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Rapsodia per un mago ladro - Prima parte
Sebbene viva ormai da lunghi anni ed abbia visto accadere molte cose, è solo ora, al tramonto dei miei giorni, che vengo spinto da un avvenimento di questo mondo ad interrompere il mio testimoniare silenzioso. Come era scritto nelle profezie, doveva venire il momento in cui i vecchi insegnamenti sarebbero rivissuti in un uomo, un uomo che avrebbe potuto impugnare le antiche armi e cercare il cammino nascosto. Ho visto infine giungere il giorno e l'uomo sulle onde del mare, ed ora, dopo i segni delle meraviglie, l'ho visto partire verso le lontane montagne.
È detto che sarà l'esempio della sua vita a risvegliare le scintille nei cuori, e che dottrine dimenticate torneranno in onore grazie alle sue gesta. Io, da parte mia, ho sempre mantenuto vivo il fuoco ai piedi dell'altare e non posso che accogliere la sua venuta con la gratitudine del fedele. Ma, affinché gli altri - che non sanno - possano apprezzare pienamente il significato delle sue gesta, ho deciso di compilare una breve raccolta che contenga le prime testimonianze dei prodigi che hanno luogo intorno a lui.
Mai un messaggio sia affidato ad una forma che non fasci il suo contenuto come fondina la spada, perché solo un'unità perfetta può essere tramite di alti concetti. Mi è parso che l'antico modo dei rapsodi fosse la via maestra per dare la possibilità a chi ne ha interesse e facoltà di penetrare questo mistero.
Yaras, del culto di Nadh
"Per il giorno e la notte, che strana meraviglia!"
"E allora come a uno straniero
Dalle il benvenuto."
(Shakespeare, Amleto, I, V, 172-173)
Redos sorgeva in fondo ad uno dei fiordi più imponenti di cui si avesse notizia. Tutta la costa per miglia e miglia a Nord e a Sud non offriva altre possibilità di approdo di una certa importanza, precipitando in mare da centinaia di metri di altezza con ripide pareti dove popolose colonie di uccelli marini prendevano dimora; miriadi di isolotti e scogli testimoniavano della vittoria dell'Oceano sulle montagne dell'entroterra e numerosi fiordi più o meno profondi occupavano le valli costiere, continuando l'offensiva delle acque irrequiete.
Alle sue spalle, dopo una breve fascia collinosa, si trovavano le Grandi Pianure con le loro distese fertili di raccolti e brulicanti di mandrie, delimitate a Sud e ad Ovest dall'Arco di Roccia e cangianti nel lontano Nord nella steppa arida. Più oltre si aprivano i panorami ondulati delle Graise, i confini del Deserto. Non c'erano altri sbocchi alle loro ricchezze se non Redos. E questo rendeva il porto uno dei centri economici più importanti del continente, per non dire del mondo.
Redos era sempre stata il cuore del commercio della regione, fin dai tempi in cui i traffici si svolgevano prevalentemente lungo le coste e non si conoscevano navi più grandi dei kadvel. In seguito, però, si era avuta notizia di altre terre al di là dell'oceano e le rotte si erano inoltrate nelle sue acque sconfinate. Le navi che correvano quei nuovi itinerari erano molto più grandi e pesanti dei kadvel, che ora venivano usati solamente per la navigazione sottocosta e nel fiordo. I grandi vascelli transoceanici, infatti, non potevano giungere direttamente alle banchine del porto, poiché il fondale non era sufficiente. Essi dovevano così gettare l'ancora al riparo dell'isola di Havan, vetta superstite di uno dei primi bastioni arresisi alle onde, posta proprio all'imbocco del Fiordo di Redos, ed affidarsi per le operazioni commerciali alle piccole ed efficienti imbarcazioni della Flottiglia Mercantile, che percorrevano incessantemente le acque infide del fiordo lungo canali che zigzagavano tra le isole e i bassifondi fino al porto vero e proprio.
Un tale volume di affari necessitava di innumerevoli attività di supporto, cosicché Redos non smetteva di estendere i suoi confini nell'entroterra: la breve piana sulla quale era inizialmente nata era stata occupata ormai da secoli ed ora l'espansione continuava inarrestabile, ricoprendo collina dopo collina di abitazioni, magazzini ed ogni altro genere di costruzione utile ai traffici. Migliaia di persone si spostavano ogni giorno lungo le vie che conducevano in città, cosicché le autorità non avevano alcuna possibilità di sapere chi giungesse a Redos o chi la lasciasse. Il sottobosco umano caratteristico di ogni grande centro era fiorente e ruotava principalmente intorno alla potente Gilda dei Ladri, sebbene molti fossero coloro che agivano in modo indipendente, non lasciando tracce del proprio passaggio.
Se comunque le occasioni di azione per i malviventi erano pressoché infinite, lo stesso accadeva per le possibilità di impiego per coloro che volevano guadagnarsi da vivere onestamente. Il porto e le sue multiformi attività offrivano opzioni di tutti i tipi sia a terra che in mare agli uomini di buona volontà, mentre per chi non amava l'acqua c'era l'universo dei commerci con l'interno o la caccia sulle catene costiere. Anche qui le Corporazioni e le Case gestivano la maggior parte degli incarichi e dei traffici, ma restava ampio spazio all'iniziativa del singolo intraprendente.
A Redos le fortune salivano e scendevano allo stesso ritmo delle maree, e molti lo avevano imparato perfettamente.
* * *
"È proprio ora di trovare qualcuno che ti aiuti, Tyren! Non puoi continuare ad interessarti di tutti i miei affari da solo, andrà a finire che ti esaurisci ed io non saprò più a che santo votarmi. Perciò vedi di darti da fare e rimedia un braccio destro che ti dia una mano (uh, uh, carina questa, eh?) anche nelle transazioni più spinose... Non so se mi sono spiegato..."
"Ma certo, Eccellenza. Le sono molto grato per il suo interessamento, ma questo non fa che confermare la sua magnanimità e il suo buon cuore. Tutti a Redos dovrebbero riconoscere che non c'è Signore più splendido e altruista di lei e smetterla di rifiutarle il seggio al Consiglio. Soprattutto quando ci mandano gente come Ser Garant o Ser Menesio..."
"Non li nominare, non li nominare, che solo a sentirne parlare mi viene la nausea. Hai ragione, Tyren, la città non mi apprezza appieno, ma per fortuna io so scegliermi i collaboratori, vero? Prenditi un altro sei per cento sull'affare della polvere di perle, te lo meriti ampiamente."
"La sua generosità è senza limiti, Ser Irulio, come i suoi possedimenti. A proposito del discorso di prima, comunque, le volevo parlare di una scena che ho visto stamane al porto: bene, ero andato ai moli per ispezionare la stiva della Sula che deve far vela stanotte per Ianua e ero quasi arrivato all'attracco, quando ho sentito dei clamori di quelli che annunciano una bella rissa. Nessuno mi corre dietro, mi sono detto, e sono andato a dare un'occhiata. C'era un sacco di gente proprio dov'era appena arrivato il brigantino postale da Kindar e si erano messi tutti in circolo... Sapristi! Un fracasso, chi urlava di qua, chi bestemmiava di là, e in mezzo due che si azzuffavano. Al primo colpo d'occhio quasi quasi me ne vado: uno dei due era Elgo LamadiVetro, uno dei peggiori elementi del porto, uno alto due metri buoni, con una pancia così, ma agile da far paura. E poi col coltello è una furia: lo chiamano LamadiVetro perché il suo coltello è talmente veloce che sembra trasparente. L'altro invece era uno giovane, con due bei baffi e la mosca, sul metro e ottanta, il fisico slanciato e molto abbronzato: doveva essere arrivato dalle Isole; però non mi sembrava proprio una sfida per Elgo.
Beh, insomma, faccio per andarmene, pure un pò seccato perché Elgo lo reggo poco e mi piacerebbe che gli dessero una bella lezione, quando il ragazzo gli fa una finta col pugnale a sinistra e approfittando della sua reazione gli assesta un calcione sulla gamba che porta il peso e lo manda lungo sul molo. Non può immaginare la folla, Ser Irulio: il delirio! Applausi, urla, le prime scommesse. A quel punto sono rimasto anch'io: quel ragazzo aveva stoffa, sarebbe stato proprio un peccato se Elgo lo avesse ammazzato.
Purtroppo per lui aveva sottovalutato Elgo. La sua stazza frega sempre quelli che non lo conoscono. LamadiVetro schizza in piedi prima che il bruno gli sia sopra e girando sui talloni spazza col coltello: lo prende al costato, ma quello è fortunato, le costole deviano la lama e se la cava con un taglio superficiale. Ma se avesse visto i suoi occhi, Ser Irulio: due occhi da belva, freddi come il ghiaccio. È stato allora che ho saputo che l'avrebbe ammazzato. E ho scommesso di conseguenza. Ma comunque Elgo è convinto di averlo in pugno, lo insulta e quando pensa di esserci affonda. Il suo ultimo affondo. Il ragazzo salta. Salta sul posto, raccogliendo le gambe sotto di sé e Eldo gli si trova sotto, senza più bersaglio. Ma non credo che abbia avuto il tempo di capire, perché l'altro ha abbassato il coltello dall'alto in basso, come i macellai, e gliel'ha piantato alla base del collo, netto e pulito. Poi scendendo l'ha spinto via con un calcio e è atterrato in piedi. Un gatto, le dico. S'è guardato intorno, ha strappato via il pugnale e si è tuffato giù dal molo, giusto in tempo per evitare le guardie che stavano arrivando. Una cosa incredibile, Ser Irulio, una perla."
"E come si fa a ritrovarlo, questo gioiello, se è sparito?"
"Tyren sa il fatto suo, Eccellenza. Ho fatto qualche domanda in giro e so dove si nasconde. Domani pensavo di andarci a parlare, sempre che lei sia d'accordo."
"Lo sono senz'altro, Tyren. Come al solito un lavoro eccellente. Se riusciremo ad educare questo giovane ad essere efficiente come te saremo a cavallo, caro mio, a cavallo."
* * *
Il bello di essere marinai è che si conosce tanta gente, si hanno tanti amici ed aumentano così le possibilità di averne in luoghi dove si capita per la prima volta e dove un amico fa comodo. Questo era esattamente quello che era accaduto al giovane protagonista della rissa al porto, il quale, dopo la fuga acrobatica dalla banchina, si era trovato ad avere un estremo bisogno di un rifugio e di qualcuno che si prendesse cura di lui. Fortunatamente, fra le altre cose, era anche marinaio, neanche dei peggiori, e negli anni trascorsi per i mari aveva stretto qualche legame importante con altri nella sua stessa condizione, e ad alcuni era già stato d'aiuto.
Uno dei suoi più cari amici si era stabilito a Redos da qualche tempo, coronando il suo sogno di aprire una taverna dove tutti i suoi conoscenti potessero venire a bere in santa pace ed a raccontare le meraviglie incontrate in navigazione. Voleva avere la taverna più conosciuta dei sette mari, quella di cui tutti si ricordassero con rimpianto sotto i fortunali e con gioia a qualche miglio dal porto, ma per renderla sempre più accogliente aveva chiesto dell'oro alle persone sbagliate e si era trovato costretto a fare dei lavori poco puliti: nascondere merce di contrabbando, di quella che i pirati sbarcavano a luna nuova negli innumerevoli fiordi ed insenature della costa meridionale del Fiordo di Redos e che arrivava in città con false carovane; o dare ospitalità a criminali in attesa di un imbarco per lasciare un'ambiente troppo caldo.
Quest'ultima circostanza, in questa occasione particolare, si rivelò assai positiva per l'acrobata fuggiasco che aveva interrotto così abilmente la carriera di Elgo LamadiVetro. Quando col favore delle tenebre questi abbandonò il nascondiglio dove aveva trascorso la giornata e bussò all'ingresso posteriore dell'Ancora e l'Edera, non si sarebbe mai immaginato di venir preso di peso e portato in cantina e da lì in una stanza nascosta dietro ad un pannello girevole, arredata con gusto e del tutto sicura.
L'amico, una volta tornato a posto il pannello, gli fece cenno che poteva parlare liberamente e cominciò a strappargli di dosso i resti della camicia per medicare la ferita al costato, ultima impresa di Elgo. Era un tipo paziente e non si scomponeva mai: quando gli aveva aperto la porta l'aveva salutato come se l'avesse visto il giorno prima, mentre invece non si vedevano da quattro anni. E lui oltre tutto non aveva neanche avvisato del suo arrivo!
"Ehi dico, Ira, hai messo su una specie di ricovero per diseredati in questa famosa taverna di cui tutti parlano. Sembra quasi che ti aspettassi di vedermi in simili circostanze disgraziate e abbia fatto i preparativi del caso," ridacchiò il giovanotto, riso che si trasformò in smorfia di dolore quando Ira disinfettò il taglio che era sì leggero, ma ormai infetto, dopo una giornata passata gettato sotto una barca rovesciata.
"Sei stato fortunato ad avere l'occasione di vederlo, il ricovero. Molti altri non hanno visto più niente, dopo aver discusso con Elgo."
"Questo è vero. Immagino che ne abbia ingannati tanti con quell'aria goffa e quella pancia. Accidenti, lì per lì non riuscivo a credere che uno con quel fisico potesse andare in giro ad attaccare briga; meno male che ho notato la velocità con cui ha estratto il coltello e mi sono regolato di conseguenza, altrimenti non avresti avuto modo di sdebitarti dandomi una mano a uscire da questo impiccio." Pausa di riflessione. "Certo che sei strano, Ira. Non mi vedi da quattro anni e neanche mi chiedi che ho fatto, dove sono finito, neanche ti stupisci a vedermiti piovere in casa in un modo tanto balordo... O ti vengono a trovare tutti così?"
"Sapevo che avresti parlato a sufficienza per tutti e due, Adrian: non sei cambiato granché negli ultimi tempi. E d'aspetto sei cambiato anche meno, visto che appena ho sentito la descrizione di quello che ha ammazzato Elgo LamadiVetro ti ho riconosciuto. D'altronde ti avrei riconosciuto in tutti i casi, ne conosco pochi capaci di simili giravolte, e così efficaci poi. Pover'uomo," sospirò finendo la fasciatura, "veniva spesso a bere qui e certe volte se ne andava senza aver sfasciato niente. Mi mancherà quel suo pancione."
"La prossima volta che qualcuno cerca di accoltellarmi gli chiederò se è tuo cliente prima di reagire, così mi darò una regolata: solo ferite leggere, anzi possibilmente lo stordirò soltanto e la sera verrà a raccontarti la scena e a berci su.
Roba da matti! Neanche una giornata che sono arrivato e questa città già non la sopporto più."
"Smettila di lamentarti come una vecchia zitella: se non ti conoscessi non riuscirei a sopportarti. Cos'hai in mente di fare adesso, piuttosto?"
"Hai ragione, bando alle ciance. Penserei di aspettare che si calmino un pò le acque e poi di reimbarcarmi di corsa: Redos mi va stretta sul serio."
"E piantala! La tua impresa ha smosso gli ambienti giusti e certi contatti si sono già fatti sentire. C'è bella roba in ballo, sempre che tu voglia ballare."
"Che vuoi dire, si sono già fatti sentire?"
"Stamattina, subito dopo la rissa, è passato il braccio destro di uno dei mercanti più in vista della città a chiedermi se avevo modo di rintracciarti e io gli ho detto che gli avrei fatto sapere qualcosa entro domani. Nel pomeriggio poi ne sono passati altri due, ma niente di simile al primo: se entri in quel giro c'è da diventare ricchi. E allora spero che ti ricorderai degli amici."
"Senti senti, la faccenda si fa interessante. Tutto considerato, se sarai così gentile da continuare ad ospitarmi, potrei pensare di restare qualche altro giorno."
"Ora sì che sei tu. A questo punto direi che è il caso di brindare ai nostri affari futuri," e Ira versò del vino rosso da una brocca che era in attesa sul tavolo.
"Ai nuovi affari e ai vecchi amici!"
* * *
Alcuni mesi più tardi...
"Sicché, mio buon Tyren, ti rendi responsabile di un atto così poco cortese, proprio tu? Venirmi a svegliare con notizie simili! Chiunque ne avrebbe la giornata completamente rovinata, chiunque non potrebbe che prendere decisioni impopolari, dopo un inizio del genere... È inutile che tu prenda quell'espressione contrita, adesso. Il danno è bell'e fatto e dovremo porvi rimedio. Per favore, passami quel fazzoletto, sì, quello che mi è caduto dal capezzale, ecco, grazie."
"Ser Irulio, non era veramente nelle mie intenzioni guastarvi il risveglio, anzi me ne sarei ben guardato. Lo stavo proprio dicendo al cuoco pocanzi, che sventura è stata il non avervi potuto incontrare ieri quando siete rientrato dalla villa; ma succedono delle cose tali che mi impediscono di agire senza consultarvi prima. Quella del carico da Cathaeth è solo una, quella che ci colpisce di più finanziariamente, diciamo..."
"Ecco, bravo, diciamolo. Un carico che aspettavamo da sei mesi delle erbe mediche e delle spezie piu` pregiate del continente sparito, sparito, e` vero?"
"Almeno così riferiscono i ragazzi che ho mandato quando il ritardo si faceva grave. Mi riservo di essere più preciso quando saranno tornati quelli che ho mandato dopo, quelli bravi."
"Mi sarei aspettato di vederti partire in persona per una disdetta tanto grave, Tyren. Non sei più quello di un tempo, mi duole dirlo, ma ti comporti come se non avessi più a cuore i miei interessi. E sì che i miei interessi sono anche i tuoi, non capisco..."
"Ma messere, che dice? Vuol forse farmi credere che non ricorda più le notti in bianco che ho passato solo il mese scorso con quell'impiccio dei suoi negozi? Che se non avessi avuto quel giovanotto a darmi manforte ci sarei scoppiato, per la rogna che era? Quel giovane che poi oltretutto le ho trovato io, non per dire..."
"Sì, forse; ma nonostante tutto devi darmi un buon motivo per spiegare come mai non sei andato tu a ispezionare il percorso. Sai che di te ho sempre avuto la massima fiducia e in questo caso mi sarebbe parso essenziale il saperti impegnato a risolvere la questione. Non per altro, per le erbe avrei potuto chiudere un occhio, per le spezie pure, ma c'era quell'altro piccolo aspetto che direi responsabile primario della mia arrabbiatura: Tyren, sono anni che cerchiamo di entrare in contatto con i contrabbandieri di Kandia e una volta che ce l'abbiamo fatta, ci facciamo rubare tutto il carico di diamanti da una banda di volgari banditi di strada? Non è ammissibile, non sta né in cielo né in terra, te ne rendi conto o no? Perché non sei lì?"
"Ser Garant ha acquistato la Bella di Frea."
"Cosa?"
"È mezz'ora che cerco di dirglielo, capo, ma lei non mi ha mai fatto finire. Sembra che la sua offerta fosse la più vantaggiosa. Ho cercato di informarmi meglio, ma è stato impossibile, l'equipaggio e il vecchio proprietario si sono volatilizzati e il nostro amico a casa di Ser Garant ha avuto un incidente."
"Che incidente, Tyren? Che altra novità è questa?"
"È caduto dalle scale, sembra, e si è rotto l'osso del collo. Morto stecchito. Capisce perché le ho dovuto rovinare la mattinata?"
"Dei! Tyren, scusa. Non credevo fossimo giunti a tanto. Ma allora andiamo con ordine, chi hai mandato sulle tracce del convoglio?"
"Shai, Edo ed Adrian. Mi sembravano i più adatti."
"Sì, un'ottima scelta. Dopo di te sono gli stessi che avrei mandato io e devo dartene atto, quell'Adrian è veramente un ragazzo in gamba. Hai avuto fiuto a scovarlo in quella taverna."
"Ira ci deve molti favori, Ser Irulio."
"Parole sante, parole sante... E quando si prevede che rientrino, quei tre?"
"Domani o dopodomani al più tardi. I primi che sono andati hanno fatto qualche domanda alle locande dove si fermano a pernottare le carovane da Mezza Montagna e hanno avuto notizie della nostra fino a due giorni di cammino da qui. Poi più niente. Conto molto su Shai ed Edo... e su Adrian in particolare."
"Mi pare che per questa faccenda non ci resti altro da fare che aspettare il loro ritorno, allora. Mah! Adesso raccontami per filo e per segno della Bella di Frea... Dei, Dei, non si finirà mai di penare per colpa di questi maledetti filibustieri con cui divido l'onore di essere uno dei cittadini più in vista di Redos. Che colpa ne ho se non sbaglio mai un affare, eh? È forse colpa mia?"
"Su, Ser Irulio, non si scaldi tanto che lo sa che le fa male. La gotta..."
"Hai ragione, Tyren, hai ragione. Come ho potuto dirti quelle cose orribili? Devi scusarmi, ma non mi rendevo conto... Beh, comunque, passiamo alle dolenti note. Avanti!"
"Lei si è assentato per una settimana, e al momento della partenza sembrava che la nave fosse nostra, si ricorda? Bene, dopo un paio di giorni sono andato a cercare il padrone e non l'ho trovato. Poco male, dico, tanto i patti sono chiari e lui non ha alcun interesse a non rispettarli: accetterà le proposte di tutti e quali che siano le offerte dei concorrenti darà la nave a noi. E sarà meglio per lui, detto fra parentesi. Ad ogni modo cerco di trovarlo anche nei giorni successivi: niente, scomparso. Alle lunghe cominciavo a sentire puzza di bruciato quando, l'altro ieri, ero in giro giù al porto e sento gli araldi che annunciano alla popolazione l'avvenuta transazione fra Fulgenzio Cliff e Ser Garant e fanno sapere a tutti che la Bella è di Ser Garant. Ci sono rimasto come un fesso, là in mezzo alla piazza del mercato e qualcuno mi c'ha pure sfottuto: sa, era una storia che sapevano in molti. Faccio per andare verso casa per vedere di contattare il nostro confidente e arriva Yano di corsa e mi dice della `disgrazià. Sapristi! Non sapevo più dove mettere le mani. È stata una giornata d'inferno e poi, in serata, pure la chicca della carovana. Non sono riuscito a fare praticamente nulla. So solo che la ciurma, il capitano e l'armatore non sono più a Redos."
"Ci ha fregato, scusa il termine poco elegante, ci ha fregato come poveri fessi. E ti dirò di più, Tyren: abbiamo una spia in casa. Non è possibile una simile serie di coincidenze."
"L'avevo pensato anch'io, Ser Irulio, ma chi? Sono due giorni che ci penso e non ne sono ancora venuto a capo; oltretutto sono pochi a conoscere cose tanto delicate, per cui la rosa si restringe. Non vedo chi..."
"Lo troveremo, lo troveremo, non ti preoccupare. L'importante è di elaborare una bella contromossa. Quindi: occhi aperti per il capitano e il proprietario della Bella. Se se ne sa qualcosa, voglio che li prendiate e li portiate qui: devo sapere perché ci hanno tradito. Poi bisogna fare in modo che tutti gli altri sappiano che non ci si può prender gioco di noi impunemente. Poi: agire non appena Adrian e gli altri ci portano notizie fresche. Andare a trovare la moglie del maggiordomo di Garant e offrirle un bel viaggio che non possa rifiutare. Poi andremo a parlare col brav'uomo e vedremo se stavolta collaborerà. Il furbetto credeva che non sapessimo della sua mogliettina, ma si sbagliava, nevvero?"
"Vede, Ser Irulio, che avevo bisogno delle sue direttive? Lei ha una capacità di... di..."
"Sintesi, mio caro, sintesi. È per questo che quei maledetti mi odiano e mi boicottano. Sanno che sono il migliore e cercano di mettermi i bastoni fra le ruote. Ma è inutile: ride bene chi ride ultimo. Voglio che tu mi tenga costantemente aggiornato, va bene?"
"Sarà fatto, capo, non si preoccupi."
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