"1_ Il Potere  una fiaccola eternamente accesa. Se a tratti la sua luce pare rarefarsi e morire  solo perch non vi sono occhi degni di rimirarla.
4_ Invero, il Potere  nascosto in recessi protetti ed a pochi  concesso uno sguardo capace di penetrarne le Maschere."
	dalle Raccolte Anonime di Latha, t.II, aforismi 1 e 4

La strada saliva ormai da giorni. Tutt'intorno il paesaggio era mutato quasi impercettibilmente col progredire del viaggio ed ora che Adrian vi faceva caso, lo coglieva di sorpresa. Aveva cavalcato senza prestare attenzione alle contrade che attraversava, inebriato dalla nuova energia che scorreva in lui e della quale cominciava finalmente ad essere padrone. Aveva cavalcato per giorni ed ora, tornato improvvisamente in s come dopo un'allucinazione, si scopriva in una regione dove non aveva mai messo piede prima: delle pianure alle quali era ormai abituato dal lungo soggiorno a Redos nessuna traccia. Tutto intorno colline a perdita d'occhio, sfumanti in lontananza nell'azzurro di alte montagne selvagge; solo a sud una caligine come un oceano grigio parlava di quelle piane sconfinate che si era lasciato dietro da chiss quanto. Doveva aver superato in mattinata dei campi coltivati, delle vigne cresciute su terrazze di pietre, un borgo di poche case di contadini. Ripensandoci, gli sembrava di aver anche pensato all'opportunit di rinnovare le sue provviste e di domandare quanto mancasse ancora a Rig-Tirien; poi doveva essergli passato di mente. Poco male! Gli restava abbastanza per quella sera. L'indomani si sarebbe fermato alla prima fattoria e poi si sarebbe visto.
Rimase per un p in contemplazione del magnifico panorama. Provava una serena inquietudine per il futuro, come se lo vedesse spiegare le ampie ali in quell'azzurrit ineffabile verso la quale portava la sua strada. Sapeva, dalle parole del suo vecchio maestro Gwayris, che il Potere, una volta risvegliato, lo avrebbe guidato a prove sempre pi difficili e rischiose. Ma non sapeva n quando, n come. N sapeva dove avrebbe trovato il materiale per continuare a studiare. Sospir. Non voleva guastare quel momento di eterea bellezza con preoccupazioni sterili; in quei giorni la vita era troppo bella per non andar difesa contro simili, nefaste tentazioni.
Quando il viola del crepuscolo ebbe tinto i picchi lontani, Adrian si distolse e rimont in sella. Aveva in mente di cavalcare per un'altra oretta e poi di cercare un buon posto per fare campo. Le prime stelle tralucevano nella notte che ormai irrompeva irrefrenabile e cominciava a fare freddo; anche se i giorni della Piccola Estate erano tiepidi e talvolta, come quest'anno, veramente estivi, le notti conservavano un ricordo pi preciso di Novembre.
Superata la testa del colle, la strada scendeva serpeggiando in una valletta che correva verso nord-est. A neanche un miglio da dov'era adesso Adrian cominciava la foresta. Trasse le redini e scrut attentamente la coltre d'alberi. Era fortunato. Da qualche parte a un paio di miglia all'interno, una luce e un esile filo di fumo parlavano di una locanda o di una fattoria. Gett un ultimo sguardo al tramonto cremisi che gli stava esplodendo alle spalle e spron Kars.
Giunto al fondovalle scopr che vi correva una pista di una certa importanza. Sebbene fosse gi quasi buio, poteva facilmente distinguere i solchi delle ruote di molti carri e l'ampia fascia di terra battuta dai cavalli. Doveva trattarsi della Via delle Graise che continuava ad ovest fino a correre ai piedi di quelle colline brulle, ultime guardiane del fertile Sud contro i rigori del Settentrione e la rabbia degli abitanti delle Steppe. La locanda che aveva intuito poco prima sarebbe stata accogliente e ben fornita di vivande e vini che, ora che ci pensava, avrebbe gustato con molto piacere. Giunse in breve alle prime propaggini della foresta, gli zoccoli di Kars affondarono in uno spesso strato di foglie morte ed Adrian si trov ad avanzare quasi sospeso nell'ombra degli alberi, i tonfi ritmici della cavalcata tanto attutiti da sembrare alieni. Cercava con gli occhi qualche segno della vicinanza della citt, ma non riusc a scorgere cippi che proclamassero la sovranit di Rig-Tirien sul territorio, n steli miliarie; si rassegn ad attendere l'arrivo alla locanda: non doveva ad ogni modo mancare molto.
Ed infatti dopo neanche venti minuti usc dalla notte profonda del bosco in una vasta radura inargentata da una mezza luna gi alta nel cielo. Ai lati della Via erano stati piantati, come a formare un rudimentale cancello, due pali: la terra alla loro base era smossa di fresco. Davanti a lui la locanda, una Posta importante, un ampio recinto e tre o quattro edifici di legno costruiti da un lato e dall'altro della pista; uno solo era illuminato, due lanterne erano appese ai lati della porta e dal camino si alzava il filo di fumo che Adrian aveva intravisto. A colpo d'occhio sembrava che fosse l'unico avventore per quella sera.
Sulla radura regnava un'atmosfera irreale. Non uno stridere di uccelli notturni o un fruscio di piccoli animali tra le foglie, non una bava di vento o un rumore soffocato di conversazione: solo la coltre lunare e il profilo frastagliato delle cime degli alberi contro il cielo. Adrian era davanti a qualcosa che non avrebbe dovuto essere disturbato e nello stesso tempo si rendeva conto che la sua stessa presenza era un'infrazione in quell'ordine, un'infrazione inevitabile. Delle ali immense sembrarono per un attimo oscurare la luna e lui trasal, ma non era niente, solo un p di suggestione.
Arrivato alla locanda assicur le redini ad un anello e, dopo essersi gettato in spalla le bisacce, entr. La sala comune era deserta, ma un bel fuoco scoppiettava nell'ampio focolare e le tavole erano preparate per eventuali ospiti. Adrian sospir di soddisfazione e si and a sedere vicino al camino, per togliersi di dosso il freddo della notte. Quando si fu accomodato, e ancora nessuno era comparso, non trov niente di meglio da fare che chiamare ad alta voce qualcuno dell'ostello. Sent una porta aprirsi e chiudersi in cucina e una voce di donna: "Arrivo! Non mi ero accorta che fosse arrivato qualcuno."
Un attimo dopo dalle tende che separavano la cucina dalla sala sbuc una giovane che si guard intorno e quando lo vide accenn un saluto: "Salve, viaggiatore, un p tardi, no? Ormai non aspettavo pi nessuno ed ero andata a prender legna... Ad ogni modo una gradita sorpresa: le serate troppo solitarie mi deprimono."
Era una donna sui trent'anni, castana e piuttosto alta. Portava una camicia rossa sblusata e dei pantaloni verde-marrone aderenti che finivano in alti stivali di cuoio morbido. Aveva un corpo che era un piacere guardare e dei lineamenti non troppo regolari, ma attraenti; era bella, eppure c'era in lei qualcosa di stonato, la luce dei suoi occhi aveva un che di minaccioso, dissimulato ad arte sotto un'espressione cortese. Ora, mentre avanzava verso di lui, sorridevano solo le labbra. Lo stava soppesando, stimando, anche se lui non avrebbe saputo spiegarne i motivi.
"Sei arrivato senza problemi?" gli chiese rigirandogli il bicchiere.
"Perch, avrei dovuto averne?" rispose lui, rendendosi conto di non essere riuscito a dissimulare l'ostilit bene quanto lei. Cerc subito di rimediare. Le sorrise ed aggiunse: "Non dev'essere una zona troppo pericolosa, se puoi mandare avanti una locanda da sola."
"Oggi  un caso. Gli uomini sono dovuti andare a Tirien perch c'era assemblea e io sono sola fino a dopodomani. Cosa vuoi mangiare?"
"Qualcosa di caldo e sostanzioso: carne, se ne hai. E un bel boccale di sidro. Ho una fame da lupo. A proposito:  lontana da qui Rig-Tirien?"
" l che sei diretto?" Tolse il bicchiere dal tavolo e torn verso la cucina. Il cambio di prospettiva le donava.
"S," rispose alle tende che si erano richiuse alle sue spalle Adrian, "a quanti giorni di cammino ?"
"Tre giorni se non hai fretta; altrimenti puoi farcela in uno e mezzo, due al massimo. Perch vai a Tirien?"
Era curiosa come una scimmia! Si tenne sulle generali: "Mi piace l'aria di montagna. Ma cosa mi dicevi dei pericoli, qui intorno?" Stava pensando ad un luogo di provenienza plausibile, tanto era sicuro che prima o poi glielo avrebbe domandato.
"Devi venire da lontano se non ne sai niente... Vero?"
Quasi gli venne da ridere. "Vengo da un villaggio delle Pianure. Avevo un p di terra, ma un bel giorno ho deciso che non faceva per me e sono partito. A Tirien spero di trovare un lavoro, intanto, poi si vedr."
Uno dei difetti di Adrian era proprio il gusto dell'invenzione elaborata, che a volte lo metteva in situazioni a dir poco imbarazzanti. Gli piaceva crearsi delle storie alle spalle, ma siccome le componeva a braccio, man mano che parlava capitava che dimenticasse qualche dettaglio, che invece rimaneva impresso negli ascoltatori. Quando poi qualcuno lo rievocava o gli faceva domande in proposito lui cadeva dalle nuvole, si arrampicava sugli specchi e giurava a se stesso di non farlo mai pi. E ci ricascava puntualmente.
"Che sai fare? Abbiamo giusto bisogno di gente, qui."
"Me la cavo a intagliare il legno; e poi mi intendo di terra e di colture, naturalmente. Dopo tutti questi anni...  Ma questa zona  pericolosa?"
"Capitano delle bande di briganti. Vengono da ovest, la Terra Vuota oltre i confini di Tirien e non si riesce a prevenirli. Piovono su questa regione, la razziano e poi spariscono. Per fortuna non succede spesso, altrimenti qui sarebbe invivibile. Tu, comunque, mi dicevi che sei arrivato senza problemi, perci..."
Si sent d'un tratto rumore di molti zoccoli e la frase rimase sospesa. Adrian pens con piacere che la donna avrebbe avuto altre vittime da tartassare e l'avrebbe lasciato mangiare in pace. Lei usc dalla cucina con in mano un boccale e una scodella fumante: " la serata dei ritardatari, a quanto pare."
Glieli pos davanti. Nel farlo si chin verso di lui, offrendogli una vista dei suoi seni che la profonda scollatura della camicia non faceva che accentuare. Sussurr: "Senti..."
E ad un tratto Adrian se la trov seduta accanto, la punta di un coltello che gli pungeva un fianco. "Stai molto attento a come ti comporti, bamboccio, o mi toccher spegnere i tuoi sogni di gloria. Mangia e chiacchiera come se niente fosse. Non so come hai fatto a superare le Parole di Terrore che avevo messo a guardia del sentiero, ma il mio pugnale  tutta un'altra cosa."
Intanto un uomo con un grembiule di stoffa grezza era uscito dalla cucina e si stava dirigendo verso la porta. I ritardatari stavano smontando da cavallo, si sentivano esclamazioni di sollievo e battute. E poi passi sugli scalini di legno. L'uomo apr con un sorriso mellifluo e si fece da parte inchinandosi per far entrare i nuovi arrivati.
Adrian si era riavuto dalla sorpresa. Quella donna era incredibilmente agile e sicura di s: un p troppo, forse, vista la facilit con cui aveva creduto alle sue parole. Ora gli sorrideva come quando era entrato, la minaccia che le scintillava negli occhi, ma il contatto col suo corpo gli rivelava che non era tesa, n preoccupata: non lo stimava un pericolo, per lei era solo routine.
"Spero abbiate preparato gli alloggi per l'ambasciatore di Yorda," stava dicendo uno dei viaggiatori, un soldato con una strana uniforme e troppo oro per non essere il capo della scorta.
Dei tonfi sordi e dei nitriti di terrore lo interruppero: l'agguato era scattato.
" un'imboscata!" grid Adrian schizzando in avanti e ribaltando il tavolo, "sono banditi!"
Stavolta tocc alla donna restare di stucco: il giovane contadino stupido era veloce quanto lei e rischiava di mandarle tutto in fumo. Si riprese per in un attimo e gli si lanci contro con un urlo d'odio.
Adrian si rialz dalla capriola e cerc di sguainare la spada, ma era ancora sbilanciato e la tigre gi si avventava. Si dovette tuffare di lato all'ultimo momento e anche cos la lama gli pass a un soffio dal viso: quella donna era decisamente pericolosa.
Intanto i soldati si erano ripresi dallo sbigottimento. L'avvertimento di Adrian aveva colto di sorpresa anche gli assalitori - altri erano sgusciati gi dalle scale - ed ora i due gruppi si fronteggiavano: il capo della scorta si era subito precipitato fuori, lo si sentiva urlare ordini.
Stavolta Adrian fu pi veloce. Sapendo di non avere tempo per la spada, trasse il pugnale e cerc di coglierla fuori tempo. Non voleva ucciderla: gli sembrava uno spreco, e poi quell'accenno alle Parole l'aveva incuriosito. La urt con una spalla e la mand contro una delle tavole imbandite. La donna rovin a terra in un fragore di cocci infranti e si tagli una guancia con un vetro; ma si volt subito, tirandogli contro frammenti taglienti. Lo colse di sorpresa e Adrian non riusc a sfruttare il vantaggio: dovette arretrare e lei si alz. Mentre risuonava il primo cozzare di spade i duellanti si fronteggiavano, adesso pi cauti, bilanciando i coltelli e muovendosi lentamente in cerchio.
Si studiarono per qualche tempo, fingendo affondi. Fuori, intanto, la battaglia infuriava ed anche all'ingresso non si risparmiavano colpi. Ad un tratto l'uomo col grembiule grid: "Eylen, non ce la facciamo!" Poi grugn e cadde.
Eylen sibil: "Bene, bastardo. Pare che tu sia riuscito a rompermi le uova nel paniere, ma non ti lascer il tempo di gloriartene."
Si chin velocemente, come per raccogliere altri cocci da scagliargli contro ed Adrian la caric, sperando di coglierla squilibrata...Era una trappola.
Lei si spost all'improvviso a destra e alzandosi gli diede una violenta ginocchiata al basso ventre. Per Adrian le luci si spensero. Eylen gli vibr una pugnalata verso il cuore; poi, senza voltarsi, travers di corsa la sala comune e si tuff fuori da una finestra che dava sul retro della casa.

"Sta rinvenendo," disse il cerusico con voce soddisfatta, "ve l'avevo detto che non era niente di grave, solo un graffio. Quella vipera aveva troppa fretta per fare un buon lavoro."
Adrian aveva un gran mal di testa, gli doleva maledettamente tutto il fianco sinistro e non riusciva a mettere a fuoco niente di quello che lo circondava. Era molto confuso. L per l non riusc neanche a ricordare dove si trovava; ma quando qualcuno gli pass sotto al naso un'erba dal profumo pungente e piacevole la mente gli si snebbi alquanto, la vista torn normale e trov perfino la voce per chiedere: "Dov' andata?"
"Che fretta! Non vorr mica correrle dietro, in queste condizioni. Ad ogni modo  sparita nella foresta. I soldati che abbiamo mandato ad inseguirla hanno trovato solo tracce di molti cavalli in una radura a circa un miglio da qui. Li avevano lasciati l. Se li  portati via tutti, verso ovest."
"La Terra Vuota," borbott Adrian. Ora che era pi lucido, si sentiva incredibilmente stanco. Probabilmente era anche la fame. Pens tristemente alla sua cena sparsa sul pavimento della locanda e, per associazione di idee, riud la voce di Eylen, ricord le Parole. Doveva ritrovarla. Fece per alzarsi: "Devo andare ora, finch la pista..." Ricadde a peso morto sul letto, senza fiato.
"Ho parlato di un graffio, ma non deve prendermi troppo alla lettera, giovanotto. Lei ha una costituzione robusta,  sano ed  giovane, d'accordo; ci non toglie che una pugnalata a un fianco infranga, diciamo, certi equilibri. Avr bisogno almeno di una notte di riposo e di un buon pasto, se se la sente di mangiare. Domattina vedremo. Andate a preparare la cena," disse, congedando i due aiutanti che uscirono prontamente dalla stanza.
Adrian guard il suo interlocutore tra l'adirato e il riconoscente. Non riusciva a decidere quale delle due disposizioni d'animo fosse pi adatta, anche se sapeva senz'altro quale fosse quella che preferiva: Eylen e le sue Parole potevano anche aspettare. Si sentiva come se fosse stato lui a portare Kars e non viceversa, aveva una gran fame e per di pi dubitava di essere in grado di alzarsi da quel letto straordinariamente comodo per soddisfarla. Orientatosi sulla riconoscenza per le cure ed i consigli ricevuti, spost la sua attenzione sull'uomo. Aveva circa cinquant'anni, pochi capelli e l'aspetto di chi non ha mai patito di stenti. Il viso era quasi tondo, di un bel colorito roseo da bambino, soffuso di un'espressione paziente e bonaria. Portava vesti di un taglio che Adrian non aveva mai visto e nel complesso dava un'impressione di sicurezza e sapienza.
Il cerusico gli sorrise: "Vuole che l'aiuti a scendere gi in sala? Non dovrebbe sentirsi molto in forma."
Adrian assent: "Lei  molto gentile. Non vorrei che stesse sprecando il suo tempo con me, quando ci dovrebbero essere feriti pi gravi."
"Non si preoccupi, i briganti non erano molto abili nel corpo a corpo. Abbiamo perso quattro uomini nei primi momenti dell'agguato, ma dopo il suo avvertimento si  risolto tutto con un paio di feriti leggeri, che ho gi sistemato. Piuttosto, come si chiama?"
"Ryan di Navras." Era pi forte di lui.
"Io sono Valdo Dosty, Cerusico di Sua Eccellenza Iryo Soder, Ambasciatore Itinerante di Yorda e, ora che la trovo pi lucido, le voglio manifestare la pi profonda riconoscenza, mia e di Sua Eccellenza e di tutti gli uomini, per il suo coraggio. Senza di lei pochi di noi sarebbero ancora vivi e, quel che  peggio, la missione dell'Ambasciatore sarebbe stata irrimediabilmente compromessa. Andiamo: credo che Sua Eccellenza vorr esprimerle di persona la sua gratitudine."
Dopo una cena semplice e abbondante Ryan di Navras fu presentato all'Ambasciatore di Yorda che lo ringrazi calorosamente e gli consegn un documento redatto dal suo cancelliere col quale lo nominava Sodale della Corona. Gli diede poi venti verghe d'oro come segno tangibile della sua benevolenza e promise di segnalare la sua impresa alle autorit di Rig-Tirien. Adrian, dal canto suo, giur di restare sempre all'altezza dell'alto onore concessogli, si profuse in ringraziamenti ancora pi ampollosi di quelli di Iryo Soder e prese poi congedo dichiarando di volere, l'indomani, mettersi sulle tracce della sua quasi-assassina, per tentare di completare l'opera assicurandola alla giustizia di Tirien. Questo non fece che confermare l'Ambasciatore nel suo giudizio di grande stima e nelle intenzioni di raccomandare Ryan ai suoi colleghi della vicina citt per un adeguato riconoscimento.
Finalmente si riusc a andare a dormire.
Il giorno dopo il profondo cielo azzurro della Piccola Estate non era guastato da alcuna impurit. Adrian lasci un messaggio di buon augurio per l'Ambasciatore ai soldati di guardia e se ne and, non senza essersi fatto spiegare meglio dove fosse il luogo da cui partivano le tracce. Erano le prime ore del mattino ed il sole non aveva ancora sciolto il velo di brina, quasi di ghiaccio, che la notte aveva steso sulla foresta. Sotto gli alberi ragnatele di cristallo parevano sospese nell'aria intorpidita, si sentivano pochi rumori. Adrian raggiunse senza difficolt la radura dove i banditi avevano lasciato i cavalli. Eylen - ormai la chiamava per nome - aveva preso con s tutti gli animali ed era fuggita al galoppo verso ovest. Doveva essere convinta di essere imprendibile per aver scelto di lasciare un segnale tanto chiaro per i suoi inseguitori; ma Adrian in cuor suo era convinto che si sarebbe sbagliata di nuovo. Sentiva di cominciare a conoscerla; ed un simile vantaggio nei suoi confronti era inestimabile: voleva dire poterla prevenire, poter sfruttare i suoi difetti. Dopo il sonno ristoratore della notte, era sicuro che lei fosse il primo segno del potere e la nuova fonte del sapere che cercava. Certo, Rig-Tirien era nota in tutto il continente per la sua Biblioteca e per il gran numero di sapienti che vi convenivano da ogni nazione, attratti dal clima di libert intellettuale che vi regnava. Lui, per, dubitava che avrebbe potuto trovarvi facilmente il materiale che lo interessava. Quelle arti erano coltivate da pochi e in segreto; la gran parte della gente normale e degli stessi uomini di cultura le riteneva un residuo di vecchi racconti. E questo nonostante Tirien fosse il centro della Schola dei Veggenti! Di conseguenza Eylen era importante ed era importante riuscire a ritrovarla.
Segu le sue tracce per tutto il giorno, sempre verso ovest. A un certo punto, nel primo pomeriggio, gli parve di scorgere i segni di un paio di nuove serie di impronte che confluivano nella pista della fuggitiva, ma le orme e quel tipo di inseguimento non erano il suo forte e non riusc ad appurare se avesse ragione o meno. Per scrupolo, comunque, per il resto della giornata avanz pi cautamente: la donna era abbastanza pericolosa da sola, senza bisogno di rinforzi imprevisti.
Verso sera, per, si imbatt in qualcosa che era troppo chiaro per poter essere frainteso: a gettarsi all'inseguimento di Eylen erano stavolta molti cavalli, i cui ferri portavano inciso lo stemma di Tirien: la torre con il sole. Una pattuglia di confine l'aveva intercettata. Fortuna che i briganti razziavano e poi sparivano!
Adrian era furioso. Cominci a temere di aver sopravvalutato la donna e l'occasione; visto che era arrivato cos lontano, comunque, tanto valeva continuare. Dopo poco usc dalla foresta - che si andava diradando gi da qualche tempo - su un gran prato in fondo al quale, a un paio di miglia, cominciavano delle morbide colline. Sull'erba la pista era ancora pi chiara. Quando arriv alle colline era quasi buio. Era deciso a superare la prima e a cercarsi poi un buon posto per la notte: stava tornando il freddo e si sentiva di nuovo stanco; ma al colmo del colle la giostra di impronte gli disse che i soldati l'avevano raggiunta. Adrian smont e alla luce di una torcia esamin meglio i segni e l'erba calpestata. Ebbe fortuna, per modo di dire: trov delle tracce di sangue gi secco e identific il luogo dove i soldati avevano fatto una breve sosta prima di ripartire verso nord-est, verso Rig-Tirien.

Le alte montagne innevate erano molto pi vicine. Rig-Tirien sorgeva su un colle proprio ai piedi dei primi contrafforti delle grandi catene dell'interno, cinta da mura poderose costruite ormai da molti secoli. Si sapeva di essere vicini alla meta gi da molte miglia prima, perch se ne avvistavano le guglie e gli acuminati tetti delle cento torri, di una nera pietra lucida caratteristica di quella regione che rifletteva il sole in lampi abbaglianti.
Adrian vi arriv tre giorni dopo aver scoperto la sorte della sua preda, di buon mattino. Sentiva che il bel tempo era alla fine dal brivido gelido che si celava nell'ultimo tepore dell'aria; non era affatto di buon umore. Era quasi sicuro che la giustizia di Tirien gli avesse gi sottratto Eylen, la ferita che lei gli aveva inferto gli faceva piuttosto male ed era arrabbiato con se stesso per la leggerezza con la quale aveva deciso di considerare la donna un segno del potere e non un incidente di cammino come tanti altri. Si sentiva un principiante goffo e pasticcione ed era la sensazione che pi odiava al mondo.
Cos la vista della citt, sfavillante nell'oro del sole, non valse a migliorare la sua disposizione d'animo; ed il lontano rullo di tamburi lo rese ancora pi nervoso: che altro diavolo succedeva?
Adrian aveva raggiunto il Campo da Basso ai piedi del colle della citt, dove confluivano le tre importanti vie delle Graise, Portuense e Carovaniera del Nord, provenendo da prati senza sentieri, sempre sulla pista della pattuglia. Lasciate le colline, aveva viaggiato per quasi un giorno in una campagna piatta, interrotta solo raramente da basse ondulazioni: viti ed alberi da frutta, molti campi gi preparati a maggese per l'inverno. Tutto aveva l'aria di essere molto curato, eppure non si vedeva nessuno. Quando era arrivato in vista della strada aveva tirato con malagrazia le redini di Kars e si era fermato per un attimo, interdetto. Ecco dov'erano tutti!
La salita alle porte brulicava di gente e tutte le Vie, a perdita d'occhio, erano nelle stesse condizioni: ci doveva essere una fiera o una festa importante di cui non era a conoscenza. Proprio quello che ci voleva, una bella calca puzzolente e posto in locanda neanche a pagarlo a peso d'oro! In un attacco di saggezza, comunque, decise di fare buon viso a cattivo gioco e si incammin lentamente verso la lunga fila di contadini, mercanti e gente di ogni risma che saliva alla citt.
Le porte erano spalancate, la milizia in uniforme verde e oro guardava passare il flusso ininterrotto senza domande, indolentemente. Nella piazza retrostante un araldo vestito di bianco e di viola, con un candido copricapo a cuffia stretto alla fronte recante l'emblema della citt, ripeteva il suo messaggio alla folla di visitatori: "Udite, udite! Il Concistoro di Rig-Tirien vi d il benvenuto alla Citt delle Cento Torri, in questa occasione di festa e commercio. Essendo questa notte la Notte dei Colori si fa proibizione ai bottegai e ai mastri artigiani di Dentro di porre mano ai loro mestieri, affinch alcuno sia distratto dal Recinto di Fiera.
A un'ora al tramonto ogni attivit dovr cessare ed ognuno converr al Quadrato di Meridiana dove la Compagnia del Teatro della Torre metter in scena degli antichi brani del Codice delle Maschere.
Il Concistoro ha disposto poi che al Recinto di Fiera vengano imbandite tavole per tutti, ospiti e cittadini, e si ceni tra musiche e canzoni.
All'ora seconda di notte, su di un palco eretto davanti alla Casa della Citt, verr suppliziata la ladra e assassina Eylen Kadras, rea tra l'altro dell'attentato alla vita dell'illustrissimo ambasciatore di Yorda, Iryo Soder. La condanna a morte verr eseguita dopodomani mattina alle Mura di Dolore.
La Schola dei Veggenti ha stimato, infine, l'Avvento dei Colori intorno all'ora quarta di notte."
Adrian si era fermato ad ascoltare il banditore pi che altro per scoprire quale fosse il motivo di tanto trambusto. Quando l'aveva sentito menzionare la Notte dei Colori si era improvvisamente ricordato che quello era uno dei motivi per cui aveva deciso di venire a Tirien: gli ultimi avvenimenti gliel'avevano fatta scordare del tutto. Sapere di essere ancora in tempo l'aveva quasi rappacificato con se stesso; sentire che Eylen era ancora viva, anche se per poco, aveva sancito il ritorno all'amicizia e al buon umore.
Aveva decisamente parecchio da fare, ma la cosa senz'altro pi urgente era trovare una stanza. Iryo Soder si era raccomandato che lo raggiungesse all'ambasciata, ma Adrian voleva essere libero nei movimenti e la breve parentesi alla locanda l'aveva convinto che l'etichetta di Yorda non gliel'avrebbe permesso. Sarebbe passato a trovare l'ambasciatore e il suo cerusico a cose fatte. Non aveva ancora idea di che cose sarebbero state, ma prevedeva che la copertura di Yorda gli avrebbe fatto comodo.
Viaggiava da troppo per non sapere come fare a trovare un buon alloggio. Prese un'aria altera, lanci un pezzo d'argento a un ragazzo che passava e lo interpell imperiosamente: "Dov' il miglior albergo di Tirien, moccioso?"
"Al Quadrato di Meridiana, signore," rispose l'altro quasi balbettando, intimorito dal contegno di Adrian, " la Scala di Mezzogiorno. Se segue il Corso non pu sbagliare," aggiunse indicandogli una strada piuttosto ampia, pavimentata da lastre di pietra bianche e nere.
"Avranno di che accudire il mio cavallo, spero..." continu Adrian, che come al solito ci stava prendendo gusto, con lo stesso tono odioso.
"Senz'altro... Beh, penso di s, cio..."
Una domanda troppo difficile, evidentemente. Guardandosi bene dal ringraziare, Adrian lasci il confusissimo ragazzo al suo dilemma e si avvi verso l'albergo.
Sembravano tutti nomi esotici, ed invece erano tra le definizioni pi accurate e prosaiche che si potessero immaginare. Il Quadrato di Meridiana era una grande piazza al centro della citt, lastricata di marmo bianco. Nella parte meridionale era stata tracciata, nella stessa pietra nera che coronava le spire ed i tetti, una meridiana; lo gnomone era la torre pi alta di Tirien, non per nulla chiamata Torre delle Ore, che si alzava parecchi edifici pi a nord, ma che grazie ai suoi quasi duecento piedi d'altezza non aveva difficolt a proiettare la sua ombra acuminata sulla scala oraria. Nello stesso spirito, la Scala di Mezzogiorno doveva il suo nome al fatto che i gradini d'ingresso si trovavano perfettamente allineati con il mezzod della meridiana.
Per fortuna i tanti vagabondaggi di Adrian non l'avevano ancora reso insensibile al fascino del nuovo; il gusto di incontrare usi e abitudini diverse era ancora forte e piacevole e lo spettacolo di quello spiazzo candido con la lunga ombra che segnava allora l'ultima di mattina toglieva il fiato.
L'albergo era effettivamente di gran classe. Era facile accorgersene dai pannelli di legno intarsiato che ornavano l'ingresso e dai folti tappeti sparsi dappertutto; ancora pi facile era realizzarne la levatura sentendo i prezzi: cinque Ecumeni di Tirien al giorno. Neanche un mese prima per una tariffa del genere Adrian avrebbe rischiato l'infarto; ora si limit ad inarcare un sopracciglio e a gettare pigramente una verga d'oro sul banco della ricezione. Prenot un appartamento all'ultimo piano per una settimana, dicendo al portiere che i suoi bagagli sarebbero arrivati di l a qualche giorno e di aver cura di riceverli in sua vece se lui fosse stato assente. Si inform circa la banca pi affidabile della citt e vi si rec subito, senza neanche salire a vedere le stanze. Lasci detto di preparargli un bagno caldo.
Le banche, chiss perch, erano aperte nonostante il clima di festa. Presa una cassetta, Adrian si liber con sollievo dei diamanti e di buona parte delle verghe, tenendo con s giusto quanto gli serviva per mantenere la facciata di mercante abbiente che aveva deciso di adottare per quei primi giorni. Poi and a godersi il bagno.
Dopopranzo and a fare quattro passi al Recinto di Fiera. La Fiera dei Colori era rinomata in tutto il continente per l'imponente giro d'affari cui dava occasione; sebbene la Notte dei Colori non capitasse mai lo stesso giorno dell'anno, i montanari delle catene settentrionali sembravano in grado di prevederla con la stessa accuratezza dei Veggenti ed erano ogni volta puntuali all'appuntamento. Portavano con s prodotti altrimenti introvabili e molti dei maggiori mercanti di Metra, Redos ed addirittura Cathaeth si mettevano in viaggio con notevole anticipo pur di essere in tempo per l'avvenimento: grandi ricchezze passavano di mano e chi aveva fiuto e sapeva contrattare poteva facilmente fare fortuna. Naturalmente una simile situazione attirava anche esperti di un altro genere; ma le nutrite schiere di guardie del corpo, i mercenari di Esin e la Gente di Fiera, una polizia speciale che aveva per solo compito la protezione dei clienti e dei venditori rendevano loro la vita molto difficile.
Adrian aveva sentito molte storie sulle merci rare che si trovavano solo a Tirien, una delle quali lo interessava particolarmente. Girell per la Fiera apparentemente a casaccio, finch non trov la parte riservata ai droghieri e agli erboristi. Sapeva di una certa miscela con la quale avrebbe potuto domare la bella Eylen, se fosse riuscito a rapirla dalla prigione.
La contrattazione con lo speziale fu lunga e dolorosa. Il ruffiano sapeva perfettamente di essere l'unico sulla piazza a disporre di quello specialissimo articolo e aveva mangiato la foglia e tutto l'albero circa il tipo d'impiego che voleva farne Adrian. Questo riduceva tristemente le sue possibilit di manovra; alla fine dovette cedere praticamente su tutto, pagando ben mezza verga per quel che gli serviva. Riusc soltanto a farsi regalare una sacca di buon tabacco aromatizzato per la sua pipa e fu gi un ottimo risultato.
"Signore..." Si sent tirare timidamente per una manica. Era il ragazzo al quale aveva chiesto dell'albergo; Adrian era contrariato per aver perso la disputa con l'erborista, lo guard con una smorfia di disprezzo e gli chiese sgarbatamente: "Cos'altro vuoi, tu?"
Disse "tu" come avrebbe detto "imbecille".
L'altro si ritrasse davanti a un'accoglienza cos gelida, ma non si arrese. Lo guard con occhi da cane:
"Ecco, beh... Mi chiedevo se il signore era stato soddisfatto dell'albergo che ho avuto l'onore di indicargli."
"Passabile. Allora? Non ho tempo da perdere."
"Mi chiedevo..."
Adrian lo interruppe con un ghigno veramente antipatico: "Non ti faranno male, tutte queste domande?"
Il ragazzo sorrise servile: "Insomma, mi sono detto che forse il signore avrebbe avuto bisogno di altre informazioni. So molto di quello che succede a Tirien."
Il giovane alludeva pesantemente. Adrian lo soppes a lungo con l'espressione di spregio di chi non crede a una sola parola di quel che ha appena sentito ed il poveretto parve restringersi sotto il suo sguardo. Ma non si arrese. Aveva pi stoffa del previsto.
"Al signore potrebbero servire cose difficili da trovare," era vagamente implorante, ma continuava ad alludere, "qualcuno che lo servisse fino all'arrivo dei suoi domestici..."
Dopotutto poteva tornargli utile. Acconsent quasi controvoglia, gli diede un altro pezzo d'argento e gli disse: "Fatti trovare domani a seconda di mattina al posto dove ci siamo incontrati stamane. E lavati, che appesti!"
Il ragazzo afferr la moneta, raggiante, e fece per gettarsi nella folla. "Ah..." chiam Adrian.
"S?" si volt di scatto.
"Come ti chiami?"
"Trio. Mio padre era un patito di musica sacra," aggiunse subito, vedendo l'espressione perplessa di Adrian.
"Anzi che non ti ha chiamato Coro," comment sarcastico.
"Quello  mio fratello, signore."
"Lascia perdere. Sparisci."
Alla seconda di notte una folla compatta era assembrata davanti al palco del supplizio. Prevedendo la cosa, Adrian era gi l da un'ora buona. Tra una battuta e l'altra era riuscito a raccogliere parecchie informazioni utili: Eylen sarebbe stata flagellata e poi le sarebbe stata pubblicamente letta la condanna a morte; l'avrebbero sospesa nella gabbia due giorni dopo all'alba alle Mura di Dolore, la parte delle fortificazioni che affacciava sul Campo da Basso; le celle della morte erano all'ultimo piano della Torre delle Ore.
Adrian aveva subito apprezzato ad alta voce il delicato pensiero di permettere ai condannati di seguire attimo per attimo lo scorrere dei loro ultimi giorni. La cosa era stata commentata con ilarit da un crocchio di cittadini che non vedeva l'ora che lo spettacolo cominciasse.
" tutta filosofia," disse uno, "non significa affatto che sono una massa di carogne. Uno osserva, si pente e muore riconsolato."
"Vero, Dorin. Strano che non li appendano proprio alla Torre, per farli meditare fino alla fine."
"Non  elegante, soprattutto quando cominciano a venir gi i brandelli. E poi tutto il fracasso che fanno i corvi quando mangiano," disse ammiccando un terzo. "Non mi dispiacerebbe essere un corvo quando appenderanno Eylen."
" proprio bella come dicono?" lo stuzzic Adrian, sempre curioso di scoprire fino a che punto potesse arrivare il cinismo della gente.
"Anche di pi, amico," gli rivel quello che ammiccava, "parola di Krad! Adesso la vedrai, la metteranno a torso nudo per frustarla. Perch credi che sia qui, tutta questa gente?  uno spettacolo da non perdere. Certo,  veramente uno scandalo che debba finire cos, potevano darla a noi, ce ne saremmo occupati volentieri, ah, ah, ah!"
Ammiccava talmente da sembrare un mascherone. Gli altri scoppiarono in grasse risa e lo bombardarono di pacche sulle spalle.
Poi la portarono sul patibolo.
Indossava una tunica rossa lunga fino ai piedi e i capelli sciolti sulle spalle. Nella luce danzante dei bracieri che illuminavano il palco sembrava pi una sacerdotessa che una criminale da suppliziare. Con lei salirono il boia e quattro soldati in alta uniforme: giaco di maglia scintillante, calzoni stretti bianchi e mantello viola scuro, le spade al fianco e armati di alabarde.
Al centro del patibolo erano stati alzati due pali che alla base e in cima avevano dei lacci di cuoio. L'uomo incappucciato fece cenno a Eylen di togliersi la tunica. La folla trattenne il respiro. Aveva indosso solo un perizoma essenziale, i bagliori sembravano vestirla di fuoco: aveva veramente un corpo perfetto. Il boia le strinse i lacci ai polsi e alle caviglie. Lei lo guardava con disprezzo.
Cominci a frustarla. I primi colpi lasciavano solo ombre appena pi scure sulla pelle abbronzata. Poi, nonostante si mordesse le labbra per non gridare, non resse pi: ogni nuovo schiocco del pesante flagello le strappava un urlo di dolore, le lacerava la pelle. Il sangue le correva per la schiena, gi per le gambe. Era scossa da spasmi incontrollabili. Poi svenne.
Un magistrato sal sul patibolo, fece un cenno al boia. Questi prese un secchio d'acqua e bagn il viso di Eylen, finch non torn in s. Allora l'uomo togato le lesse la sentenza e comand che rimanesse esposta fino all'alba ad esempio.
Era ormai l'ora. Le prime venature nel nero della notte annunciavano gi l'Avvento.
E come ogni anno, alla fine della Piccola Estate, il cielo notturno cosparso di stelle esplose in un turbinio di tinte ineffabili, accendendosi all'improvviso di bagliori e riflessi che mozzavano il fiato, tanta era la loro bellezza. Le cime innevate che incombevano sulla citt, strappate al riposo nell'oscurit, si stagliavano dipinte di cento sfumature contro le vene ed i gorghi dei Colori; tutta la volta celeste era un ribollire di nubi incandescenti, di lampi e strane, magiche prospettive intraviste in un baleno.
A Rig-Tirien non una luce era accesa. Le torri, le case, i visi attoniti della folla raccolta nelle piazze, tutto era bagnato dalla luminosit cangiante che esplodeva in cielo e riverberava sull'orizzonte intero, in un'apoteosi sacrale.
Nessuno parlava. Non c'erano parole o commenti per quello spettacolo. La Notte dei Colori era la festa religiosa pi importante dell'anno, molti accorrevano da tutto il continente per testimoniare una volta ancora dell'Avvento. Come era stato ricordato a coloro che avevano assistito alle rappresentazioni teatrali del pomeriggio, in antichi codici era scritto come l'Avvento dei Colori ricordasse agli uomini il momento in cui le Maschere erano state costrette a lasciare la Terra, cacciate dall'odio e dall'orgoglio dei loro prediletti; e mantenesse viva attraverso i secoli la speranza nel loro ritorno per una nuova era di pace e di serenit. E lo splendore soprannaturale della Notte era tale da toccare i cuori degli atei e dei falsi credenti e da riempire di gioia coloro che ancora serbavano vivo in s il culto dei Padri.
Quando lentamente la fantasmagoria cominci a farsi pi fioca e le stelle ricomparvero tra i veli policromi, una moltitudine di campane riemp l'aria di gioiosi rintocchi in onore degli Dei Nascosti ed i pi osservanti si raccolsero al Quadrato, da dove part una processione con fiaccole verso un santuario ai piedi delle montagne. Poi la gente, scambiate le ultime chiacchiere, se ne and a dormire, chi a casa, chi in locanda e le strade si fecero deserte, nel brivido ormai invernale delle ultime ore prima dell'alba.
Adrian aveva deciso di approfittare di quel momento per rapire Eylen. Quando l'avessero riportata alle celle in cima alla torre, infatti, raggiungerla sarebbe stato impossibile; ora invece il caso voleva che lui avesse con s la cerbottana e dei dardi trattati con un potente sonnifero: mettere fuori gioco le guardie sarebbe stato facilissimo. L'avrebbe nascosta in camera sua, poi si sarebbe visto.
Ritorn verso il palco del supplizio, tenendosi ben celato nelle fitte ombre notturne. Nessuno aveva ancora riacceso le torce e le lanterne spente all'Avvento dei Colori. Giunto davanti alla Casa di Citt si acquatt e cominci a prepararsi: trasse la cerbottana dalle pieghe del mantello, scelse due dei dardi meglio acuminati e cominci ad avvicinarsi al palco decuplicando le precauzioni.
Quando era ormai a portata, i suoi sensi tesi percepirono un rumore che invece sembr sfuggire alle sentinelle: qualcuno stava tendendo degli archi.
In un baleno il silenzio della notte fu stracciato dal sibilo di molte frecce, delle quali nessuna manc il segno. I due soldati in alta uniforme caddero senza un suono. Eylen era di nuovo svenuta.
Adrian fece appena in tempo a gettarsi nell'ombra di alcuni barili. Quattro figure emersero da angoli bui della piazza e velocemente montarono sul palco, liberarono la ladra e si dileguarono nell'oscurit.
La sorpresa non imped ad Adrian di gettarsi subito all'inseguimento dei rapitori della sua preda. Rig-Tirien era addormentata in una bruma fredda, foriera dell'arrivo dell'inverno. Non fu difficile tenersi in vista degli aggressori senza che questi se ne accorgessero, certi com'erano che non vi fossero stati testimoni a quanto era accaduto in Piazza del Comune. Dopo alcune centinaia di passi, per, il pedinamento termin bruscamente. Le figure, infatti, scomparvero nell'andito di un portone che subito si richiuse alle loro spalle.
Un fiato gelido di vento faceva turbinare riccioli di nebbia come ghirigori; nel silenzio della via si udiva solo scricchiolare l'insegna in ferro battuto che faceva mostra di s accanto a quella porta carraia: su una pezza di cuoio era disegnati un albero scheletrito, una mezza luna ed un'arpa.
Adrian rimase a fissare l'insegna ondeggiante nella notte, interdetto. Il Potere sembrava deciso a rendergli la vita sempre pi difficile.

Si narra che molto tempo prima, quando l'impero di Cathaeth era da poco crollato nelle nebbie della guerra civile e Siliar si ergeva nel cuore delle Grandi Pianure, fresca di forze ed eserciti, per raccoglierne l'eredit, uno dei suoi massimi dignitari, Sheen Groved, Guardasigilli e Ministro della Guerra, passasse per caso con la sua scorta vicino ad un convento degli Ospitalieri che si trovava presso le rive di un canale d'irrigazione. Era il tramonto; una Sorella suonava l'arpa sotto un salice e la melodia era cos dolce che il Ministro fece fermare il suo seguito e and ad ascoltare.
Giunto sotto le fronde del salice si accorse che la giovane suonatrice era la ragazza pi bella che avesse mai visto e la volle.Ma Esin si era consacrata Ospitaliera, non aveva interesse per cose terrene diverse dal soccorso e la cura dei sofferenti. Sheen Groved ebbe un bel prostrarsi nella polvere ai suoi piedi, prometterle ricchezze ed onori al di l della sua pi sfrenata immaginazione: la fanciulla fu irremovibile.
Il Guardasigilli non era uomo abituato a vedersi negare la minima richiesta. Vedendo che non avrebbe convinto la ragazza, decise di prenderla con la forza. Le afferr i polsi e la baci sulla bocca; ed Esin seppe che non avrebbe potuto resistergli. Allora si mostr accondiscendente e chiese all'uomo di lasciarla suonare ancora una volta in onore di Lyudd, Maschera d'Amore, prima di possederla.
Intanto era scesa la notte. Una mezza luna d'argento sembrava impigliata tra i rami del salice ed il canale mormorava sommessamente accanto.
Esin prese l'arpa e ne trasse un canto tanto struggente che non vi fu chi lo sentisse senza sapere che era una canzone di dolore e di morte. E sulle ali di quel canto il suo spirito vol a Lyudd. Per farle corteo le foglie del salice si trasformarono in uno stormo di uccelli d'ombra ed insieme volarono verso la Luna.
Sheen Groved rimase a lungo a fissare lo scheletro nudo dell'albero e l'arpa disegnati nel buio dalla luce lunare. Ma non ca- p e non si pent. Al mattino, per vendetta, fece mettere il convento a ferro e fuoco, fece uccidere frati e malati e lasci le religiose ai suoi uomini perch ne traessero piacere a volont.
Alla strage scamp solamente un bambino: Horas, fratello di Esin. Fugg e divenne il miglior maestro d'armi del suo tempo. Quando lo ritenne giusto, fond la Confraternita di Esin, una banda di mercenari dalla preparazione insuperabile che si mise al soldo di chiunque fosse avversario di Siliar. Fu anche grazie alle loro gesta che l'esercito imperiale venne annientato alla Battaglia delle Ceneri e che di Siliar rimangono solo leggende.
Nel volgere dei secoli la Confraternita era divenuta un'organizzazione che vendeva guardie del corpo e soldati eccellenti a chiunque potesse pagarne i servigi, senza altre discriminanti. Si diceva che al suo interno si celasse una setta dedita al culto di Axen, Maschera di Guerra; ma erano solo voci. Restava il fatto che un Mercenario di Esin era uno degli avversari peggiori che ci si potesse procurare in Estriana e che Eylen era appena stata portata nel Capitolo Generale di Rig-Tirien della Confraternita.

Il giorno dopo il clamore per l'assassinio dei due soldati e per il rapimento della ladra fu tale che la giornata si trasform, sin dall'alba, in un'altra giornata di fiera. Nessuno sembrava disposto a lasciare la citt senza recare con s le novit dell'ultima ora; nell'attesa, chi aveva ancora merci da vendere le esponeva nelle piazze o alle porte delle Logge, enormi ambienti protetti da alti soffitti a volta dove si svolgeva la vita sociale in inverno. A ci si aggiunga che anche gli artigiani ed i commercianti di Dentro avevano riaperto le botteghe e le officine: Rig- Tirien era un brulicare di umanit, un fervere di mille attivit, un risuonare di campane, corni e grida d'araldi.
Adrian ebbe qualche difficolt a rintracciare Trio nella calca di Piazza di Porta, dove ogni ora un nuovo bando aggiornava la cittadinanza sullo stato delle indagini. L'ipotesi pi accreditata parlava di un'incursione di amici di Eylen, penetrati in citt scalando le Mura della Fonte e cogliendo di sorpresa la ronda notturna, probabilmente al momento dell'Avvento. La Guardia riteneva per che gli assassini si trovassero ancora in citt, poich le condizioni della Kadras non le avrebbero permesso di essere trasportata.
Come al solito la Confraternita si era dimostrata precisa ed efficace nell'approntare il piano del rapimento. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di associarla al misfatto. Restava il problema dell'interesse che i Mercenari potevano avere per Eylen. Adrian ci aveva pensato su tutta la notte, ma non gli era servito a nulla; non aveva mai sentito di richieste di riscatti da parte di quelli di Esin, i quali tra parentesi erano abbastanza ricchi da non dover ricorrere a simili mezzucci; non gli risultava che lavorassero con donne; non ci si raccapezzava.
Per riorientarsi aveva deciso che quella mattina Ryan di Navras sarebbe andato a chiedere informazioni per assoldare dei mercenari in vista di un suo prossimo viaggio verso il mare; intanto Trio avrebbe dovuto scovargli una stanza in un quartiere tranquillo, dove la gente propendesse per i propri affari. Voleva mettere il ragazzo alla prova: se fosse sparito con la manciata di Ruote di Redos che stava per affidargli non sarebbe stato un dramma; se invece si fosse comportato bene, come ne era convinto, ne avrebbe potuto fare un buon aiutante.
Trio afferr subito l'antifona e si dilegu nella folla. Adrian gli raccomand di cercare prima nei borghi gi rastrellati dalla Milizia, onde evitare visite spiacevoli nel cuore della notte; dopo tutto essere costantemente aggiornati sulle attivit della Guardia aveva i suoi lati positivi.
Adrian pass a comprarsi una cappa di broccato fine e degli abiti pi adeguati al suo nuovo rango; poi si rec nuovamente in Campo di Schiera, al Capitolo dei Mercenari.
Il portone era aperto, un novizio stava seduto a un tavolo in una specie di guardiola. Quando lo vide scatt in piedi, salut incrociando i pugni davanti al petto e poi, con un sorriso affabile, gli chiese in cosa potesse essergli utile. Adrian si present con un bell'inchino e spieg il suo problema. Il guardiano suon allora un campanello e disse al collega subito accorso di accompagnare il Signore di Navras dal Superiore Loar.
All'interno del palazzo del Capitolo si trovava un chiostro a cielo aperto fiancheggiato da portici profondi e silenziosi, con un giardino dove frusciavano i salici e il vento traeva note da un'arpa. La Confraternita era molto antica e molto orgogliosa di esserlo. Le mura perimetrali che guardavano il chiostro erano merlate alla maniera di Cathaeth, con un camminamento di ronda e torrette d'avvistamento agli angoli. Entrare non sarebbe stato facile.
Ryan segu il novizio lungo il porticato, su per ampie scalinate in legno: sembrava non esserci anima viva. Si chiese dove fosse Eylen. Poi arrivarono davanti a una porta finemente intarsiata. La sua guida buss e lo fece accomodare.
Lo studio del Superiore era semplice ed accogliente, rivestito di un legno dalle tonalit chiare e luminose. Se non avesse saputo dove si trovava Ryan sarebbe stato persuaso di essere in un convento.
"Sono il Superiore della Confraternita di Esin di Tirien: mi chiamo Loar," si present l'uomo sorridendo; "se non erro ho l'onore di parlare con il coraggioso che ha sventato l'attentato all'ambasciatore di Yorda." Gli strinse la mano. " un vero piacere: proprio l'altra sera l'ambasciatore mi ha descritto particolareggiatamente la sua impresa: rimarchevole!"
Fece cenno di sedere a un Ryan frastornato dall'inatteso diluvio di parole e continu: doveva aver preso lezioni d'eloquenza da Iryo Soder."Che fortuna per la gente di Yorda! Un aiuto cos valido e in un momento cruciale... contro avversari che non disdegnavano il ricorso alla magia! Signor di Navras, l'ammiro.
Come possiamo esserle utili?"
Lo scatto dalla lode sperticata al piano tono da affarista costrinse Ryan ad un fulmineo riepilogo della sua nuova storia, che Loar gli lasci comunque tutto il tempo di esporre con dovizia di particolari, interrompendolo solo un paio di volte per aspetti del tutto secondari: non appena avesse concluso gli ultimi accordi con dei Montanari con cui era in contatto, avrebbe dovuto recarsi a Rig Metra con un carico di minerali d'oro e d'argento. Aveva avuto cura che della transazione fosse al corrente meno gente possibile, aveva fatto nascondere il terriccio in imballi da sementi, ma, ahinoi!, la prudenza non  mai troppa!
E come avrebbe giustificato la presenza di Mercenari a custodia di semplici sementi?
Non potevano venir travestiti?
E l'effetto deterrente?
O l'uno o l'altro, scatt esasperato Ryan: o lo proteggevano con la presenza, o con la forza delle armi. Lui avrebbe preferito la forza delle armi.
A Ryan quell'uomo non piaceva: non lo prendeva sul serio, non gli dava alcun affidamento. Non che potesse biasimarlo: stava recitando una parte da perfetto idiota. Ma c'era qualcos'altro... Cosa?
Finalmente, pattuita la cifra da incubo di quindici verghe d'oro fino, Loar suon a sua volta un campanello e riconsegn il futuro cliente al novizio di prima. Per tornare all'uscita questi lo fece passare per l'altra met del palazzo, dal refettorio dall'altissimo soffitto a crociera di intonaco candido, per lunghi corridoi dall'aspetto sempre pi monastico.
E Ryan ebbe fortuna.
Ad una svolta del corridoio si par davanti a guida e cliente un mercenario in tenuta da guerra, maschera dipinta e scimitarra sguainata. Stava per attaccare; poi riconobbe il novizio.
"Idiota! Non sai che  proibito passare da qui?"
L'altro tenne gli occhi bassi.
"Sparite! Con te faremo i conti poi."
Ryan, fingendosi atterrito, aveva dato una bella occhiata alla parte interdetta: un corridoio che continuava e, subito all'angolo, delle scale che scendevano. Si volt confuso, inciamp, quasi cadde contro al novizio terreo. Balbett delle scuse. A dire il vero, sin dall'inizio del giro se ne era chiesta la ragione; dopo questi ultimi sviluppi, gli sembrava una mossa idiota, soprattutto da parte di professionisti come i Mercenari. Quando riuscirono all'aperto, per, tutto fu chiaro: Loar sapeva che chi veniva a richiedere i suoi servigi spesso lo faceva in segreto ed aveva voluto evitare incontri sgraditi; ma aveva aspettato troppo e Ryan aveva ottimi occhi. Vide benissimo che chi avanzava sotto i portici dall'altra parte del chiostro, accingendosi a far visita al Superiore, era Valdo Dosty.

Era abituato ad agire da solo. Non riusciva a trovare alcun piano soddisfacente per tirarla fuori da l, soprattutto debole come doveva essere dopo il supplizio. Si guard intorno in preda alla frustrazione. Quella casetta che aveva scovato Trio era proprio niente male, almeno quella. Ma se non sapeva come portarci Eylen, a tanto valeva.
Il ragazzo non era sparito coi soldi. Aveva anzi dimostrato di essere piuttosto intelligente - anche se restava solo un principiante, ovviamente - perch, invece di cercare nei quartieri poveri o malfamati di Tirien, se n'era andato a spasso per il Colle dei Musicanti, zona un tempo di altissima nobilt, ma ora preferita da artisti e studiosi stranieri, che vi affittavano ville o residenze nella pace di grandi giardini incolti. Gli aveva assicurato che nessuno avrebbe fatto caso a lui e ad eventuali ospiti e che non aveva mai sentito dire di visite delle Guardie al Colle; poi l'aveva portato a quella casetta di due piani rannicchiata contro il muro di cinta del parco di una delle residenze pi belle, Villa Streff, detta Villa Zaffiro.
Era la casa che aveva sempre sognato. Il parco conservava, nell'abbandono, una pacata maest che invitava al raccoglimento e allo studio; le alte querce e l'edera cortigiana, i cancelli appena socchiusi nel sospetto di nebbia che il pomeriggio aveva portato con s, le panche per i viali silenziosi: vi poteva leggere la felicit inscritta in filigrana.
Eppure, contemplando il giardino dalle grandi finestre del secondo piano - uno studio ideale - non gli veniva in mente nulla, nessuna idea vincente. Trio stava facendo bollire l'acqua per il t, soddisfatto delle lodi che il suo nuovo maestro gli aveva rivolte vedendo la villetta.
In quell'affare c'erano troppi dubbi: perch una semplice banda di briganti decide di andare a rapire un diplomatico straniero, e anzi, ancora prima, come fa, il capo di una semplice banda di briganti, a disporre di armi di magia? Secondo poi, perch di questo strano capo si interessano i Mercenari di Esin? "...contro avversari che non disdegnavano il ricorso alla magia!" aveva detto Loar... Gi, Lewras!, ecco cos'era: che ne sapeva Loar della magia? Quel particolare che gli sfuggiva dalla mattina... Lui non ne aveva fatto parola con nessuno e la gente di Yorda non aveva potuto accorgersene, perch le Parole non erano per loro.
Era molto pi probabile che fosse la Confraternita a conservare dei testi di arti magiche che non un'avventuriera da quattro soldi come la Kadras. C'era una sola spiegazione: Loar sapeva della magia, perch era lui ad averla affidata ad Eylen. Ergo: Eylen lavorava per la Confraternita e il colpo della notte scorsa non era che un salvataggio.
Fischi tra i denti. Se c'erano i Mercenari dietro l'attacco a Soder, gli veniva d'un tratto alla mente che n lui, alias Ryan di Navras, n tanto meno Valdo Dosty erano stati troppo furbi ad andare a cercare - sia pur per finta, almeno nel suo caso - il loro aiuto. Vide il cadavere di Ryan sparire in fondo a qualche forra sulla via per Rig-Metra. Gli venne la pelle d'oca. Aveva perfino pensato di farlo, quel viaggio, tanto per stornare i sospetti dall'incursione al Capitolo e far calmare le acque.
Per carit!
Non era la prima volta che una spedizione protetta dalla Confraternita veniva assaltata e distrutta: i briganti, vedendo dei Mercenari di scorta, ci pensavano due volte, ma se il gioco valeva la candela... Nel suo caso poi, liscio come l'olio: due unit trasferite, un breve discorso di rammarico e di scusa del Superiore alla Camera Alta per rassicurarli e tutto come prima. Con dei minerali d'oro in pi e un eroe rompiscatole di meno. Doveva cancellare quella prenotazione, possibilmente facendo una figura ancora peggiore di quella della mattina, in modo da evitare qualunque sospetto nei suoi confronti. Doveva trovare il modo di avvisare i suoi amici di Yorda del pericolo che stavano per correre, ma sarebbe stato il caso di saperne di pi. Doveva assolutamente penetrare nel Capitolo e rapire Eylen.
Ma come?
"Trio?"
"S, signore?"
"Ti ricordi cosa mi hai detto ieri, a proposito delle cose difficili da trovare di cui avrei potuto aver bisogno?"
"Certo! Quando vuole, signore: donne, droghe, gioco clandes..."
"Idiota! Credi che non sia capace di procurarmele da solo, se ne avessi voglia? Trio," sorrise, scuotendo la testa, "ti ho detto che mi sembri un ragazzo intelligente. Non affrettarti a farmi cambiare idea.
Torniamo a noi: mi serve una cosa molto difficile. Nessuno dovr sapere che  per me; quindi, una volta trovata, la lascerai alla Scala di Mezzogiorno e sparirai per qualche giorno. D'accordo?"
Il giovane assent.
"Pensi di potermi procurare per cena una mappa delle fogne di Rig-Tirien?"
Trio rischi di strangolarsi, ma non si perse d'animo: in un minuto era fuori, con abbastanza oro da comprare un plastico di tutta la citt, sopra e sotto, e da ubriacarsi per il resto dei giorni di libert che Adrian gli aveva dato.
Adrian torn alla Scala ed attese. Strada facendo aveva acquistato due o tre capi d'abbigliamento da perfetto montanaro con i quali avrebbe, nei giorni seguenti, cercato di cancellare la presenza del povero Ryan: un giaccotto alla vita di montone scamosciato, guarnito di pelliccia; un copricapo a cuffia, imbottito di pelliccia, con una corta visiera, di quelli che chiamavano zert e dei pantaloni di pelle morbida, trattati in modo da essere impermeabili. Dei capi che non avrebbe portato a Corte, ma pazienza! D'altronde lui le Maschere le adorava. Dopo cena, sent un bussare leggero alla sua porta. Era uno degli inservienti che gli portava un involto di pergamena. "L'ha portato una ragazzina per lei, signore." Sbuff un ringraziamento striminzito: trovava quel posto antipatico.
E bravo Trio! Doveva aver mobilitato gli altri musici di casa, per quell'operazione. Sciolse il pacco e, spiegata la carta, si mise a studiarla con attenzione.
Era fortunato! C'era un accesso in Villa Zaffiro e uno nel Capitolo. Se Eylen non gli creava qualche problema, sarebbe andato tutto liscio come l'olio. Osserv incuriosito le crocette rosse disseminate sulla mappa: ce n'era anche una vicino al Capitolo. Doveva ricordarsi di chiedere a Trio cosa simboleggiassero, quando l'avesse visto.
A un'ora a mezzanotte cominci a piovere. Era tutto il giorno che il tempo si trascinava: un p sole, un p cielo coperto, sempre pi plumbeo, a dire il vero. Tanto meglio, non ci sarebbe stato nessuno per via e anche le sentinelle di Esin sarebbero state pi tranquille.
Quando rintocc la mezzanotte pioveva a dirotto. Adrian si cal dalla sua finestra al terzo piano sul retro masticando maledizioni. Per il momento era un gioco da ragazzi, ma poi bisognava risalire. Dovette lasciare dei laccioli di cuoio sui fregi del bassorilievo e su altri punti salienti della parete per evitare di scivolare sul bagnato al ritorno. La corda se la tir dietro una volta a terra. Rig-Tirien era una citt fantasma; bisognava essere pazzi o molto fortunati - se lo disse con ironia - per dover andare in giro con un tempo da lupi del genere.
Le lanterne di via erano di nuovo quasi tutte spente, Adrian era solo una scheggia di notte che scivolava velocemente attraverso i rovesci, le mani e il viso sporchi di fuliggine, mantello e vesti nere aderenti... difficilmente pi aderenti di cos. Giunse a Villa Streff senza incontrare anima viva; si infil un momento nella sua casetta per preparare la stanza di Eylen: rifece la branda, vi lasci sopra una quantit decente di corde per non doverne cercare all'arrivo e accese una delle candele che gli erano costate cos care il giorno prima al mercato. Si spogli del mantello, prese con s solo la cerbottana e i pugnali e, accesa la lanterna cieca al riparo dalla tormenta, riusc nella notte.
Ci vollero dieci minuti buoni di imprecazioni per trovare, ed aprire, il tombino che conduceva al sistema sotterraneo di gallerie e cunicoli delle fogne di Tirien; una volta sceso, perlomeno, fu fuori dalla portata della pioggia, anche se l'odore predominante, dolciastro e appiccicoso, gliela faceva quasi rimpiangere. Si sentiva per ogni dove uno scroscio come di torrenti. Adrian, quando si cominciava ad agire, non era affatto nervoso: si muoveva con una grazia tesa, come di un predatore in agguato e come un predatore raramente perdeva il suo sangue freddo. Si chin sul raggio lungo e sottile della lucerna ed esamin di nuovo il percorso: in discesa per quel corridoio fino alla seconda rotonda grande, poi la seconda a sinistra e la sesta a destra. Se fosse sbucato nelle cantine gli sarebbe andata di lusso.
Quando, una mezz'ora pi tardi, si accinse ad attaccare la lastra di pietra che in teoria lo separava dal Capitolo, era convinto di aver sbagliato qualcosa: la mancanza di qualsiasi protezione era molto pi di quanto avesse osato aspettarsi. Non appena l'ebbe spostata, l'aria fredda e la pioggia lo assalirono: manc poco che lasciasse perdere e la rimettesse a posto. Per sicurezza, per, si guard intorno: le sagome fruscianti dei salici si contorcevano nelle raffiche, spettrali nell'ombra ribollente di due fanali maltrattati dal vento; dall'arpa venivano suoni folli come spiriti.Bel colpo non essere superstiziosi, pens rabbrividendo.
Si guard intorno e scorse un chiarore dietro i vetri appannati di una delle torrette. Poi una lama di luce ruppe la notte, mentre un Mercenario usciva per il giro di ronda: Lewras, ma erano incorreggibili! Con ogni probabilit, tuttavia, mantenevano quella puntuale sorveglianza notturna pi per tradizione che per un reale timore di intrusioni. Per lo stesso motivo non avevano neanche preso in considerazione la disdicevole ipotesi di un attacco dal basso: erano troppo sicuri della loro forza e della paura che incutevano per immaginare veramente che qualcuno osasse attaccare il loro Capitolo Generale. Attese pazientemente che l'uomo finisse il suo giro: circa quattro minuti; poi che partisse quello successivo: quasi lo perse perch part dalla torre alle sue spalle, ma il rumore della porta sbattuta lo avvert in tempo: quasi dieci minuti. Controll anche la sua durata: di nuovo circa quattro minuti. Quando la sentinella riguadagn il tepore della torre, Adrian scatt verso il portico lasciando la via di fuga alle fogne aperta.
Rimase immobile qualche istante, ma dietro di lui c'era solo la tempesta.
Si orient. Ripercorse con la mente l'itinerario per il quale il novizio l'aveva condotto tornando dal colloquio con Loar. Sotto gli archi il silenzio sembrava resistere ai sibili e agli schiocchi del temporale, conservando la dignit ed il raccoglimento di un'oasi di meditazione; le colonne austere che delimitavano il chiostro inquadravano la furia dell'inverno rimanendone intatte.
Adrian camminava trattenendo il respiro. Arriv alla porta dalla quale aveva scorto il cerusico di Yorda e ricontroll il suo equipaggiamento: risistem le fondine dei pugnali da lancio, allent la sicura di quello alla vita, infil un dardo intriso di sonnifero nella cerbottana. Poi entr.
La porta non fece alcun rumore. All'interno era buio pesto. Aveva trascorso met del pomeriggio a ricostruire il percorso che l'avrebbe portato alla scala piantonata; si mosse lentamente, ma senza esitazioni e quando, secondo i suoi calcoli, doveva quasi esserci vide oltre l'angolo una luce appena percettibile, di lanterna tenuta al minimo. Il silenzio era totale. Si avvicin tenendosi incollato al muro, la canna alle labbra. Quando fu alla svolta si tolse di tasca un piccolo specchio e lo sporse facendolo scorrere lungo il battiscopa: la lanterna era poggiata sul corrimano, ma della guardia non c'era traccia. Doveva essere sui primi scalini. Andava stanata, doveva rischiare.
Si acquatt e lanci una monetina nell'ombra l davanti. Inspir.
Non era nella mentalit della gente di Esin chiamare aiuto o avvisare della propria presenza con urla o intimazioni. Il mercenario si mosse fulmineo, comparendo davanti ad Adrian come una figura vaga, la scimitarra un alone ellittico che gli baluginava intorno.
Adrian sput l'aria nella cerbottana con violenza: era l'unico colpo che avesse a disposizione. Se falliva quello sarebbe stato gi molto fortunato a riuscire a fuggire.
L'altro non l'aveva notato, scrutava l'oscurit nell'altra direzione interdetto e deluso di non scoprirvi avversari. Non diede peso alla puntura del dardo, tanto che Adrian sud freddo pensando di averlo sbagliato: non era un insetto che l'avrebbe distratto.
Poi si appoggi al muro, improvvisamente stupito, mentre le forze gli venivano meno. Si guard intorno con l'occhio gi appannato e scivol a terra senza un rumore.
Adrian fu subito su di lui. Lo immobilizz con dei lacci di cuoio e lo imbavagli, avendo cura prima di sfilargli la guaina da spalla della scimitarra. Quella poteva tornargli comoda. Vi fece scivolare dentro l'arma, prese la lanterna e scese.
La scala finiva in una stanza quadrata con un tavolo e due sedie. C'erano archi che si aprivano sulle quattro pareti. Adrian scherm il misero bagliore, precipitando nuovamente nel buio. C'era luce in fondo a uno dei quattro corridoi. Lasci la lanterna sul tavolo e si diresse da quella parte. Dopo pochi passi sent una voce.
Era Loar.
"...perch hai voluto tradirci. Eppure ti era stato fatto un onore che a poche altre  toccato, essere accolta tra i novizi della Confraternita. Non  da tutti, Eylen, e tu lo sprechi cos, come se non contasse nulla. Mi aspettavo di pi da te."
Il corridoio portava alle segrete del palazzo, le celle dove gli adepti scontavano le punizioni o venivano imprigionati nemici o ostaggi della Confraternita. Pochi sospettavano l'estensione delle trame di quell'organizzazione che, seppure agli albori era stata pura e motivata come gli antichi Ordini, era diventata adesso un ministato con interessi egoistici ed attivit in gran parte clandestine ed illegali. Adrian sogghign, mentre caricava nuovamente la cerbottana; gli pareva strano che Loar venisse a fare la predica a una come Eylen a quell'ora della notte. Finch parlava, comunque, tanto di guadagnato.
Le altre celle di quel ramo erano deserte. In pochi passi Adrian fu all'uscio e sbirci dentro senza tante precauzioni. Eylen era legata prona su una branda, nuda, e il Superiore le stava seduto accanto carezzandola, o meglio spalmandole le ferite del supplizio con un unguento. Le sue dita percorrevano il corpo di lei fameliche come artigli, arrestandosi sovente in punti che di quel genere di cure non avevano alcun bisogno.
Le afferr i capelli e le tir indietro la testa con violenza: "Rispondimi, cagna: perch hai cercato di tradirci? Credi mi faccia piacere prepararti a morire, vederti squartare dalla lama del Fratello Senz'occhi?"
Lei scatt come una vipera. Le corde che la bloccavano si tesero e non cedettero e ricadde sul pagliericcio. "Lasciami in pace, Loar. Ammazzami e facciamola finita. Non ne posso pi di sentire le tue sporche mani su di me, mi fai schifo!"
Aveva carattere da vendere. Adrian scosse la testa, sconcertato, sorridendo tra s. La sua diagnosi della signorina era fondamentalmente giusta: abile, ma troppo sicura di s, al punto di essere incosciente.
Loar la schiaffeggi sul capo, ringhiando di rabbia: "Ti ho affidato uno dei Tomi Protetti per compiere quella missione, una delle pi importanti degli ultimi anni, piccola idiota, e tu," continuava a picchiarla per sottolineare i punti del ragionamento, "tu ti fai fregare da un damerino con la faccia da fesso e cerchi anche di fuggire rubandomi il libro. Sei piena di te e invece non sei che una piccola troia incapace. Sai solo eccitare gli uomini fino a fargli perdere la testa, come hai fatto con me." Si stava per mettere a piangere, la palpava come se volesse strapparle dei brani di carne.
"Mi ha fregato perch era troppo stupido. Almeno l'ho ammazzato."
"Macch! Si  presentato qui stamane per assoldare qualcuno dei nostri per una scorta fino a Rig-Metra." Rise. "Doppio ce lo portiamo a Metra, lui e i suoi minerali, parola di Loar!" Si pass le mani fra i capelli: "Dov' il libro, Eylen? Ti salvi se ce lo rendi, pensaci."
"Lo spiegherai tu al Sinedrio che mi sono sbagliata? Che l'accordo fra Yorda e Tirien  cosa fatta e Metra li caccer dai suoi territori? Mi perdoneranno perch il Superiore di Tirien possa continuare a sbattermi in santa pace, magari incatenata qua sotto a vita? Niente da fare, amico: io muoio, ma il libro resta dov'."
Rugg: "Sia allora: ti prender finch posso."
Cominci a spogliarsi con furia. Ma Adrian aveva sentito abbastanza: lo centr in pieno petto e Loar non riusc neanche a sfilarsi la tunica da sopra al capo. Cadde su una sedia, stramazzando poi a terra con gran fracasso. Adrian si gir velocemente sguainando la scimitarra e rimase in posizione da combattimento per qualche momento; ma nessuno aveva sentito niente.
"Pensa come rideranno, Loar: un colpo secco mentre ti accingevi a fotterti una prigioniera. Fantastico!" Eylen rideva, una risata roca, di gola. Poi sent i passi di Adrian. "Chi ?" Non poteva girare la testa abbastanza da vedere chi stesse arrivando: la paura le stava scivolando nella voce. "Chi c'? Sei tu, Kodda? L'hai ucciso... per me? Rispondimi, per Axen, mi fai paura."
"Sta' zitta e buona: adesso ce ne andiamo."
"Cos', l'eccitazione ti cambia la voce, Kodda?" Stava cominciando a strofinarsi sul lenzuolo, si contorceva come una gatta in calore. "Non hai tempo per me? Ho voglia, Kodda, queste cose mi eccitano."
Falsa come un'Aquila bucata. Ci voleva ben altro per eccitarla, Eylen. Stava solo cercando di comprarsi la libert con il sesso. Le sleg le caviglie; mentre continuava a gemere agitando quelle magnifiche gambe, le immobilizz la testa e l'imbavagli. Poteva quasi vedere la sua espressione di sorpresa. Ne approfitt per legarle le mani a un laccio un p pi lungo, come un guinzaglio.
Alla fine lo guard, ma non lo riconobbe. Adrian trasse il pugnale: "Non fare storie e seguimi: senn t'ammazzo," sibil. Le gett una coperta sulle spalle e si avvi. Se non altro, l'unguento di Loar l'aveva quasi rimessa a nuovo.
Guadagnarono il chiostro senza intoppi. Il tempo non era migliorato. Aspettando la ronda Adrian le bisbigli il piano di fuga, indicandole approssimativamente il punto in cui si apriva il tombino. Quando le chiese se aveva capito, annu. Aveva una luce strana negli occhi, tutta diversa dal loro primo incontro in locanda: una cos la si conquistava solo dimostrandole d'essere in gamba, molto in gamba. Adrian sospett di esserci riuscito, ma non stette a valutarne le conseguenze. Poi una sentinella part. Le strinse le mani. "Pronta?" Annu di nuovo. Appena la guardia fu rientrata si gettarono nella pioggia.
La fece scendere per prima, poi si richiuse la lastra sulla testa. Scese a sua volta e accese la lanterna che aveva lasciato l, insieme a una corda. La puzza era immutata, ma c'era qualcos'altro: lo scroscio di prima si era fatto pi forte, quasi assordante. Adrian guard il canale che scorreva in mezzo al corridoio nel quale si trovavano: l'acqua era salita parecchio rispetto al momento dell'arrivo. Maledetto acquazzone, dovevano sbrigarsi.
Liber Eylen, non l'aveva rapita per vederla affogare nelle fogne di Tirien. Quando lei fece per parlare, scatt: "Zitta e fa' quello che ti dico. Le domande a dopo." Lei tacque, ubbidiente come un cucciolo.
La assicur con la corda intorno alla vita, gliene diede qualche giro e si leg a sua volta. Le pietre squadrate del pavimento erano ormai ricoperte da un velo d'acqua viscida mista a festoni di muffa. Di quando in quando una testa di topo tagliava la corrente, Eylen non riusc a sopprimere un gemito di schifo.
"Cammina, avventuriera, c' la tua pelle in gioco," la incit Adrian sarcastico. Le sue parole alla locanda gli risuonavano ancora nella mente: "...bamboccio, o mi toccher spegnere i tuoi sogni di gloria," e non sopportava la vista di un topo! Vanitosa e stupida. Diede uno strattone alla corda e continu ad avanzare. Erano gi nella galleria in discesa che portava alla rotonda grande, quella dove c'era una delle strane croci rosse. Da l sarebbe stata solo una lunga salita fino alla villa, il dislivello sarebbe stato loro favorevole. Era preoccupato, avevano l'acqua alle ginocchia e continuava a peggiorare. La volta a botte sembrava piegarsi verso le loro teste, sempre pi vicina, appena fosforescente del riflesso della luce di Adrian sulla superficie oleosa, ininterrotta pur nella furia montante.
Ad un tratto uno scroscio improvviso da un pertugio laterale invest Eylen, sbilanciandola e gettandola al centro del canale, nel cuore della corrente. Il suo grido si perse nel rombo che echeggiava sordo per i sotterranei, come un muggito infernale. Adrian cerc di trattenerla, ma non aveva appigli: scivol, riusc a malapena a tenere la lanterna alta sull'acqua.
Da davanti venne un gorgoglio immenso, che scosse le mura.
Una massa d'acqua rabbiosa si avvent schiumando gi per il canale, trascinandoli con s come fuscelli. Gridavano, ma nel frastuono non c'era spazio per le loro voci.
Precipitarono come proiettili nella sala della rotonda, sballottati ferocemente contro archi e scalini da un vortice impazzito. Adrian vide dov'era con l'ultimo raggio della lanterna, poi la perse e fu il buio.
Si ricordava che in quella stanza, sulle pareti, aveva visto dei ganci ed altre strutture di ferro, delle quali si era anche chiesto la funzione. Ora, alla cieca, cerc di trarsi dalla stretta del gorgo per raggiungerle. Urt pi volte, venne risucchiato verso il centro urlante della spirale; ma alla fine ci arriv. Sent la consistenza del ferro, vi si aggrapp come un naufrago e si sottrasse all'abbraccio mortale.
Si fiss con la corda all'appiglio e si diede freneticamente a recuperare il capo al quale era assicurata Eylen. Opponeva troppo poca resistenza, maledizione!
Ad un tratto la corda non corse pi. Dov'era Eylen?
L'oscurit soffiava ed urlava come un mare in tempesta, schizzi venivano ogni tanto a schiaffeggiarlo, mentre cercava di raccogliere in s abbastanza quiete da formare un incantesimo. Era appena un apprendista in quell'arte ed era per quello che aveva bisogno di quel libro di Loar che Eylen aveva sottratto: le carte che il suo vecchio maestro Gwayris gli aveva lasciato non avevano pi segreti, doveva trovare altri testi per continuare la ricerca. Tra i semplici incantamenti che aveva imparato ce n'era uno che ora poteva tornargli utile: creava una fonte di luce di potenza e dimensioni variabili, che sarebbe rimasta viva per qualche ora. Voleva vedere cos'era a causare quel finimondo, vedere se c'era traccia della donna.
Quando pot pronunciare le parole nel silenzio interiore, pos la mano sulla parete bagnata e la pietra prese a brillare, prima piano, poi sempre pi intensamente, finch Adrian non l'ebbe portata al massimo della sua possibilit. Bastava a rischiarare tutto l'ambiente.
Al centro della rotonda un'enorme lastra di pietra si era sollevata dal fondo dello specchio d'acqua centrale, spinta da un meccanismo di braccia di ferro ed ingranaggi. I torrenti che confluivano nella sala si avventavano nell'apertura - una valvola d'emergenza, evidentemente - prima trascinati dal salto nell'abisso sottostante, poi risucchiati dal vortice che cos si creava. La capacit del sistema fognario ne era immensamente aumentata. Una fine opera d'ingegneria, consider Adrian, cui la luce aveva restituito un p di calma. Si chiese se l'estensore della mappa di Trio fosse a conoscenza del significato dell croci rosse o se le avesse semplicemente copiate dall'originale, senza preoccuparsi d'altro. C'era mancato poco che gli costassero la vita, scherzando e ridendo.
Dall'altra parte della rotonda c'era Eylen, un fagotto fradicio incastrato tra i ganci e i supporti simmetrici a quelli a cui si era ancorato lui. Lo guardava con occhi sbarrati che andavano dal suo viso alla sezione di muro tranquillamente brillante accanto a lui. Era stata meno fortunata di lui: uno degli uncini le aveva morso un braccio: le aveva salvato la vita, ma doveva essere stato un salvataggio parecchio doloroso. Era cerea. Troppe emozioni per una sola serata.
Quando il livello dell'acqua diminu e la lastra torn silenziosamente al suo posto, Adrian fu finalmente in grado di soccorrere Eylen. Quando la liber, svenne. La dovette portare in braccio fino alla Villa, le sistem la ferita - niente di grave, almeno - e la lasci nella stanza che le aveva preparato, mani e piedi legati lenti e la candela che bruciava piano, spandendo luce e un profumo appena percettibile.
Mancava un soffio all'alba. Avvolto stretto nel mantello, che era l'unica cosa asciutta che gli fosse rimasta, Adrian corse per le vie ancora deserte - grazie a Lewras! - fino al retro della Scala di Mezzogiorno. La gente della locanda, per, era pi mattiniera del resto della popolazione; nella corte posteriore degli inservienti si stavano gi dando da fare, si udivano i tonfi dell'accetta sulla legna da ardere, movimento dalla stalla. Adrian si avvicin al varco nella palizzata e gett un'occhiata all'interno. La gran parte delle finestre, anche al pianterreno, era ancora buia; il cortile era rischiarato solo da un braciere che il taglialegna si era portato dietro per avere un p di luce e tepore nell'alba gelida e il cielo era appena men che nero, invaso da nubi pesanti immobili che rendevano facile una previsione sul tempo della giornata.
"Estyg! Pianta l quella legna e corri a cercare Lynto: la cavalla sta per partorire!"
Estyg gett l'accetta in terra e si affrett nel retro della locanda. Adrian ne approfitt per portarsi dietro la catasta della legnaia, a pochi passi da uno degli appigli di cuoio che aveva lasciato la notte prima. L'alone dal braciere sfiorava appena la base della parete: gli bastavano tre minuti per essere fuori vista, in alto, nell'ultima ombra.
Dopo pochissimo la porta del retro si riapr e Estyg ricomparve, seguito da un vecchio con un secchio d'acqua fumante in mano. Dalla stalla venivano dei nitriti deboli, dolorosi. Entrarono e Adrian inizi la salita.
Quando guadagn la sua finestra dal basso lo raggiunse un richiamo squillante, come una tromba a salutare il mattino: sfinito, benedisse il nuovo puledro.

"Ah, non posso parlare col superiore Loar?" chiese educatamente Ryan di Navras al portinaio del Capitolo, " indisposto?"
Il mercenario bofonchi affermativamente.
"Poverino, sembrava cos in forma ieri. Avrei comunque bisogno di conferire con qualcun'altro, un suo aiutante, che so?  un affare piuttosto urgente."
Dopo qualche consultazione affrettata, dal portone emerse un confratello che si present sbrigativamente: "Mi chiamo Kodda. In cosa posso servirla?"
Eylen era di bocca buona, si disse Ryan. Kodda era un tipo viscido, dalle labbra sottili coperte a malapena da due baffetti stenti color della paglia; zigomi alti, occhi sfuggenti e un colorito giallastro da itterico irrecuperabile: bell'affare avrebbe fatto, a darsi a quel merluzzo sdegnoso! Gli sorrise amabile: "Ero passato ieri per combinare una scorta a dei miei averi. Ci eravamo accordati col Superiore," accentu apposta il titolo ed un lampo maligno pass negli occhi di Kodda, "ma nel frattempo le cose sono, purtroppo," sospir accorato, "cambiate."
Di scatto gli afferr una mano, sorpreso che non gli scivolasse dalla presa: "Mi hanno turlupinato, capisce? Tutti i miei averi per un carico di terra e sterco di capre." Fece una pausa ad effetto; teneva gli occhi bassi, ma spi agevolmente i sorrisetti di disprezzo scambiati tra Kodda e il portinaio. Trasse un altro profondo sospiro, viscerale.
Il mercenario si affrett a liberarsi, tossicchiando: "Cose che capitano, Signore. Se ne vedono di tutti i colori... Mi dispiace. Ora, se vuole scusarmi..."
"Certo, certo, scusi lei la mia debolezza. Allora, considero chiusa la partita? Ci penser lei a informare il suo Superiore?"Quel possessivo fu pi efficace di uno schiaffo. Kodda lo guard con odio:  "Vada pure, le ho detto. Penso a tutto io," gratt tra i denti.
"Un nemico in pi", canticchi Ryan tornando verso la Scala, "tanto onore..." Era decisamente ora di sparire per un p. Doveva solo rendere una visita di cortesia.
Il Concistoro aveva deliberato di ospitare l'ambasciata di Yorda in una delle ville pi belle di Tirien, un p per l'amicizia che legava i due stati, un p per compensare l'accoglienza piuttosto brusca organizzata da Eylen. Si trattava di Villa Riwery, immersa in un giardino magnificamente curato. L'ingresso principale dava su una delle piazze pi esclusive della citt, Piazza delle Due Giornate, nel cuore del quartiere residenziale dove si erano trasferiti tutti gli ex-occupanti del Colle dei Musicanti, compreso il gioielliere Streff al quale apparteneva la villa accanto a quella dell'ambasciata. La famiglia Riwery, antica nobilt terriera, era stata posta fuori legge decenni prima, quando il re di Tirien era stato cacciato e la citt proclamata Citt Libera, retta da un Concistoro e da due Camere; i suoi possedimenti erano stati confiscati e la villa cittadina trasformata in pinacoteca ed residenza per ospiti di riguardo.
Valdo Dosty gli venne incontro per lo scalone di pietra beige che scendeva dalla veranda della villa, aggraziato e sinuoso come la coda di un gatto di Redos. Villa Riwery, tre piani di pietra e marmo dalle tinte morbide e sapientemente accostate, con ampie vetrate sulle aiuole ed i viali del parco, scale e terrazze che si inseguivano ed accentuavano a vicenda in un raffinato gioco di prospettive.
"Ryan! Che piacere, non contavamo pi che ci passasse a trovare. Ha visto? La sua caccia  stata infruttuosa. Che scandalo! Due guardie uccise, quella malfattrice di nuovo libera..."
Era decisamente un tasto doloroso perch il buon cerusico, gran diplomatico, affrontasse l'argomento cos di petto, senza convenevoli o giri di parole.
Ryan si schiar la gola: "Veramente, Eccellenza, una vergogna. Le andrebbe di accompagnarmi a far quattro passi per questi magnifici terreni?"
Ryan lasci che i suoi occhi dicessero pi delle sue parole e Dosty se ne accorse perfettamente. Si volse verso un valletto che attendeva in cima alla scalinata: "Portaci un rinfresco alla Casina, vai!"
Passeggiavano senza fretta verso un padiglione affondato in un  piccolo bosco di faggi e querce, lungo un viale ornato di statue di ninfe ed antichi geni ed alti vasi su cui regnava sovrana l'edera.
"Ho avuto molte cose per le mani, in questi giorni," esord Ryan, "e ho fatto delle scoperte interessanti. Mi scuser, ma devo azzardare un'ipotesi." Dosty lo guardava interrogativo. "Vi trovate qui per accordi economici di una certa importanza, non  vero? Qualcosa che privilegi Tirien su Metra."
Dosty arross, dalla sorpresa non riusciva quasi a respirare. Prese fiato dalla bocca a pi riprese, come un cagnolino. Ryan continu imperterrito: "La Kadras non guidava semplici briganti. Dovevano impedire che portaste a termine la vostra missione; il vostro Re non avrebbe apprezzato l'eccidio dei suoi inviati e probabilmente avrebbe rotto i rapporti con Tirien. Preferendo Metra." Lo guard. Aveva fatto centro. "E un'altra cosa: lasciate perdere Esin. Di questi tempi  meglio farsi proteggere da qualcun'altro".
"Come diavolo sapete tutto questo?" esclam Dosty, dimentico di ogni formalit: "sono andato al Capitolo prendendo ogni precauzione ed i nostri scopi sono coperti da segreto, noti solo a funzionari di altissimo rango..."
"Eccellenza, siamo tutti affaristi," tagli corto Adrian, "sono venuto a farvi una proposta: tra una settimana vi consegner la Kadras, pi tutte le informazioni che sono riuscito a raccogliere su quest'affare. In cambio vi chiedo duemilacinquecento verghe d'oro," Dosty impallid, "il titolo di Cavaliere Sodale della Corona di Yorda con congrua pensione e infine," Dosty si stava detergendo grosse gocce di sudore dalla fronte con un fazzoletto di pizzo, "il segreto - reale! - sui nostri accordi. Della donna farete quel che vorrete, ma a Yorda e senza che nulla trapeli. Ci sono in gioco forze," gli rivolse uno sguardo eloquente, "senza scrupoli."
"Anche voi non scherzate, Sodale." Non sorrideva, ma Ryan sentiva un nuovo rispetto nella sua voce: aveva recuperato la freddezza, era di nuovo sul suo terreno preferito, preciso ed efficiente come solo un cortigiano di rango sa esserlo: "se quel che offrite  quel che offrite - e non ne dubito! - non ci saranno problemi di sorta ad accontentarvi. I vostri servigi ve ne danno titolo sufficiente. Ne parler oggi stesso con sua Eccellenza. Ma andiamo a bere qualcosa, ora che gli affari sono sistemati."
Quando ebbero discorso amabilmente per un buon quarto d'ora, Adrian condusse il cerusico per un'altra passeggiata nella tenuta, verso un posto che aveva cercato da poco su una mappa. Mostr a un Dosty allibito la lastra che chiudeva l'accesso alle fogne, nascosta da una siepe sempreverde.
"Se tutto andr bene ci vedremo qui a mezzanotte, fra sette giorni. Sapr che avrete accettato, perch avrete depositato la somma che vi ho richiesto a questo conto al Monte delle Province la mattina," gli diede un pezzetto di carta con sopra dei numeri scribacchiati.
"Avete pensato a tutto, vedo," comment a bassa voce il cerusico.
"Me lo auguro," fu l'allegra risposta di Ryan.

"Era ora che qualcuno venisse a trovarmi," sussurr Eylen quando Adrian entr nella sua stanza a Villa Streff, "cominciavo ad annoiarmi, qui legata, ferita, senza uno straccio di compagnia."
La candela bruciava imperterrita, come se fosse stata accesa da mezz'ora. Nella stanza il suo profumo si era fatto pi accentuato, muschio e sandalo e qualcos'altro, pi acre. Le si avvicin, si sedette sulla sponda del letto e le controll la ferita: niente infezione. Soddisfatto, la lav e, applicato altro unguento, la bend di nuovo.
"Hai delle mani cos delicate," sospir Eylen, "che mi piacerebbe mi carezzassero tutta." Lo guard in tralice. "Chi sei?"
Dopo aver disdetto la stanza alla Scala di Mezzogiorno spandendo ai quattro venti la stessa storia che aveva servito ai mercenari, Adrian si era tagliato baffi e pizzo e capelli e si era ritirato nella casetta a Villa Zaffiro. Mancava solo Eylen, e ormai era la parte pi facile. Quella candela che ardeva cos lentamente gli era costato un occhio,  vero, ma erano senz'altro soldi ben spesi: nella cera erano miscelate delle erbe particolari che crescevano solo in recessi sperduti dei Denti; bruciando, il fumo che ne sprigionava agiva come un tranquillante ed un ipnotico blando: chi ne respirasse per un paio d'ore senza aver preso l'antidoto cadeva in uno stato di rilassatezza invincibile, faceva quel che gli veniva chiesto, rispondeva senza mentire a qualsiasi domanda e stava talmente bene da non provare alcun desiderio di fuggire. Eylen era immersa in quell'aroma da un giorno intero.
"Sono un cacciatore," le rispose passandole le dita sul viso, scostandole dagli occhi delle ciocche di capelli. La liber. Certo era bella. Bella e pericolosa. Si alz e le mostr degli abiti che le aveva comprato alla Fiera.
"A cosa mi servono? Non mi preferisci cos?" si scost languidamente di dosso il lenzuolo. Le curve del suo corpo, nel riflesso di miele della fiammella, erano di seta, pi un ordine che un invito. Tese le braccia verso di lui ed Adrian sent sprigionarsi da lei una forza alla quale non poteva (voleva?) opporsi. I motivi che aveva per detestarla gli balenavano alla mente, una voce fredda gli rammentava che lei lo odiava, aveva cercato la sua morte; ma il sangue nelle vene cantava tutt'altra canzone e il suo corpo gi si muoveva da solo. Affond in lei. Nelle orecchie gli risuonava il suo grido d'estasi gutturale e primitivo.
A mattina, con poche domande, si fece spiegare dove avesse nascosto il Libro Protetto della Confraternita. Era in un tronco cavo vicino alla radura dove avevano lasciato i cavalli per l'agguato alla delegazione di Yorda. Le era servito per quelle Parole di Terrore iscritte sui pali all'inizio della radura, per evitare che arrivassero visite inopportune. Poi era arrivato un maledetto bastardo al quale non avevano fatto nessun effetto e che le aveva rovinato tutto...
Delle ali immense sembrarono per un attimo oscurare la luna...
 gi, Adrian si ricordava.
Non si era fidata a portarlo con s: pensava di passare a recuperarlo quando le acque si fossero calmate. Poi l'avevano catturata.
Le lasci tre giorni di provviste. La candela sarebbe bastata per tutta la settimana. La baci e part al recupero. Si sentiva un verme: lei gli era penetrata dentro pi di una freccia. Adrian sapeva che le sue gesta in suo soccorso l'avevano conquistata e, anche se non l'aveva riconosciuto, quello che provava per lui non era frutto dell'incanto del cero. Stava, in qualche modo, abusando della sua fiducia e dei suoi sentimenti e non gli piaceva.
Trov il libro dove lei gli aveva detto di averlo nascosto, un grosso libro dalla copertina di legno borchiata di ferro, le pagine di pergamena coperte da una scrittura elaborata, difficile a leggersi, e piene di figure e diagrammi. In oro, sul dorso, c'era scritto: "Yabr od Lidan Xedr". Sapeva abbastanza dell'antica lingua per tradurre: "Libro della Forza che Scorre". Con un brivido di anticipazione lo ripose in una delle tasche della sella.

* * * 

Il parco di Villa Zaffiro in primavera era un'oasi di meraviglia, una promessa di nascita che affondava nell'animo e lasciava una continua sete inappagata, come una droga. Adrian vi trascorreva ore e ore, passeggiando, studiando, meditando. Era il bozzolo perfetto dove tessere le sue nuove, fragili ali. La magia era in lui, aveva scoperto; i libri aiutavano, ma non erano fondamentali. Probabilmente aveva imparato di pi dal viaggio in se stesso seguito alla consegna di Eylen a Yorda che non da quell'ermetico testo col quale era ancora alle prese: quando ci si strappa una freccia dalla carne si soffre molto, anche se  l'unico modo per salvarsi.
"Non uccidetela," aveva sussurrato a Valdo Dosty, mentre la portavano via, indifesa e tranquilla. Il cerusico gli aveva poggiato una mano su una spalla e gli aveva dato una stretta di conforto: aveva capito, era un uomo di mondo.
In febbraio, alla banca che gli faceva anche da recapito, aveva trovato una comunicazione da Yorda: "La pantera  fuggita. Consigliamo attenzione. Non ha dimenticato il cacciatore."
Dalla finestra sul giardino Adrian guardava i giorni trascorrere nella pace inquietante di quel nuovo verde misterioso. Forse l'avrebbe trovato, forse no...
Ogni momento di pace  solo un breve intermezzo nella cerca.
Yabr od Lidan Xedr

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