Rapsodia per un mago ladro - Seconda parte

"Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio,
Di quante non ne sogni la tua filosofia."
        (Shakespeare, Amleto, I, V, 174-175)


La regione nella quale si perdevano le tracce della carovana scomparsa sembrava, a tutta prima, non offrire possibilità alcuna per un'impresa del genere. Era una terra di colline dolcemente digradanti, dove la gran parte delle zone adatte era stata da lungo tempo coltivata e dove gli insediamenti umani erano più che frequenti. Piccoli villaggi, fattorie isolate, locande che fiorivano dei traffici con l'interno e le montagne costellavano le sue valli e pianure, rendendo difficile a chiunque lo spostarsi inosservato. Problemi quasi insormontabili avrebbero dovuto porsi a chi avesse dirottato un'intera carovana.
Invece no.
Del convoglio non c'era traccia. I rapporti degli inviati che li avevano preceduti avevano chiarito ad Adrian e agli altri che bisognava pensare a qualcosa di insolito per risolvere l'enigma, dal momento che, stando alle prove, gli uomini e i carri erano semplicemente evaporati senza lasciare traccia. Cosa che tutti e tre ritenevano naturalmente impossibile. Lungo la strada avevano controllato attentamente le asserzioni dei rapporti ed avevano dovuto convenire che non c'erano luoghi dove tendere un'imboscata con buone garanzie di successo. Avevano rinnovato le domande in più d'un ostello e ciò che era stato loro risposto era in perfetto accordo con quanto già noto. Si trovavano ora accampati a un paio di miglia dall'ultima locanda dove la carovana si era fermata e cercavano di individuare, in mezzo a tutto quello che avevano saputo, il particolare sbagliato che li potesse mettere sulla pista giusta. Cosa, disgraziatamente, più facile a dirsi che a farsi.
Adrian non era affatto soddisfatto. Né delle informazioni, né della compagnia. Gli pareva infatti assurdo negare una realtà in nome di un'altra, per di più meno solida. Cosa c'era di più certo del fatto che la carovana fosse scomparsa? Eppure Shai arrivava a sostenere che doveva esserci un errore di fondo in tutta la faccenda, che la carovana, evitando ogni contatto con chicchessia, doveva essere arrivata a Redos dove, lì sì!, era stata fatta sparire o addirittura era stata venduta di soppiatto a un cliente migliore di Ser Irulio. Ma a prescindere dal fatto che era incomprensibile il perché di un tale cambiamento di comportamento - la carovana non si era nascosta per niente fino a quel punto - restava la mancata registrazione alla Dogana. Si potevano far miracoli, ma una carovana non poteva entrare a Redos di soppiatto. Non poteva neanche arrivare in vista della città senza che qualcuno la notasse, se è per questo; ma Shai liquidava tali argomentazioni come sottigliezze da damerino e proponeva vigorosamente di rientrare e cercare al porto, prima che sparissero anche le ultime tracce.
Shai non gli era mai piaciuto, d'altro canto. Lo aveva sempre ritenuto un viscido opportunista pronto a tutto pur di ottenere il suo tornaconto ed in più di un'occasione lo aveva visto scaricare la colpa dei suoi errori su altri, più deboli. Una o due volte aveva cercato di far lo stesso con lui, ma lui era un osso un pò più duro, e poi era amico di Tyren. Già, di tutta la compagnia l'unico che stimasse veramente e di cui si potesse dire amico era proprio Tyren, praticamente il capo. Ma non era per questo che lo apprezzava o che aveva cercato di accattivarsi la sua simpatia. Dopo il primo incontro all'Ancora e l'Edera aveva cominciato a lavorare per Irulio d'Entraves, più per non perdere di vista Tyren che per interesse economico. Si era subito accorto che quell'uomo sarebbe stato importante per la sua vita, come se n'era accorto anni prima per Gwayris, il suo maestro d'armi e di cose arcane. In fin dei conti era tutta la vita che si affidava al suo intuito e questo non lo aveva mai tradito. Con Tyren erano subito andati d'accordo. Per questo aveva continuato a lavorare per il mercante nonostante il fatto che la prima impressione negativa da lui ricevuta si fosse poi precisata e definita con la collaborazione, l'uomo gli aveva dato molto, amicizia ed insegnamenti e, perché no?, occasioni per arricchire. Bisognava essere ricchi per potersi dedicare agli studi che interessavano ad Adrian, anche se lui non lo aveva mai detto a nessuno. Quegli studi erano un'eredità di Gwayris, qualcosa a cui aveva aderito d'istinto e che restava la sua meta ultima pur nelle avventure continue della sua vita. E l'istinto gli diceva adesso che Shai aveva torto, che di lui non ci si poteva fidare e che nella storia della carovana c'era qualcosa che non andava.
Inutile sperare in Edo per un aiuto. Edo parlava raramente e mai per dire qualcosa di importante. Chiedeva informazioni inutili, puntualizzava, iniziava frasi che lasciava poi cadere se appena minacciavano di assumere un senso troppo definito ed autonomo: era un gregario perfetto, un abile spadaccino, ma come investigatore non valeva un accidente. Adesso stava là, con la sua lunga faccia del tutto priva d'espressione rivolta verso Shai come una quinta abbandonata dai teatranti (Adrian amava il teatro di strada e si divertiva a scovare analogie tra quelli che lo circondavano ed i suoi spettacoli preferiti, ma per Edo non era riuscito a trovare nient'altro che un palcoscenico deserto. Shai, inutile dirlo, era il serpente traditore di tanti e tanti lavori edificanti) e non diceva niente perché qualunque cosa sarebbe stata troppo sensata. Il fiato che Shai stava sprecando da mezz'ora era ad esclusivo uso e consumo di Adrian, che però non sembrava beneficiarne abbastanza.
"Piantala di pensare ai cavoli tuoi e dì qualcosa," si stizzì Shai a un certo punto. Perché diamine Tyren avesse scelto proprio lui per questa missione era un mistero sul quale Adrian si riservava di investigare più a fondo una volta tornati a Redos.
"Stai dicendo delle fesserie tali da annoiarmi mortalmente. Non si rientra senza aver cercato meglio."
"E che vorresti cercare, tu che sei così intelligente?"
"Cercare di capire cosa ci sfugge. Sono convinto che la carovana non è mai arrivata a Redos. Dev'essere successo qui intorno."
"Sono stufo delle tue arie, hai capito? Ho troppa esperienza per dare ascolto a un moccioso come te. Torneremo e Ser Irulio deciderà chi ha avuto torto. Se troveremo il convoglio al porto ne vedrò delle belle."
"E sennò vedrai i sorci verdi, razza di idiota. Andarsene senza aver neanche perlustrato la zona sarebbe imperdonabile per Irulio e lo sai benissimo. Senti, domani all'alba andremo alla locanda che c'è a sei ore da qui a chiedere se, quando sono arrivati lì, i carovanieri si comportavano normalmente o se erano circospetti, se cercavano di non dare nell'occhio oppure andavano in giro tranquilli. Se già sembravano sospetti laggiù, vorrà dire che hai ragione tu e torneremo di corsa a Redos, sennò torneremo a parlare con l'oste della Falce Stellata... Eppure questo nome mi ricorda qualcosa...
Beh, torneremo a parlare con l'oste della Falce Stellata e perlustreremo anche meglio il tragitto tra i due punti. Che ne pensi?"
"Una volta tanto parli col cervello, Adrian. Mi sembra una proposta sensata. Tu, Edo?"
"Se dobbiamo alzarci all'alba è ora di andare a dormire."
"Giusto, dannazione! Io monterò l'ultimo turno di guardia; tu, Adrian?"
"Coricatevi pure. Io per il momento non ho sonno."
Era una notte splendida. Luna nuova di settembre, una lieve brezza dai monti e miriadi di stelle. Adrian lasciò che il fuoco si riducesse a un pugno di tizzoni e, appoggiato a una giovane quercia, alzò gli occhi allo Zodiaco per seguire i lenti sentieri delle costellazioni. Quella notte il Carro troneggiava al colmo del cielo, le sue stelle una falce scintillante nelle profondità dello spazio...
Il giorno dopo dense nuvole temporalesche correvano da orizzonte a orizzonte. L'alba non era stata più di un sospetto di luce grigia da qualche parte a oriente e i tre avevano percorso in silenzio le miglia che li dividevano dalla locanda proposta da Adrian, ognuno rinchiuso nei propri pensieri. Spesso Adrian si era chiesto quali potessero essere i pensieri di Edo, ma anche a quest'interrogativo non aveva trovato risposta: il palco restava vuoto. A parte questo, Adrian, che visitava la regione per la prima volta, si era stupito del repentino cambiamento della conformazione del terreno. Dopo la Falce Stellata la via si inoltrava in mezzo a colline dai fianchi assai più ripidi che sembravano sorgere improvvise ad ogni nuova svolta, che formavano strette gole e valloncini invasi da un groviglio di vegetazione selvaggia ed apparentemente impenetrabile: era, non poteva fare a meno di pensare, una zona ideale per gli agguati ed i sequestri.
Il tempo era sempre ugualmente opprimente quando arrivarono in vista della Porta delle Piane, come si chiamava la locanda, e le informazioni che ottennero non fecero nulla per sollevar loro il morale. Il convoglio - disse l'oste - lo ricordava bene, aveva chiacchierato a lungo con i carrieri e se non andava errato questi gli avevano detto di essere sulla via di Redos per recarsi dal signore d'Entraves. Gente molto simpatica, riferiva, e giurava che era un vero peccato il non avere più loro notizie da così tanto tempo. Mentre l'uomo parlava Adrian lanciava eloquenti occhiate a Shai, il quale tuttavia faceva finta di non accorgersene.
Dopo aver bevuto con l'oste una tazza di sidro i tre uomini ripresero la via del ritorno; erano sempre silenziosi, ma Adrian stavolta osservava il percorso con maggiore attenzione, perché gli era venuta un'idea: una realtà si può creare, andava argomentando, nel qual caso importa studiarne i creatori per scoprirne le vere fattezze. Presentemente gli artefici della realtà cui si aggrappava Shai erano i vari osti e locandieri che avevano ospitato la carovana. Era sufficiente che uno di loro mentisse perché la realtà così solida di Shai crollasse in mille pezzi. Viste le circostanze, Adrian era propenso a credere che il bugiardo fosse l'oste della Falce Stellata. Quello che avevano appena lasciato non avrebbe certo saputo da chi era diretta la merce se i carovanieri stessi non glielo avessero detto e poi le gole e gli strapiombi che stavano ora attraversando sembravano fatti apposta per scopi di rapina... Ragion per cui la carovana era stata dirottata in questi anfratti e l'oste della Falce mentiva.
Perché mentiva? Per paura o per interesse? Se si trattava di paura, farlo parlare sarebbe stato molto difficile; se si trattava di interesse un modo di farlo collaborare si sarebbe potuto trovare, ne era quasi sicuro. Certo però che era strano che un oste fosse in combutta con dei briganti di strada, almeno in quelle regioni... Pensandoci meglio, erano addirittura i briganti di strada a essere fuori posto da quelle parti. Da quando era a Redos non aveva mai sentito parlare di incursioni contro carovane o accampamenti, cosa invece assai comune verso le montagne o più a Nord. Vuoi vedere che aveva ragione Shai? Assurdo, doveva esserci un'altra risposta.
Intanto erano di nuovo in vista della Falce Stellata. L'insegna oscillava alla stenta brezza di pioggia e per un attimo tutta la concentrazione di Adrian vi si focalizzò, come se quel pezzo di legno dipinto fosse l'unico oggetto del suo universo. E Adrian vide con gli occhi della mente un'altra falce stellata dipinta su legno, più precisamente sullo sportello della carrozza di città di un certo Ser Garant, notabile di Redos e, a quanto ne sapeva, acerrimo concorrente di messer Irulio d'Entraves. Il resto venne da sé, facile in una mente già al massimo delle sue capacità: qualcuno aveva avvisato Garant della spedizione dei diamanti e questi aveva sequestrato la carovana a monte della Falce Stellata, affidando all'oste suo sgherro il compito di sviare eventuali indagini. Mentre smontavano da cavallo e Shai ritornava alla carica con la storia del porto Adrian si chiese brevemente se la sua fosse solo stupidità oppure qualcosa di peggio; ma non credeva che Shai fosse al corrente della coincidenza di Kandia, perciò si concentrò sull'incontro con l'oste.
Il maltempo doveva aver scoraggiato i viaggiatori, perché la locanda era deserta. Solo l'oste e sua moglie sedevano davanti al camino acceso nella bella sala comune, consumando una cena silenziosa. L'uomo, quando li vide, si alzò e si inventò un sorriso di circostanza, venendo loro incontro per farli accomodare e prendere le ordinazioni. Mentre Shai ed Edo si sedevano Adrian si diresse a sua volta verso di lui sorridendo e fece in modo di raggiungerlo vicino al muro che divideva in due la sala, lasciandola comunicare attraverso un arco dallo stipite di legno lavorato. Più rapido di un baleno, lo afferrò per il bavero e spintolo all'angolo gli puntò il coltello alla gola, sibilandogli all'orecchio: "Vuoi portare tu i miei saluti a Ser Garant o ci penseranno i tuoi eredi, verme?"
Era stato talmente rapido che gli altri non si erano quasi accorti dell'accaduto mentre l'oste aveva già capito di essere in trappola. Adrian lo vide dai suoi occhi, ma l'ometto cercò nonostante tutto di prendere tempo. Balbettava, lo scongiurava di non far torto a sua moglie, la quale, dal canto suo, era rimasta impietrita accanto al focolare. Non c'erano rumori nella locanda. Una parte della mente di Adrian registrò questo fatto con una certa inquietudine, ma l'oste era più importante. Affondò un poco la lama e sentì l'oste cedere di schianto contro di lui. Stava per parlare e Adrian si stava già rilassando quando un ultimo sguardo ai suoi occhi lo rimise di colpo in allarme: vi stava affiorando un'espressione mista di sorpresa e terrore, come se al sollievo per la salvezza improvvisa si associasse di colpo la coscienza di un pericolo peggiore. Un'ombra sottrasse luce ad Adrian che agì d'istinto , affidandosi ai nervi: scagliò di lato l'oste e saltò dall'altra parte sfruttando la spinta. Sentì un coltello sibilare dov'era stata la sua schiena pochi attimi prima e si volse di scatto per vedere l'aggressore.
Era Shai.
Era lui il traditore. Gli lanciò il pugnale che aveva in mano, ma lo mancò. Il pugnale si conficcò nel legno sopra la testa dell'oste con uno schiocco sordo. Shai, che nel tentativo di prendere Adrian alle spalle si era sbilanciato, aveva perso il suo; sguainò la spada e balzò contro di lui. In quel momento era un pazzo omicida con la bava alla bocca, estremamente pericoloso. Adrian cercò di schivarlo, ma inciampò in un tavolo e cadde pesantemente a terra. Rotolò via velocissimo e la spada lo sfiorò lacerandogli i vestiti. Mentre a sua volta estraeva l'arma chiamò a raccolta tutte le sue energie e menò un fendente rasoterra sperando di colpire l'avversario alle gambe, ma quello lo evitò saltando in tempo. Perse però a sua volta l'equilibrio e Adrian ebbe modo di rialzarsi... e di rendersi conto che la spada gli vibrava in pugno. Era la vecchia spada che Gwayris gli aveva regalato al momento della separazione, dicendogli che sarebbe cresciuta con lui; ma fino ad allora nulla era accaduto che lo avesse fatto sospettare di qualche suo potere soprannaturale. Era passato del tempo, questo è vero, ma lui non si sarebbe mai aspettato niente del genere. Rimase un buon momento stupito a fissare la lama, e gli sembrava di vederla emettere bagliori soffusi. Il suo atteggiamento era così fuori dalla norma che anche Shai si fermò per un attimo interdetto a guardarlo; poi si convinse che Adrian dovesse essere atterrito dal suo attacco improvviso e reso più baldanzoso da questa scoperta si fece di nuovo sotto.
Con la coda dell'occhio Adrian notò il movimento di Shai. Stava per spostarsi quando una parola si formò chiara nella sua mente, come se qualcuno accanto a lui l'avesse pronunciata a voce alta e sentì l'energia scorrere dall'elsa lungo tutto il suo corpo. Non si mosse. Ruotò sul posto per fronteggiare l'avversario e gridò quella parola che gli risuonava nella testa sempre più forte.
"Krishdar!" gridò e la lama esplose di fiamme accecanti e sembrò guizzare viva nelle sue mani. Shai rimase pietrificato nel riflesso baluginante del fuoco, la sua mente del tutto allo sbando davanti a un tale prodigio. Morì quasi senza accorgersene, quando la luce bianca gli precipitò addosso di schianto.

* * *


"Così, mio caro Adrian, almeno tu mi porti buone nuove, in questo mesto panorama. Avrai saputo...?"
"Mio signore, non riesco a credere alle notizie che mi vengono riferite. Tyren ed io eravamo amici, veramente amici, e..."
"Il tuo dolore ti fa onore, ragazzo. Ma posso sin d'ora assicurarti che l'assassinio di Tyren non resterà impunito. So per certo di chi è la colpa, chi è stato il mandante di un simile barbaro delitto e farò in modo che se ne penta. Ma tu..."
"Perdoni l'interruzione, Ser Irulio, ma se la responsabilità della morte di Tyren è di Ser Garant voglio essere tra coloro che si incaricheranno della vendetta."
"Come sai che Garant è coinvolto in questa storia?"
"Shai tradiva. Ed era al soldo di Ser Garant. Ho dovuto ucciderlo l'altro ieri perché ha cercato di accoltellarmi alle spalle."
"Shai? Dei, avrei dovuto saperlo. Era l'unico della cui completa fedeltà non ero certo. E l'hai ucciso, dici? Racconta, andiamo, è importante!"
"Non capivo come la carovana potesse essere sparita nella zona che tutte le tracce sembravano indicare, vista la sua conformazione. Shai sosteneva che non avevamo capito nulla di tutta la faccenda e che il convoglio era stato fatto sparire qui a Redos, ma era una cosa semplicemente assurda.
Per farla breve, dopo una serie di ragionamenti avevo deciso che l'oste della Falce Stellata mentiva per depistarci. Quando abbiamo smontato davanti alla locanda mi sono accorto che l'insegna era identica allo stemma di Ser Garant. A quel punto ero certo della mia ipotesi.
Una volta entrati, ho aggredito l'oste per spaventarlo e farlo parlare e mentre lo tenevo spalle al muro Shai ha cercato di prendermi a tradimento. Per fortuna me ne sono accorto in tempo e sono riuscito a batterlo. Ma ho dovuto ucciderlo."
"Dei, dei, che mala fortuna mi assale! Ma va' avanti, Adrian, va' avanti."
"Dopo tutto questo l'oste era pronto a dirci qualunque cosa. Era uno straccio. Ho messo Edo a controllare che nessuno ci disturbasse e l'ho interrogato. La locanda è di Ser Garant. Quando Shai l'ha avvisato del carico di contrabbando che portava la carovana, il suo nemico ha deciso di sfruttarla come copertura e mezzo per coprire le tracce. La carovana è stata assalita nelle gole che le dicevo, tra le due locande, e dirottata in una tenuta, sempre di Ser Garant, che si trova a poche ore a Nord da quel punto. Ieri siamo andati con Edo a fare un sopralluogo e abbiamo trovato le tracce dei carri abbastanza facilmente; non si aspettavano che qualcuno le andasse a cercare proprio lì. Le abbiamo seguite fino ai confini della tenuta e poi siamo tornati indietro. È per questo che arriviamo con tanto ritardo... e troviamo simili notizie."
"Diamine, ma l'oste avrà subito avvisato Garant dell'accaduto. Avreste dovuto ucciderlo e inscenare una rapina. Accidenti!"
"Non si preoccupi, Ser Irulio. Abbiamo portato le sue due figlie a fare una gita a cavallo con noi. Finché non le rivede non dirà niente a nessuno."
"I miei complimenti. Io stesso non avrei saputo far meglio. Adrian, questo mi conferma in quanto avevo già in animo di fare. Appena mi hanno informato della sorte di Tyren ho deciso che ti avrei affidato il suo incarico e la sua paga. Anche se sei uno degli ultimi arrivati, sei senz'altro il più in gamba e adesso soprattutto ho un gran bisogno di gente in gamba. Te la senti?"
"Ser Irulio, non so come esprimerle la mia gratitudine per la sua stima e per la fiducia che mi dimostra. Certo che me la sento. Tanto più che questo mi permetterà di occuparmi in prima persona della vendetta del mio amico."
"Sono felice che tu accetti, Adrian. Insieme riusciremo a far andare in fumo i progetti di Garant. Adesso ascolta: l'ultima cosa di cui si è incaricato Tyren è stata il rapimento della moglie del maggiordomo di Garant. Ieri gli abbiamo fatto sapere che se la voleva riabbracciare avrebbe dovuto venire ad incontrarci stanotte in un certo posto. L'uomo è il braccio destro di Garant e sarà sicuramente al corrente della storia dei diamanti: stanotte lo spiazzeremo facendogli vedere che sappiamo tutto e che non è il caso che faccia il furbo. Ci faremo dire dove Garant ha nascosto i diamanti e come sono protetti, poi tu ti incaricherai di andarli a recuperare. Poi vedremo cosa fare a Garant. Nel frattempo puoi approfittare delle grazie della signora: mi hanno detto che è un bel bocconcino e credo che presto sarà vedova. Uh, uh, non male come idea."
"Tutto sarà fatto come lei desidera, Ser Irulio. Domattina le farò un rapporto completo. Solo, mi permetta di declinare l'offerta della donna. Ho una compagna e sono un tipo fedele."
"Dei! Adrian, un giorno mi dovrai far conoscere la donna che si è accaparrata una tale perla rara. Sia come vuoi. A domani."

* * *


Quaranta giorni dopo...

"Adrian, è la rovina! Dei, dei, è la fine di tutto, di tut- to..."
"Cosa succede, Ser Irulio? Lei è disperato."
"La delazione, il tradimento. Ecco il mio unico difetto: ho sempre allevato delle serpi in seno, sono troppo buono ed eccone i frutti."
"Ma si può sapere di che cosa parla, capo?"
"Ah, già, non sai. Mi hanno denunciato alle Guardie di Giustizia, ecco che c'è; con tutte le prove dell'assassinio del maggiordomo di Garant, del furto in casa sua e mille altre cose. Sono un uomo finito, Adrian. Non mi resta che preparare la fuga. Tu dovrai aiutarmi, perché se mi abbandoni anche tu... Mi aiuterai, vero?"
"Ser Irulio, a prescindere dalla stima che nutro nei suoi confronti e dal dovere, resta il fatto che perlomeno nella storia del furto sono coinvolto anch'io ed è quindi nei miei stessi interessi aiutarla."
"Cielo, che fortuna averti al mio servizio. Allora ascolta: non dispero di riuscire a mettere tutto a tacere, sai, ho degli agganci; però nel dubbio voglio portar via un pò dei miei beni per un'eventuale, diciamo, ritirata strategica, afferri?"
"Certamente."
"Bene, voglio che tu ti incarichi di organizzare il trasferimento. Dovrai raggiungere al più presto Havan con una nave che non dia nell'occhio ed attendere là. Ti manderò notizie con un piccione viaggiatore. Se tutto fila liscio porterai la roba alla mia tenuta facendo un giro largo; se vedrò invece che tutto è perduto, ti raggiungerò e da lì salperemo per le terre d'Oltreoceano."
"Mi scusi, Ser Irulio, ma col suo permesso vorrei predisporre anche un piano d'emergenza nel caso che la sua "ritirata" non vada in porto."
"Uh, uh, bella battuta, Adrian; standomi vicino hai raffinato il tuo spirito, ragazzo mio. Sì, hai ragione, non ci avevo pensato. Ho il vizio di confidare troppo nella mia buona stella. E dire che mi sta trattando così male, ultimamente. Bah, ci mancherebbe soltanto che tu dovessi venire a tirarmi fuori dal carcere; dovrei veramente pagarti in diamanti in un caso del genere."
"Parole sante, Ser Irulio, parole sante."

* * *


Novembre a Redos era un mese assai malvoluto, perché le sue nebbie rendevano il fiordo una valle di spettri e spesso causavano il naufragio di qualche malcapitato legno che avesse perso i punti di riferimento dei fari. A guidare la rotta lungo il braccio di mare, infatti, erano stati disposti, sin da tempi lontanissimi, piccoli fari mettendo la prua sui quali si evitavano la gran parte delle insidie che il fiordo riservava a chi non lo conoscesse più che bene. Anche con l'aiuto dei fari, ad ogni modo, giungere felicemente in porto era ancora un affar serio, tanto è vero che la Casa dei Capitani della Flottiglia era una delle più potenti a Redos. Anche i capitani, comunque, non amavano affatto Novembre.
La sera che Adrian scelse per lasciare Redos era una tipica sera novembrina. Filamenti grigiastri di nebbia avevano iniziato ad alzarsi dalle acque del porto con l'avvicinarsi del tramonto e quando la notte era ormai vicina un sipario biancastro nascondeva le estremità lontane dei moli d'attracco. Durante il giorno Adrian aveva fatto trasportare il carico ad una darsena privata che si trovava in una piccola insenatura sulla costa meridionale del fiordo, a un miglio circa dalla città. Era questo uno dei punti da cui partivano le imbarcazioni contrabbandiere di Ser Irulio: quella notte però non sarebbe stato un legno anonimo a salpare l'ancora da quella base, bensì un kadvel della Flottiglia, privo soltanto delle speciali insegne di riconoscimento della Casa, i fregi che indicavano il rango del comandante. Adrian confidava nell'aspetto ufficiale della nave per evitare incontri con le pattuglie della Guardia del Porto.
Quando l'oscurità fu totale il kadvel si allontanò dalla darsena e si inoltrò nel biancore ovattato della nebbia. Adrian non dubitava affatto delle doti di timoniere dell'uomo che aveva scelto, che era uno dei più stretti collaboratori di Ser Irulio per quel che riguardava il contrabbando.
Ad un tratto, quando si era ormai all'altezza di un piccolo gruppo di isole a poche miglia da Havan e la nebbia si era fatta sempre più fitta, una sagoma comparve a pochi metri dal lato di tribordo del kadvel e rapidamente accostò.

* * *


"Come mai qui, Kand?"
"È accaduta una grave disgrazia, Ser Irulio..."
"Che intendi? Diamine, parla su, parla!"
"Stanotte stavamo facendo rotta su Havan, come da suoi ordini, quando all'improvviso un battello ci ha affiancato uscendo da un banco di nebbia. Erano gente di Cala d'Oro, pirati."
"No, non può essere. O Dei, o Dei, non può essere vero... Beh, ma c'era Adrian con voi, avrà pur fatto qualcosa, avrà difeso i miei beni... Non può avermi tradito anche lui."
"Sul mio onore, Ser Irulio, nessuno vi avrebbe potuto servire meglio. La vedetta non aveva ancora finito di dare l'allarme che messer Adrian era già in coperta, pronto al combattimento, che ci chiamava alla difesa della nave. La sua fama era tale che perfino i pirati lo hanno riconosciuto. Ma sull'altra nave doveva esserci Kohendir in persona... Credo che sia stato lui ad ucciderlo."
"No! Come puoi dire "credo" se mi parli della morte del mio collaboratore più fidato? Che fine ha fatto Adrian, Kand?"
"C'era molta nebbia, signore, non si vedeva bene. Ma abbiamo sentito uno scambio di battute tra i due, poi messer Adrian ha gridato e c'è stato un tonfo in mare. Poi qualcuno ha gridato "Adrian è caduto, la nave è nostra" e ci hanno arrembato."
"Nessuno ha fatto nulla per salvare la mia roba?"
"Gli uomini erano demoralizzati dopo che il capo era stato spacciato e i pirati erano tanti, fulminei. Non c'è stato niente da fare.
Non hanno torto un capello a nessuno, ci hanno imbarcato sulle scialuppe e hanno fatto vela verso l'Oceano."
"Sono rovinato, rovinato... Adesso che ero riuscito a sistemare quell'altra storia. Ed il povero Adrian, non avete neanche cercato la salma..."
"Abbiamo tentato, Ser Irulio, ma le correnti devono averla trascinata via. C'era solo acqua grigia e nebbia."


Continua...

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