rapimento della moglie del maggiordomo di Garant. Ieri gli abbiamo fatto sapere che se la voleva riabbracciare avrebbe dovuto venire ad incontrarci stanotte in un certo posto. L'uomo  il braccio destro di Garant e sar sicuramente al corrente della storia dei diamanti: stanotte lo spiazzeremo facendogli vedere che sappiamo tutto e che non  il caso che faccia il furbo. Ci faremo dire dove Garant ha nascosto i diamanti e come sono protetti, poi tu ti incaricherai di andarli a recuperare. Poi vedremo cosa fare a Garant. Nel frattempo puoi approfittare delle grazie della signora: mi hanno detto che  un bel bocconcino e credo che presto sar vedova. Uh, uh, non male come idea."
"Tutto sar fatto come lei desidera, Ser Irulio. Domattina le far un rapporto completo. Solo, mi permetta di declinare l'offerta della donna. Ho una compagna e sono un tipo fedele."
"Dei! Adrian, un giorno mi dovrai far conoscere la donna che si  accaparrata una tale perla rara. Sia come vuoi. A domani."

* * *

Quaranta giorni dopo...

"Adrian,  la rovina! Dei, dei,  la fine di tutto, di tut- to..."
"Cosa succede, Ser Irulio? Lei  disperato."
"La delazione, il tradimento. Ecco il mio unico difetto: ho sempre allevato delle serpi in seno, sono troppo buono ed eccone i frutti."
"Ma si pu sapere di che cosa parla, capo?"
"Ah, gi, non sai. Mi hanno denunciato alle Guardie di Giustizia, ecco che c'; con tutte le prove dell'assassinio del maggiordomo di Garant, del furto in casa sua e mille altre cose. Sono un uomo finito, Adrian. Non mi resta che preparare la fuga. Tu dovrai aiutarmi, perch se mi abbandoni anche tu... Mi aiuterai, vero?"
"Ser Irulio, a prescindere dalla stima che nutro nei suoi confronti e dal dovere, resta il fatto che perlomeno nella storia del furto sono coinvolto anch'io ed  quindi nei miei stessi interessi aiutarla."
"Cielo, che fortuna averti al mio servizio. Allora ascolta: non dispero di riuscire a mettere tutto a tacere, sai, ho degli agganci; per nel dubbio voglio portar via un p dei miei beni per un'eventuale, diciamo, ritirata strategica, afferri?"
"Certamente."
"Bene, voglio che tu ti incarichi di organizzare il trasferimento. Dovrai raggiungere al pi presto Havan con una nave che non dia nell'occhio ed attendere l. Ti mander notizie con un piccione viaggiatore. Se tutto fila liscio porterai la roba alla mia tenuta facendo un giro largo; se vedr invece che tutto  perduto, ti raggiunger e da l salperemo per le terre d'Oltreoceano."
"Mi scusi, Ser Irulio, ma col suo permesso vorrei predisporre anche un piano d'emergenza nel caso che la sua "ritirata" non vada in porto."
"Uh, uh, bella battuta, Adrian; standomi vicino hai raffinato il tuo spirito, ragazzo mio. S, hai ragione, non ci avevo pensato. Ho il vizio di confidare troppo nella mia buona stella. E dire che mi sta trattando cos male, ultimamente. Bah, ci mancherebbe soltanto che tu dovessi venire a tirarmi fuori dal carcere; dovrei veramente pagarti in diamanti in un caso del genere."
"Parole sante, Ser Irulio, parole sante."

* * *

Novembre a Redos era un mese assai malvoluto, perch le sue nebbie rendevano il fiordo una valle di spettri e spesso causavano il naufragio di qualche malcapitato legno che avesse perso i punti di riferimento dei fari. A guidare la rotta lungo il braccio di mare, infatti, erano stati disposti, sin da tempi lontanissimi, piccoli fari mettendo la prua sui quali si evitavano la gran parte delle insidie che il fiordo riservava a chi non lo conoscesse pi che bene. Anche con l'aiuto dei fari, ad ogni modo, giungere felicemente in porto era ancora un affar serio, tanto  vero che la Casa dei Capitani della Flottiglia era una delle pi potenti a Redos. Anche i capitani, comunque, non amavano affatto Novembre.
La sera che Adrian scelse per lasciare Redos era una tipica sera novembrina. Filamenti grigiastri di nebbia avevano iniziato ad alzarsi dalle acque del porto con l'avvicinarsi del tramonto e quando la notte era ormai vicina un sipario biancastro nascondeva le estremit lontane dei moli d'attracco. Durante il giorno Adrian aveva fatto trasportare il carico ad una darsena privata che si trovava in una piccola insenatura sulla costa meridionale del fiordo, a un miglio circa dalla citt. Era questo uno dei punti da cui partivano le imbarcazioni contrabbandiere di Ser Irulio: quella notte per non sarebbe stato un legno anonimo a salpare l'ancora da quella base, bens un kadvel della Flottiglia, privo soltanto delle speciali insegne di riconoscimento della Casa, i fregi che indicavano il rango del comandante. Adrian confidava nell'aspetto ufficiale della nave per evitare incontri con le pattuglie della Guardia del Porto.
Quando l'oscurit fu totale il kadvel si allontan dalla darsena e si inoltr nel biancore ovattato della nebbia. Adrian non dubitava affatto delle doti di timoniere dell'uomo che aveva scelto, che era uno dei pi stretti collaboratori di Ser Irulio per quel che riguardava il contrabbando. 
Ad un tratto, quando si era ormai all'altezza di un piccolo gruppo di isole a poche miglia da Havan e la nebbia si era fatta sempre pi fitta, una sagoma comparve a pochi metri dal lato di tribordo del kadvel e rapidamente accost.

* * *

"Come mai qui, Kand?"
" accaduta una grave disgrazia, Ser Irulio..."
"Che intendi? Diamine, parla su, parla!"
"Stanotte stavamo facendo rotta su Havan, come da suoi ordini, quando all'improvviso un battello ci ha affiancato uscendo da un banco di nebbia. Erano gente di Cala d'Oro, pirati."
"No, non pu essere. O Dei, o Dei, non pu essere vero... Beh, ma c'era Adrian con voi, avr pur fatto qualcosa, avr difeso i miei beni... Non pu avermi tradito anche lui."
"Sul mio onore, Ser Irulio, nessuno vi avrebbe potuto servire meglio. La vedetta non aveva ancora finito di dare l'allarme che messer Adrian era gi in coperta, pronto al combattimento, che ci chiamava alla difesa della nave. La sua fama era tale che perfino i pirati lo hanno riconosciuto. Ma sull'altra nave doveva esserci Kohendir in persona... Credo che sia stato lui ad ucciderlo."
"No! Come puoi dire "credo" se mi parli della morte del mio collaboratore pi fidato? Che fine ha fatto Adrian, Kand?"
"C'era molta nebbia, signore, non si vedeva bene. Ma abbiamo sentito uno scambio di battute tra i due, poi messer Adrian ha gridato e c' stato un tonfo in mare. Poi qualcuno ha gridato "Adrian  caduto, la nave  nostra" e ci hanno arrembato."
"Nessuno ha fatto nulla per salvare la mia roba?"
"Gli uomini erano demoralizzati dopo che il capo era stato spacciato e i pirati erano tanti, fulminei. Non c' stato niente da fare.
Non hanno torto un capello a nessuno, ci hanno imbarcato sulle scialuppe e hanno fatto vela verso l'Oceano."
"Sono rovinato, rovinato... Adesso che ero riuscito a sistemare quell'altra storia. Ed il povero Adrian, non avete neanche cercato la salma..."
"Abbiamo tentato, Ser Irulio, ma le correnti devono averla trascinata via. C'era solo acqua grigia e nebbia."


* * *


"Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
L'altro inverno, pi sordo della mente di un fanciullo,
Io corsi! (...)
La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare.
Pi lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti."
	(A. Rimbaud, Il battello ebbro)


Dal momento in cui Adrian aveva scoperto i poteri nascosti di Krishdar era nata in lui una nuova consapevolezza degli insegnamenti del suo maestro Gwayris. Molti dei suoi detti, che ai tempi dell'apprendistato gli erano sembrati oscuri, gli si presentavano adesso sotto una luce diversa; alcuni si erano chiariti al suo studio. Dal rientro da quella missione Adrian aveva ripreso le vecchie pergamene che Gwayris gli aveva lasciato come oggetto di meditazione e si era gettato nel loro esame con rinnovato vigore. Il seme che il vecchio maestro d'armi aveva piantato in lui era maturato mentre Adrian viveva e raccoglieva esperienza dal mondo, ed ora si schiudeva alla nuova coscienza con le sue nuove abilit. Gli insegnamenti non erano solo mirati alla magia, ma comportavano il perseguimento di una condizione d'esistenza pi elevata, di un diverso stato di coscienza del cosmo e dei suoi nessi invisibili: le arti magiche erano solo un portato della crescita interiore, il riflesso esterno della fiamma dell'atanor.
Dalle antiche carte Adrian aveva ricavato i testi celati di alcuni incantesimi e la nuova forza che scorreva in lui l'aveva riempito d'entusiasmo e di volont di andare avanti. Anche per questo, oltre alla chiara sensazione che con la morte di Tyren era terminato il suo periodo a Redos, aveva deciso di sfruttare l'occasione che vedeva all'orizzonte e di ritirarsi per continuare ad approfondire l'Arte in una relativa sicurezza economica. D'altronde era scritto nei testi che solo chi non avesse preoccupazioni mondane avrebbe potuto dedicarsi alla Ricerca.
Uno degli incantesimi che Adrian aveva appreso a padroneggiare creava a fianco del mago un disco d'aria capace di trasportare carichi molto pesanti, non richiedendo da parte dell'evocatore che una blanda concentrazione. Era questo uno degli elementi fondamentali del piano di Adrian, che sarebbe stato per insufficiente alla bisogna se il Destino non avesse voluto celebrare la nascita del nuovo mago a modo suo.
Quando Adrian aveva scassinato il forziere in cui Ser Garant - come aveva rivelato il suo sventurato maggiordomo - aveva riposto i diamanti di Kandia, vi aveva trovato insieme alle gemme un astuccio da preziosi legato con un nastro rosso ad un rotolo di pergamena. L'astuccio conteneva un anello, all'apparenza affatto meritevole di tante attenzioni. Adrian l'aveva portato con s per esaminarlo meglio, e non ne aveva fatto parola con nessuno. Aveva scoperto che la pergamena era redatta in simboli runici di magia, e quando ne aveva terminato la traduzione si era reso conto di essere in possesso di un anello magico che dava al possessore la facolt di camminare sulle acque. Naturalmente chi lo indossasse non doveva portare con s nulla di pi pesante delle proprie vesti e le proprie armi. Era stato a quel punto che il piano si era presentato alla sua mente, netto e preciso come se qualcuno lo avesse stilato per poi sottoporglielo.

* * *

Il fiordo di Redos si apriva sull'Oceano nel cuore di una costa ripida e scoscesa che non offriva altre possibilit d'approdo per miglia e miglia, a Nord e a Sud. A complicarne ancor pi i lineamenti, una miriade di scogli ed isolotti creava un gioco intricatissimo di correnti alle falde delle scogliere, rendendo la navigazione un'impresa impegnativa ed offrendo centinaia di baie e calette riparate a chi avesse intenzione di complicare ulteriormente la vita ai capitani che percorrevano le rotte per Redos.
Le basi dei pirati erano naturalmente situate in anfratti ignoti e molto ben protetti, ma seguendo sentieri appena accennati nel labirinto delle catene costiere era possibile arrivare in luoghi da dove piccole imbarcazioni agili potevano prelevarvi e condurvi a colloquio con i capi della Pirateria. Se questi ritenevano di volervi vedere.
Nell'anno di permanenza a Redos, Adrian era entrato a far parte di quel ristretto numero di uomini che era bene conoscere per vivere tranquilli e, dopo il colpo ai danni di Ser Garant, tra gli addetti ai lavori era diventato quasi una celebrit. Ai primi giorni di Novembre aveva chiesto a messer Irulio d'Entraves qualche giorno di congedo in attesa che le acque si calmassero. Grazie al suo amico oste dell'Ancora e l'Edera era riuscito ad entrare in contatto con la Gente della Costa, del cui aiuto aveva bisogno per un progetto che gli era venuto in mente. Si rec quindi ad uno dei punti d'incontro e si imbarc alla volta di Cala d'Oro, quartier generale di Kohendir, uno dei pi influenti signori dei Pirati.
Cala d'Oro era una delle perle della pirateria dell'Oceano, il porto da cui quasi tutte le spedizioni leggendarie erano partite. Cala d'Oro era anche uno di quei luoghi che, una volta visti, ti entrano nell'anima e la infettano come una malattia, attirandoti a s senza sosta per il resto della vita.
Sorgeva al centro di un intreccio inestricabile di scogli, canali e bracci di mare, la traversata del quale richiedeva sicuramente una grande abilit ed un'altrettanto grande memoria, in fondo ad una baia piuttosto pronunciata, dall'andamento sinuoso e dalle acque di cristallo; sembrava concepita da un pittore, per come si armonizzava con lo scenario naturale per forme e colori. Un'infinit di bandiere e stendardi garriva al vento e anche da lontano si poteva indovinare l'attivit pulsare per le vie. 
Appena la vide, Adrian ne fu conquistato. Sbarcato, si mosse per le strade come in un sogno, gustando ogni attimo di quell'atmosfera fatta citt. Il suo stupore e la sua ammirazione dovevano essere evidenti sul suo viso anche al momento in cui fu finalmente condotto da Kohendir, in una casa appena pi bella delle altre, ma intorno alla quale c'era pi silenzio. L'uomo, infatti, sorrise nel vederlo, lo salut calorosamente e lo invit a bere qualcosa prima di affrontare argomenti pi seri. Doveva avere circa quarant'anni, ma i capelli scuri erano gi molto brizzolati, come d'altronde la barba che gli incorniciava il viso. Li portava lunghi alle spalle, fermati da un piccolo copricapo di cuoio poco pi grande di una papalina. Era vestito in maniera sobria e non assomigliava a nessuna delle descrizioni di cui Adrian era a conoscenza. Emanava una sensazione di potere calmo, di controllo e fiducia.
"Vedo che la nostra piccola capitale ha fatto un'altra vittima. Ne sono felice, perch ho speso molte energie per renderla come l'hai vista. Ho voluto che fosse un posto che spingesse al ritorno e che rendesse pi piacevole la vita a chi avesse la fortuna di abitarvi."
" senz'altro tutto questo, Kohendir. Mi sembra di averla sempre conosciuta e, ci nonostante, di trovarla pi bella di prima. Sar difficile andar via per sempre, dopo questo incontro."
"Rimani! Quale soluzione  pi semplice di questa?"
"Ti ringrazio dell'invito. So quanti vorrebbero che venisse loro rivolto; ma la mia strada porta altrove, verso le montagne. Forse torner in futuro; adesso devo lasciare il mare.  per questo che sono qui. Voglio proporti un'azione combinata, in modo che il mio posto a Cala d'Oro sia gi pagato, semmai dovessi venirvi ad abitare." 
"Ho sentito parlare assai bene di te, Adrian, ed  per questo che ti ho voluto mio ospite. Sentiamo cos'hai di interessante per noi."
"Ti ho detto che voglio lasciare Redos. Siccome non so dove mi porter il cammino, vorrei andarmene tranquillo, e una serie di circostanze mi spinge a ritenere che questo sia il momento giusto. La mia tranquillit dipende da Ser Irulio d'Entraves, ed appunto per questo vorrei far in modo che lui non sappia nulla delle mie intenzioni. Voglio sparire senza che qualcuno mi insegua, tanto per capirci.
In questi giorni ho la possibilit di indurre Ser Irulio ad effettuare una spedizione di preziosi del tutto straordinaria senza le solite attenzioni. Sar su un kadvel di quelli che fanno servizio per la Flottiglia Mercantile, ma senza le insegne, e porter buona parte delle sue ricchezze. Voi intercetterete la nave e nessuno ne sapr mai nulla, perch il messere non correr certo il rischio di denunciarvi, dato che molto di quello che toglierete a lui, lui l'ha tolto a qualcun'altro in modo poco ortodosso. Voi per, in cambio di questa informazione, dovrete fingere di uccidermi e lasciare poi libero l'equipaggio perch lo riferisca a chi di dovere. Di me non dovrete preoccuparvi: ho un buon piano per sparire."
"La prospettiva  molto interessante, ma come potremmo, per dirti il primo problema che mi viene in mente, fingere di ucciderti facendo in modo che l'equipaggio lo sappia?"
"Bene, lascia che ti spieghi meglio..."

* * *

Quando il vascello pirata abbord il kadvel, Adrian si era ritirato sottocoperta gi da un p per gli ultimi preparativi. Senza fare il minimo rumore aveva tratto i diamanti dal loro nascondiglio e li aveva portati nella sua cabina, l'unica del lato di babordo dotata di una piccola finestra dalla quale poter sgusciare quando fosse giunto il momento. Era poi passato a tribordo, in un locale vuoto con un piccolo obl dove aveva gi sistemato un pesante sacco. Aveva aperto l'obl e aveva aspettato. Nel momento in cui la vedetta aveva dato l'allarme ed i pirati stavano arrembando aveva urlato fuori dalla finestrella: "Allarmi! Siamo assaliti. A me, per Ser Irulio!"
Erano proprio le parole che i pirati aspettavano. Adrian aveva sentito gridare nella nebbia: " una nave del signore d'Entraves. C' anche il suo braccio destro. Addosso, gente della Cala!"
Poi la voce di Kohendir: "Ho sentito parlare di te, Adrian, ma non ti temo." Uno dei suoi uomini, a questo punto, saltato per primo sul kadvel, stava impersonando Adrian, approfittando della scarsa visibilit.
Adrian pronunci allora l'ultima battuta: "Lo vedremo. Aaaahhhh!"
Gett il sacco in mare. Quando si sent il tonfo nell'acqua, Kohendir grid: "Adrian  caduto. La nave  nostra. Avanti!"
Adrian era gi nella sua cabina, cercando di calmarsi abbastanza per recitare senza errori l'incantesimo di cui aveva bisogno. Ci riusc quando i pirati gi passavano a bordo del kadvel. Depose la bisaccia con i diamanti sul disco invisibile, si mise Krishdar a tracolla, si infil al dito l'anello di cui Ser Garant gli aveva fatto cos opportuno omaggio e si lasci scivolare gi dalla finestra sulle acque scure e quasi immobili. Stette in piedi per un momento per abituarsi alla nuova sensazione, appoggiato al fianco della nave; diede un'occhiata per assicurarsi che nessuno si stesse prendendo la briga di guardare da quella parte, ma la nebbia gi nascondeva il parapetto. Dopo aver tratto un profondo respiro si allontan verso Nord senza pi voltarsi indietro.

* * *

In un casolare nella regione dell'estuario dell'Acquasfranta, dall'altra parte del fiordo, lo attendevano vestiti caldi e un cavallo. Vi sarebbe arrivato all'alba; poi un lungo sonno ristoratore e nella notte la partenza. La strada che seguiva ormai da tanti anni adesso portava verso le montagne.
Rapsodia per un mago ladro

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